ROMA - Lo schema dei vasi comunicanti si allarga. Pronto, nel piano del governo, a travasare più risorse di quanto ipotizzato fino a poche settimane fa. Sono i soldi del Pnrr che non si riescono a spendere. Ecco allora che il contenitore - RepowerEU, lo strumento dedicato all’efficienza energetica - prova a diventare un tassello fondamentale nella trattativa con la Commissione europea per la revisione del Piano.
E per questo che dall’impegno di chiudere la revisione entro la fine di aprile si è passati alla scadenza del 31 agosto. Il termine è stato fissato dall’Europa, ma la stessa Commissione si aspettava un lavoro più rapido e appena tre giorni fa il vicepresidente dell’esecutivo europeo Valdis Dombrovskis ha ribadito che i piani nazionali vanno inviati il prima possibile. Una fonte di governo di primo livello assicura che si chiuderà tutto "prima della pausa estiva", ma la tabella di marcia è un altro elemento che pesa nella possibilità di tirare su l’exit strategy.
Ma perché il governo dovrebbe spendere, nei tempi previsti, i soldi di RepowerEU se non riesce a impiegare quelli del Pnrr? La risposta è nel loro "utilizzatore". I fondi, infatti, saranno affidati a Eni, Enel, Snam e Terna, i colossi pubblici che hanno già pronti diversi progetti. Una parte, invece, andrà alle imprese e alle famiglie sotto forma di incentivi per l’efficienza energetica; sono quindi risorse che non si farà fatica a spendere.
Ieri la Commissione ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per l’abuso dei contratti a termine nella Pubblica amministrazione e per il mancato rispetto delle tutele per i lavoratori stagionali stranieri. E sempre l’Europa si aspetta che siano rispettati gli impegni sulla concorrenza: oggi, dopo tre rinvii, il disegno di legge ritorna in Consiglio dei ministri.
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