Economia

Giammusso (Fmi): "La fiducia sull’Italia dipende dagli impegni su bilancio e Pnrr”

Federico Giammusso
Federico Giammusso 
Il direttore del Fondo per l'Italia: "Spendere, e in maniera appropriata, 200 miliardi non è facile per la nostra amministrazione, ma ci sono anche le riforme da fare"
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WASHINGTON - È la continuità con le scelte prudenti del passato, la chiave per garantire al nuovo governo italiano la fiducia delle Ifi e dei mercati. Per il futuro molto, se non tutto, dipende dal Pnrr, insieme "importante e non facile", perché "non si tratta solo di spendere tutti i soldi per gli investimenti, ma anche che raggiungano i risultati concordati, nonché fare le riforme". Sono le impressioni che il direttore dell’Fmi per Italia, Grecia, Portogallo, Malta, Albania e San Marino, Federico Giammusso, ha raccolto durante i meeting della scorsa settimana.

Perché avete abbassato le stime sulla crescita globale?

"Il rischio maggiore in queste ultime settimane sono state le turbolenze finanziarie, ma fino ad oggi non ci sono segnali che producano una crisi. Nei mesi precedenti si è temuto anche che lo shock inflazionistico attivasse una rincorsa tra prezzi e salari con costi economici drammatici. L’inflazione è ancora alta, soprattutto quella "core", e quindi il messaggio del Fondo resta che la politica monetaria deve continuare a contrastarla, e la politica di bilancio deve cooperare, tutelando in particolare i più fragili. Però la temuta spirale prezzi-salari non è scattata. Quindi esiste un percorso per evitare l’atterraggio duro. La crescita non è eccezionale, ma continua, e la crisi finanziaria non è esplosa. In termini probabilistici il Fondo assegna una percentuale dell’85% a questo scenario".

L’Italia dovrebbe ratificare il Mes?

"Il direttore per l’Europa Kammer ha chiarito che i sistemi bancari europei stanno reagendo bene alle turbolenze, ma ovviamente potrebbero essere ulteriormente rafforzati dal completamento dell’unione bancaria".

Cosa serve per il sentiero stretto che evita "l’hard landing"?

"Bisogna fare in modo che l’inflazione scenda, anche quella core, e quindi che i prezzi dell’energia continuino a calare. In parte è una questione di politica economica, ma in parte è legata alla guerra russa in Ucraina".

L’economia di Mosca ha tenuto, ma prevedete difficoltà in futuro.

"Nel primo anno è riuscita a finanziare la guerra, ma continuare a farlo sarà sempre più difficile".

Perché?

"Dipende dal prezzo dei beni di esportazione, che hanno subito un impatto significativo per il tetto sui prezzi stabilito dagli europei. Può continuare ad esportare e aggirare le sanzioni, però è difficile e costa. Poi molti beni tecnologici non riesce proprio ad importarli. Infine, la Russia ha perso molto capitale umano".

La Tunisia preoccupa l’Italia, perché non si sblocca il prestito?

"L’aiuto del Fondo in un paese con debito pubblico insostenibile richiede due elementi. Serve che altri paesi forniscano risorse per renderlo sostenibile e il paese si impegni su un pacchetto di riforme che rafforzi la crescita. Sembra si sia sulla buona strada sul primo punto mentre, al contrario, il presidente tunisino ha fatto dichiarazioni contro il programma. Vediamo, ai tunisini interessa riceverlo".

Com’è il giudizio sull’Italia?

"La valutazione sulla nostra economia è positiva. Si sta riprendendo, con ritmi analoghi a quelli previsti dal governo. Per la crescita conta molto il Pnrr. Una piena attuazione può rafforzare la ripresa perché non vuol dire solo spendere tutte le risorse, 200 miliardi, elemento molto importante nel breve termine, ma anche fare le riforme che assicurano la crescita nel lungo termine. Potrebbe avere effetti positivi anche sui tassi pagati sul debito pubblico, e quindi avviare un circolo virtuoso".

Riorientare i programmi o allungare le scadenze?

"L’Fmi non interviene su questi aspetti. È importante che si faccia, e il governo ha contezza della rilevanza della partita».

Un giudizio sul Def?

"È troppo presto. Tra breve si terranno le consultazioni propedeutiche al rapporto annuale sull’Italia".

Avete stime su quanto costerebbero per i Pil i ritardi del Pnrr?

"No. Potrebbero essere oggetto del prossimo rapporto".

Il debito sale in Usa e Cina, ma cala in Italia. Perché?

"Nel corso degli ultimi anni sono state fatte scelte prudenti, inclusa l’ultima legge di bilancio. C’è stato il rimbalzo dell’economia post covid e la tenuta energetica. Le politiche degli ultimi anni hanno accomodato gli shock, senza far deragliare la finanza pubblica. Una via che è confermata da legge di bilancio e Def. Si può discutere i decimali, ma la linea è quella".

Così si superano i timori del dopo Draghi?

"C’era molta attenzione, diversi paesi aspettavano con interesse di capire la direzione del nuovo governo. Raccolgo apprezzamenti".

Le agenzie di rating hanno chiesto cosa faremo con il Pnrr.

"È una sfida importante. Non è facile per il nostro Paese mettere a terra 200 miliardi, spenderli, e farlo in maniera appropriata".

Perché?

"Spendere nei tempi e secondo le modalità previste dal piano non è un esercizio usuale per l’amministrazione italiana. È importante, ma non facile, e il governo ha contezza di entrambe le cose".  


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