Investimenti, fondi attivi soprattutto nelle spese
di Adriano Bonafede , di Adriano BonafedeUno dei dibattiti più accesi tra i gestori di patrimoni, ma anche fra gli investitori, è se siano meglio i fondi attivi o quelli passivi. I primi cercano di battere il benchmark di riferimento: ad esempio, un fondo azionario europeo cercherà di far meglio dell'indice delle azioni europee. I fondi passivi, invece, in cui rientrano sia i fondi veri e propri sia gli Etf, titoli che sintetizzano e replicano un particolare mercato, non hanno quell'ambizioso obiettivo: si accontentano di seguire l'andamento dell'indice.
Chi ha ragione? Il dibattito continuerà ancora a lungo ma un recentissimo rapporto di Morningstar, che ha realizzato un "barometro" permanente di confronto tra fondi attivi e passivi, mette se non altro un punto fermo su alcuni dati di fatto. Ebbene, esaminando qui 2.600 fondi di origine europea (un altro report prende in considerazione quelli Usa), le conclusioni sono abbastanza negative per i fondi attivi, nonostante q…
Uno dei dibattiti più accesi tra i gestori di patrimoni, ma anche fra gli investitori, è se siano meglio i fondi attivi o quelli passivi. I primi cercano di battere il benchmark di riferimento: ad esempio, un fondo azionario europeo cercherà di far meglio dell'indice delle azioni europee. I fondi passivi, invece, in cui rientrano sia i fondi veri e propri sia gli Etf, titoli che sintetizzano e replicano un particolare mercato, non hanno quell'ambizioso obiettivo: si accontentano di seguire l'andamento dell'indice.
Chi ha ragione? Il dibattito continuerà ancora a lungo ma un recentissimo rapporto di Morningstar, che ha realizzato un "barometro" permanente di confronto tra fondi attivi e passivi, mette se non altro un punto fermo su alcuni dati di fatto. Ebbene, esaminando qui 2.600 fondi di origine europea (un altro report prende in considerazione quelli Usa), le conclusioni sono abbastanza negative per i fondi attivi, nonostante questi ultimi costino molto di più. Per una serie di motivi. Prima bisogna fare una premessa: il barometro valuta i fondi attivi rispetto a un insieme reale di fondi passivi, non rispetto a mero un indice (che non avrebbe costi). In questo modo, scrivono gli analisti di Morningstar, "il paniere di riferimento riflette la performance effettiva, al netto delle commissioni, dei fondi passivi a disposizione degli investitori".
Il crollo dei Morningstar
Il 2022 è stato un anno oggettivamente difficile, a causa della guerra, del repentino e forte aumento dei tassi e dell'inflazione. Gli indici Morningstar azionario e obbligazionario globali sono entrambi diminuiti del 17%. "Questo - ha dichiarato il direttore delle strategie passive di Morningstar, Monika Dutt - è il tipo di ambiente in cui ti aspetteresti che i gestori attivi (nell'equity, ndr) siano in grado di sovraperformare i corrispondenti passivi, ma quello che abbiamo visto alla fine dell'anno è stato che solo il 29% dei gestori azionari attivi è stato in grado sia di sopravvivere che di sovraperformare i propri pari passivi nel 2022. Nonostante il contesto di mercato senza precedenti, i gestori attivi non sono stati in grado di avere un risultato superiore agli strumenti indicizzati".
Un anno, però, e anche molto turbolento, è troppo poco per misurare la capacità di produrre risultati. Ma con il passare del tempo le cose peggiorano. E dal quinto anno in avanti la sconfitta diventa disfatta: la percentuale dei fondi attivi che battono quelli passivi si riduce sempre di più, dal 22% circa del quinto anno al 18% del decimo, al 12% del quindicesimo e poco più del 10% a vent'anni. Va detto anche che proprio nell'azionario, più che in altri comparti, si dovrebbero vedere le qualità dell'approccio attivo nella gestione. Che invece non emergono. A conclusioni del tutto analoghe arriva anche lo Spiva European Scorecard, lo strumento di confronto tra fondi attivi e passivi di S&P Dow Jones Indeces. Parafrasando la famosa frase dell'economista John Maynard Keynes (nel lungo termine saremo tutti morti), scopriamo che non soltanto gli esseri umani sono destinati alla fine ma che ciò vale anche per i fondi attivi azionari, che col passare del tempo cadono come birilli e a vent'anni il 75% di loro sono stati chiusi (o fusi con altri, comunque non esistono più nella forma originaria). E non è un caso: "I tassi di sopravvivenza - si legge nel report - sono correlati con le probabilità di successo. La principale ragione della loro chiusura è la loro incapacità di sopravvivere, che è spesso il risultato di una performance poco brillante". Insomma, quando è chiaro che le performance scendono troppo col passare del tempo, i fondi vengono chiusi. Secondo Morningstar, la performance deludente "può essere spiegata con un mix di decisioni sbagliate sullo stock picking (la scelta di comprare certe azioni in un determinato momento) e gli effetti negativi di commissioni permanentemente più alte dei competitor passivi". Insomma, se nel breve termine si riescono a nascondere i difetti di una gestione, non è possibile farlo nel lungo periodo. Meglio chiudere.
Passivi battono gli attivi
Per contro, i tassi di sopravvivenza degli strumenti passivi sono considerevolmente superiori a quelli attivi. "La nostra analisi - si legge nel report di Morningstar - mostra che il tasso si sopravvivenza dal febbraio 2014 ad oggi dei fondi attivi azionari si attesta in media al 50%, mentre quella degli strumenti passivi è stata del 64%. E nel caso dei prodotti fixed-income (reddito fisso), il tasso di sopravvivenza dei fondi attivi si è attestato al 51%, che va comparato con quello degli strumenti passivi, ben più alto, al 67%. Nel 2022 anche i fondi passivi che replicano gli indici obbligazionari su tutte le scadenze sono stati svantaggiati, in un contesto in cui i tassi in salita hanno fatto scendere il prezzo dei bond. Impossibile per i fondi passivi - per costituzione - fare meglio del benchmark. Al contrario i fondi attivi hanno potuto sfoderare le loro tecniche per ottenere rendimenti più alti. Ad esempio hanno scelto titoli con duration più corta, un modo per limitare i danni della risalita dei tassi.
Il tasso medio di successo per i gestori attivi del reddito fisso, rispetto agli omologhi passivi, nelle 23 categorie analizzate da Morningstar si è attestato al 46% nei 3 anni terminati a dicembre 2022. Nove categorie di strumenti fixed-income hanno mostrato un tasso di successo su un anno pari o superiore al 50%. Tuttavia, a parte il 2022, un anno assai particolare, nel lungo termine anche i fondi attivi obbligazionari tendono - senza scampo - a sottoperformare i loro concorrenti passivi. A tre anni la quota degli attivi che sovraperformano è già scesa sotto il 50%. E poi declina rapidamente: a cinque è intorno al 32%, a dieci al 22%, a quindici al 12% e sotto il 10% a vent'anni. Nel corso del tempo, in modo simile a quello che accade ai fondi azionari, aumenta drasticamente il loro tasso di mortalità fino a superare il 72% nei vent'anni.