Pnrr, il governo rinuncia agli stadi di Firenze e Venezia per sbloccare la terza rata
di Tommaso Ciriaco , Giuseppe Colombo , di Tommaso Ciriaco, Giuseppe ColomboROMA - A Palazzo Chigi la comunicazione è attesa a ore. La Commissione europea non farà sconti: i progetti per gli stadi di Firenze e Venezia dovranno essere stralciati dal Pnrr. Il sentore della bocciatura è così forte - o almeno così assicurano le fonti di Palazzo Chigi a conoscenza del dossier - che il governo sta già pensando alla contromossa. Non si opporrà alle conclusioni di Bruxelles. Tutt’altro. Impuntarsi significherebbe ritardare ancora l’incasso della terza rata, che vale 19 miliardi.
ROMA - A Palazzo Chigi la comunicazione è attesa a ore. La Commissione europea non farà sconti: i progetti per gli stadi di Firenze e Venezia dovranno essere stralciati dal Pnrr. Il sentore della bocciatura è così forte - o almeno così assicurano le fonti di Palazzo Chigi a conoscenza del dossier - che il governo sta già pensando alla contromossa. Non si opporrà alle conclusioni di Bruxelles. Tutt’altro. Impuntarsi significherebbe ritardare ancora l’incasso della terza rata, che vale 19 miliardi.
La contromossa, dunque. Corre lungo due direttrici. La prima: chiarire all’opinione pubblica che la responsabilità dei progetti per gli impianti sportivi è del governo precedente, cioè dell’esecutivo di Mario Draghi, che li ha elaborati. "Uno dei tanti pasticci che ci siamo ritrovati a dover gestire", chiosa una fonte di primo livello dell’esecutivo. La seconda gamba dell’exit strategy è contenere l’impatto del cartellino rosso, costruendo le condizioni tecniche e di bilancio per non cestinare i due investimenti.
E Salvini, a sua volta, ha ragionato di Pnrr con Giorgia Meloni, nel corso di un lungo pranzo a Palazzo Chigi. Voluto dalla premier, tra le altre ragioni, anche per invitare il leader della Lega a non alzare polveroni contro l’Europa. Ma i toni non bastano a risolvere i problemi che il governo ha con il Pnrr. Nei bilaterali che Fitto ha avuto con altri ministri è emersa la necessità di verificare se tra i 27 obiettivi che scadono a fine giugno ce n’è qualcuno che è irrealizzabile nei tempi previsti. In bilico ci sono gli asili nido. E un nuovo atto della trattativa perpetua con Bruxelles.
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