Pnrr sotto esame, troppi obiettivi. Altri 4 su 27 rischiano di saltare a giugno
di
Giuseppe Colombo
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di Giuseppe Colombo
(ansa)
Terza rata pronta, ma il negoziato con l’Ue su altri 16 miliardi è già partito. Tra i target sotto esame gli asili nido e le stazioni di rifornimento a idrogeno
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ROMA - È già ora di una nuova trattativa con Bruxelles, per il governo alle prese con la revisione del Pnrr. Quella per incassare la terza rata, che vale 19 miliardi, è alle battute finali, dopo lo stralcio dei progetti per gli stadi di Firenze e Venezia. Ma nelle prossime ore da Roma partirà una nuova richiesta: bisogna discutere dei 27 obiettivi che vanno raggiunti entro il 30 giugno. Sono tutti sotto esame. Due rischiano di slittare e di essere ridimensionati: gli asili nido e le stazioni di rifornimento a idrogeno. Altri due potrebbero avere lo stesso destino.
ROMA - È già ora di una nuova trattativa con Bruxelles, per il governo alle prese con la revisione del Pnrr. Quella per incassare la terza rata, che vale 19 miliardi, è alle battute finali, dopo lo stralcio dei progetti per gli stadi di Firenze e Venezia. Ma nelle prossime ore da Roma partirà una nuova richiesta: bisogna discutere dei 27 obiettivi che vanno raggiunti entro il 30 giugno. Sono tutti sotto esame. Due rischiano di slittare e di essere ridimensionati: gli asili nido e le stazioni di rifornimento a idrogeno. Altri due potrebbero avere lo stesso destino.
La lista degli adempimenti è lunga: dentro ci sono, ad esempio, il Fondo impresa donna e le borse di studio per corsi specifici di medicina generale. Ancora l’aggiudicazione dei progetti di produzione di idrogeno nelle aree industriali dismesse. L’obiettivo più a rischio riguarda gli asili nido. Poco più di due mesi per affidare tutti i lavori. Ma le aggiudicazioni arrancano. Il Comune di Parma, ad esempio, con i soldi del Pnrr vuole costruire due nuove strutture. Le procedure sono però complesse e per questo si è dovuto affidare ad Invitalia, l’Agenzia del ministero dell’Economia chiamata dal governo ad aiutare i sindaci in difficoltà. Le richieste sono arrivate da tutta Italia, per un totale di 362 interventi. Eppure il soccorso potrebbe non bastare per portare a termine una delle misure simbolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera, dal nostro corrispondente Antonello Guerrera
Se l’obiettivo di giugno dovesse saltare, diventerebbe più difficile tenere il passo di un progetto che deve mettere in fila almeno 264.480 nuovi posti entro il 31 dicembre del 2025, come concordato inizialmente con la Commissione europea. Nelle ultime ore, al ministero dell’Istruzione è stato attivato un tavolo tecnico per tentare il recupero, ma ad oggi il traguardo è a rischio. I ritardi sono maturati già con il governo Draghi, la rincorsa ha puntato anche su altre azioni: attraverso il Mef sono state mobilitate le sedi territoriali della Ragioneria. La congiuntura economica ha restituito però un ulteriore affanno: circa 600 richieste di modifiche dei progetti.
Gli asili nido non sono un caso isolato. Il quadro sarà più chiaro mercoledì, durante l’informativa che il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto terrà al Senato, al massimo un paio di settimane più tardi, quando ritornerà in Parlamento per presentare la relazione semestrale sul Pnrr. Il governo proverà fino all’ultimo a tenere il passo della tabella di marcia confezionata da Mario Draghi sui target semestrali. Ma non a tutti i costi. Nell’ipotesi più soft, gli obiettivi precari saranno rimodulati, ma per alcuni, ed è il caso degli asili nido, l’esecutivo potrebbe chiedere di spostare la scadenza a fine settembre.
di Tommaso Ciriaco, Giuseppe Colombo, di Tommaso Ciriaco, Giuseppe Colombo
Un primo aggiustamento è già al vaglio dei tecnici europei. Tra i tre obiettivi che deve conseguire il ministero delle Infrastrutture c’è la sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto stradale. Bisogna aggiudicare tutti gli appalti per lo sviluppo di almeno 40 stazioni di rifornimento a base di idrogeno, in linea con la direttiva europea sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi. La domanda è scarsa; i progetti saranno tagliati, da 40 a 35.
a cura di Redazione Economia, a cura di Redazione Economia
Sul tavolo c’è la quarta rata del Pnrr, che vale 16 miliardi. Lo step intermedio di fine marzo si è chiuso con 11 obiettivi raggiunti su 12; quattro dei restanti 15 non sono più intoccabili. Sarà poi l’esito dell’interlocuzione con Bruxelles a legittimare o meno le modifiche. Un altro passaggio delicato per la revisione del Piano voluta dalla premier Giorgia Meloni.