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Pnrr, l'asticella si sposta a luglio. Ci sono 27 obiettivi da revisionare

(ansa)
Subito un nuovo negoziato con l’Ue sulla quarta rata: 16 miliardi. Il governo è pronto a rinunciare ad alcuni progetti sulla rete ferroviaria
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ROMA - La tabella di marcia del Pnrr deve cambiare. A stretto giro, un paio di settimane al massimo. Dietro le intenzioni che stanno prendendo forma nelle ultime ore a Palazzo Chigi non ci sono i progetti. Per rimodularli servirà ancora tempo, almeno fino a luglio, perché il rimontaggio deve superare il passo lento e le resistenze dei ministeri. La revisione riguarda i 27 obiettivi che bisogna raggiungere entro il 30 giugno. Valgono la quarta rata del Piano: 16 miliardi.

È la prima volta, da quando il Pnrr è nato, che si valuta di mettere mano ai target semestrali. Se il governo di Giorgia Meloni lo sta facendo è perché vuole provare a giocare d’anticipo. Nel ragioname…

ROMA - La tabella di marcia del Pnrr deve cambiare. A stretto giro, un paio di settimane al massimo. Dietro le intenzioni che stanno prendendo forma nelle ultime ore a Palazzo Chigi non ci sono i progetti. Per rimodularli servirà ancora tempo, almeno fino a luglio, perché il rimontaggio deve superare il passo lento e le resistenze dei ministeri. La revisione riguarda i 27 obiettivi che bisogna raggiungere entro il 30 giugno. Valgono la quarta rata del Piano: 16 miliardi.

È la prima volta, da quando il Pnrr è nato, che si valuta di mettere mano ai target semestrali. Se il governo di Giorgia Meloni lo sta facendo è perché vuole provare a giocare d’anticipo. Nel ragionamento di alcune fonti di governo: bisogna evitare di replicare le complicazioni nate con la terza rata, lasciata in eredità da Mario Draghi. L’ex premier ha consegnato 30 obiettivi centrati su 55, ma - prosegue il ragionamento delle fonti - anche le questioni che hanno portato Bruxelles a prendersi tre mesi, invece di due, per valutare il via libera all’assegno da 19 miliardi. La vicenda si è chiusa solo venerdì, dopo settimane di trattative sugli stadi di Firenze e Venezia, che dovranno essere stralciati dal Piano, e su altri due temi (le concessioni portuali e il teleriscaldamento).

La mossa allo studio guarda all’anticipo del negoziato con Palazzo Berlaymont. E in questo disegno rientra anche il Parlamento italiano. Ecco perché mercoledì, durante l’informativa al Senato, il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto metterà in fila tutte le criticità che riguardano gli obiettivi del primo semestre. Assumendosi la responsabilità politica di dire che non tutto sta andando bene. Le valutazioni finali che saranno fatte all’inizio della settimana prossima diranno quanti obiettivi rischiano di slittare o di risultare irrealizzabili. Se cioè, ad esempio, il monitoraggio sugli asili nido, che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha consegnato a Fitto, sarà sufficiente per mantenere l’impegno concordato con l’Ue e cioè assegnare tutti i lavori entro la fine di giugno.

I dati raccolti registrano un recupero, ma la Commissione è stata già informata dell’eventualità di un rinvio di tre mesi. Quello che il governo si appresta ad aprire è un negoziato dentro a una trattativa più ampia, che tira in ballo i singoli progetti. E qui l’affanno si fa evidente perché le modifiche chieste da Fitto tardano ad arrivare. Il quadro è in evoluzione, alcuni ministri stanno facendo meglio di altri. Chi ha portato avanti il lavoro è Matteo Salvini.

Stop ai fondi del Pnrr per il raddoppio ferroviario della Orte-Falconara e della Roma-Pescara (per la seconda tratta, il governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio e Fitto stanno valutando un finanziamento alternativo, con una scadenza più lunga). Le risorse confluiranno su altre tratte ferroviarie, dove i lavori corrono: il Terzo Valico, l’attraversamento di Vicenza e alcuni lotti della rete Salerno-Reggio Calabria. Seguono il cronoprogramma già stabilito la Brescia-Verona e la Verona-Vicenza, mentre questioni di natura archeologica, che andranno risolte con il ministero della Cultura, riguardano il tratto Cancello-Frasso sulla Napoli-Bari.

Sarà rivisto l’obiettivo relativo ai sistemi Ertms per l’aggiornamento dei sistemi di sicurezza e segnalazione del trasporto ferroviario. In tutto ci sono 2,9 miliardi, ma il ministero dei Trasporti giudica troppo ambizioso il target fissato due anni fa (coprire 1.400 chilometri di rete entro la fine dell’anno; 3.400 in tutto al 2026). Non c’è mercato per l’idrogeno su strada: per questo gli investimenti per i rifornimenti passeranno da 40 a 35, mentre restano confermati quelli sulla rete ferroviaria.

Tra i progetti del Pnrr che cambieranno anche il Programma innovativo della qualità dell’abitare, che prevede uno stanziamento di 2,8 miliardi per costruire nuovi alloggi pubblici, riqualificando le aree degradate. Nei prossimi giorni scatterà una ricognizione tra i Comuni: chi non riesce a spendere deve lasciare il posto a chi viene dopo in graduatoria.

Un altro intervento potrebbe riguardare i posti letto per gli studenti universitari: ne sono stati assegnati 7.500, ma da qui al 2026 bisogna aggiungerne altri 52.500. Servono immobili e per questo la ministra dell’Università Anna Maria Bernini prenderà carta e penna per scrivere al Demanio, oltre a sondare le disponibilità con i sindaci delle Città metropolitane.


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