Eurovita, la rabbia dei clienti dopo il congelamento dei riscatti delle polizze: "Non ci fidiamo più"
di Federico Formica , di Federico FormicaNessuno si fida più. Il timore che la crisi di Eurovita possa trasformarsi in crisi di fiducia nell’intero settore si sta facendo realtà. La compagnia assicurativa è in amministrazione straordinaria, dopo che Ivass l’aveva commissariata a inizio febbraio per la preoccupante discesa dell’indice di solvency sotto la soglia di sicurezza di 100. In pratica Eurovita ha bisogno urgente di nuovi capitali.
Ma la mossa che ha minato la fiducia dei risparmiatori è un’altra: il congelamento dei riscatti fino al 30 giugno. Sono circa 350mila i clienti che non possono riprendersi il proprio denaro. Se potessero, lo farebbero in moltissimi. Non era mai successo prima d’ora in Italia nel ramo vita. Il blocco è stato deciso proprio per scongiurare la fuga, che porterebbe Eurovita nel baratro. Grazie anche all’aiuto di Confconsumatori, l’associazione più attiva in questa vicenda, abbiamo parlato con alcuni assicurati …
Nessuno si fida più. Il timore che la crisi di Eurovita possa trasformarsi in crisi di fiducia nell’intero settore si sta facendo realtà. La compagnia assicurativa è in amministrazione straordinaria, dopo che Ivass l’aveva commissariata a inizio febbraio per la preoccupante discesa dell’indice di solvency sotto la soglia di sicurezza di 100. In pratica Eurovita ha bisogno urgente di nuovi capitali.
Ma la mossa che ha minato la fiducia dei risparmiatori è un’altra: il congelamento dei riscatti fino al 30 giugno. Sono circa 350mila i clienti che non possono riprendersi il proprio denaro. Se potessero, lo farebbero in moltissimi. Non era mai successo prima d’ora in Italia nel ramo vita. Il blocco è stato deciso proprio per scongiurare la fuga, che porterebbe Eurovita nel baratro. Grazie anche all’aiuto di Confconsumatori, l’associazione più attiva in questa vicenda, abbiamo parlato con alcuni assicurati di Eurovita rimasti - per ora - con il cerino in mano.
Congelato il futuro dei figli
Quando si stipula una polizza vita, molto spesso lo si fa per garantire stabilità finanziaria ai propri figli. L’ha fatto anche Lorena Cavaletti, commerciante emiliana di Carpi oggi in pensione. “Considero la polizza un salvadanaio per mia figlia” spiega. In quel salvadanaio, oggi inaccessibile, ci sono poco più di 40mila euro. Lorena è diventata cliente nel 1994 su consiglio della Cassa di risparmio di Carpi (assorbita da Unicredit nel 2005). “Nessuno, però, né Eurovita né Unicredit, mi ha informato dei problemi che si stavano verificando, tantomeno del blocco dei riscatti: l’ho saputo dalla stampa”. Altri risparmiatori - molti hanno preferito mantenere l’anonimato - raccontano storie simili: polizze aperte per mettere da parte un gruzzolo per i propri figli. E zero informazioni dalle banche distributrici.
Corsa ai riscatti
Lorena ha una certezza: non appena potrà, riscatterà la polizza. “L’unico dubbio è se riscattarla per intero o solo in parte. Ma poi non saprei dove mettere quei soldi perché è proprio del sistema che non mi fido più. C’è un problema di trasparenza”. Si dice rassegnata: “Da quel leggo, la situazione è grave: sarei già contenta di riprendermi il capitale investito. Pensare di riscuotere anche gli interessi mi sembra fin troppo ottimistico”. Di riprendersi i soldi al primo momento utile parla anche Daniele Orlandi (l’intervista è in questa pagina) così come diversi membri del gruppo Facebook “Crisi Eurovita” creato da Alfredo Savoia, di Rossano Calabro e cliente a sua volta. Savoia, però, è tra i pochi disposti a dare una seconda chance a Eurovita: “La mia polizza ramo I, aperta vent’anni fa, scadrà nel 2027, sono quasi arrivato alla meta e avrebbe più senso aspettare la scadenza naturale. Certo, molto dipende da chi la salverà: prima di decidere mi informerò sulla solidità della nuova gestione”. Nel gruppo Facebook c’è chi parla di denunce, chi invoca la galera, “ma se tutti riscattassero dall’oggi al domani, la società andrebbe fallita nel giro di pochi giorni - ragiona Savoia - tuttavia capisco che, quando ci sono in ballo i propri soldi, l’aspetto emotivo possa prevalere”.
La proposta
Nel frattempo continuano le trattarive per salvare Eurovita. Pochi giorni dopo il commissariamento il fondo Cinven, azionista di maggioranza, ha versato cento milioni di euro. Ma ne servono molti di più e il fabbisogno sembra crescere di mese in mese: fino a marzo si parlava di almeno 400 milioni per rimettere Eurovita sui binari, oggi l’impressione è che neanche questa cifra potrebbe bastare. Non a caso, negli ultimi giorni è spuntata l’ipotesi che un pool di banche possa prestare a Eurovita due miliardi per tamponare la corsa ai riscatti, che molti ritengono più certa che probabile. Il prestito, sommato all’aumento di capitale da 300 milioni riporterebbe l’indice di solvency a 150 ma c’è un’altra ipotesi, caldeggiata dal mondo assicurativo: scorporare Eurovita in cinque rami d’azienda, che verrebbero rilevati da altrettante società del settore.
Confconsumatori propone una soluzione-ponte per mettere in salvo i clienti: le banche potrebbero liquidare le polizze ai risparmiatori e subentrare nel contratto. In questo modo i clienti riavrebbero il loro denaro e le banche non subirebbero perdite perché, a scadenza, si riprenderebbero la somma da Eurovita. O chi l’avrà rilevata.