Economia

Stipendi, Italia ultima nella Ue per aumenti salariali. Il Pd: "Il governo favorisce il precariato"

La ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone
La ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone (ansa)

Lo certificano gli ultimi dati Eurostat. Per Pd e M5s, il decreto Lavoro che il governo presenterà  il Primo maggio  "allarga le possibilità di ricorrere al lavoro precario" e "priverà i meno abbienti di un sostegno dignitoso"

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ROMA - Italia fanalino di coda nell'Unione Europea nel 2022, con un modestissimo aumento del 2,3 per cento dei salari orari medi. Il dato, che emerge dal confronto Eurostat, fa pensare che le preoccupazioni espresse negli ultimi tempi sulla possibilità di una rincorsa salari-inflazione fossero per lo meno eccessive. Non soltanto non c'è stata alcuna rincorsa, ma i salari italiani, che da tempo sono più che stagnanti, hanno messo a segno un rialzo che arriva appena alla metà della media Ue (4,4 per cento), rimanendo ben al di sotto dell'inflazione, che nella Ue nel 2022 ha raggiunto il 9,2 per cento (8,7 per cento in Italia).

Nulla di nuovo d'altra parte: l'Italia è l'unico Paese dell'area Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, il salario medio annuale reale è diminuito (-2,9%) a fronte di aumenti di oltre il 30% in Francia e Germania. Una situazione che nel 2023 è destinata a peggiorare, a fronte dello stallo dei rinnovi contrattuali, compresi quelli della Pubblica Amministrazione per i quali, ha ricordato oggi la responsabile Lavoro del Pd Cecilia Maria Guerra, "il governo non mette un euro".

Mentre, sul fronte delle imprese, denuncia la deputata Pd, "non si impegna a sollecitare il rinnovo dei contratti privati scaduti per più di 6 milioni di lavoratori". E' vero che arriverà un modesto aumento del taglio del cuneo fiscale e un incentivo all'assunzione dei  Neet (i giovani che non studiano né lavorano), ma sono le stesse imprese ad ammettere che questo tipo di incentivi non favoriscono l'occupazione, si limitano a premiare le imprese che comunque assumerebbero i lavoratori di cui hanno bisogno.

Ai contratti scaduti da tempo, con salari ampiamente inadeguati a fronte di un'inflazione più che quadruplicata, adesso si aggiungerà, con il Decreto Lavoro che il governo si prepara a varare l'1 maggio, una sorta di liberalizzazione del precariato che renderà ancora pià ricattabili i lavoratori e quindi potrebbe avere un ulteriore elemento di abbasssamento delle medie orarie. Il decreto "allarga le possibilità di ricorrere al lavoro precario", ribadisce anche il responsabile economia della segreteria nazionale del Pd Antonio Misiani. Mentre la vicepresidente del Pd Chiara Gribaudo twitta: "Dal governo l'ennesima provocazione: il Primo maggio presenteranno il Dl Lavoro, che sarebbe più giusto chiamare Dl Precarietà".

Contro il provvedimento anche il Movimento Cinque Stelle, che aveva promosso le due misure che verranno fortemente ridimensionate dal Dl lavoro: il reddito di cittadinanza e il Dl Dignità, che aveva fortemente ridotto l'applicazione dei contratti a tempo determinato: "Gli interventi a gamba tesa sul reddito di cittadinanza, così come quelli annunciati sul Dl dignità, non faranno che precarizzare ulteriormente l'esistenza di milioni di giovani che non riescono a costruirsi un futuro, nonché minare le fondamenta del sistema Paese", scrive in una nota Francesco Silvestri, capogruppo M5s alla Camera.

In dettaglio, spiegano in una nota i Dem, "nascosto nel decreto ci sarà un ulteriore aggravio della precarietà del lavoro, attraverso la facilitazione dell'uso e abuso dei contratti a termine, fino a 24 mesi, con la collaborazione di associazioni sindacali non rappresentative, le stesse che firmano i contratti pirata, o con quella dei consulenti del lavoro, che non sono certo un organismo di rappresentanza".

Quanto al ridimensionamento del reddito di cittadinanza, il Pd calcola che le due misure sostitutive messe a punto dal governo, "per le quali verranno stanziate risorse nettamente inferiori rispetto a quanto il governo precedente aveva previsto", avranno come conseguenza un riduzione del 12% nel 2024, del 25% nel 2025 e del 31% nel 2026. "È la conferma che il governo sta facendo cassa a detrimento delle politiche contro la povertà. - conclude il Pd - E viene affossata l'idea di una misura di contrasto universale alla povertà: saremo l'unico Paese europeo senza questa rete di protezione".