✕

First Republic ancora a picco, si teme una nuova Lehman

(afp)
Le azioni della banca cedono un altro 30% ma il governo Usa non sarebbe orientato a intervenire con un salvataggio lasciando la soluzione al mercato  
2 minuti di lettura

NEW YORK - "Alcune fonti hanno detto alla Cnbc che il governo allo stato attuale non vuole intervenire nel processo per il salvataggio di First Republic". È bastata questa notizia, diffusa ieri mattina dal canale finanziario televisivo della Nbc, per far precipitare le azioni della banca di San Francisco di un altro 30%. Sommato al 50% del giorno prima, è un tracollo che ha fatto calare il valore di First Republic sotto il miliardo di dollari per la prima volta nella sua storia. Questo perché il sospetto ora diventa che qualcuno voglia farne un esempio, trattandola come Lehman Brothers nel 2008, con tutte le conseguenze disastrose di contagio che ebbe allora quella scelta.

Dopo il fallimento della Silicon Valley Bank, l'istituto di San Francisco era subito emerso come il prossimo malato grave, se non terminale, perché aveva caratteristiche simili a quelle delle banche regionali più a rischio. Circa due terzi dei suoi depositi erano sop…

NEW YORK - "Alcune fonti hanno detto alla Cnbc che il governo allo stato attuale non vuole intervenire nel processo per il salvataggio di First Republic". È bastata questa notizia, diffusa ieri mattina dal canale finanziario televisivo della Nbc, per far precipitare le azioni della banca di San Francisco di un altro 30%. Sommato al 50% del giorno prima, è un tracollo che ha fatto calare il valore di First Republic sotto il miliardo di dollari per la prima volta nella sua storia. Questo perché il sospetto ora diventa che qualcuno voglia farne un esempio, trattandola come Lehman Brothers nel 2008, con tutte le conseguenze disastrose di contagio che ebbe allora quella scelta.

Dopo il fallimento della Silicon Valley Bank, l'istituto di San Francisco era subito emerso come il prossimo malato grave, se non terminale, perché aveva caratteristiche simili a quelle delle banche regionali più a rischio. Circa due terzi dei suoi depositi erano sopra i 250.000 dollari, e quindi non assicurati dalla Federal Deposit Insurance Corporation. Meno del 94% di Svb, ma comunque troppo per dormire sonni tranquilli. Inoltre il suo rapporto loan-to-deposit era del 111%, quindi aveva prestato più soldi di quanti ne avesse in cassa.

Per evitare un altro collasso che avrebbe potuto alimentare la sfiducia nel sistema, contagiando altre banche di varie dimensioni, il 16 marzo JPMorgan Chase aveva guidato una cordata di undici grandi istituti americani, che avevano prestato 30 miliardi di dollari a First Republic. Nello stesso tempo, durante il primo trimestre dell'anno aveva preso 92 miliardi dalla Federal Reserve. Finora non è bastato, però.

Lunedì i dirigenti hanno rivelato che i clienti, da gennaio a marzo, hanno ritirato 102 miliardi dai loro conti. Anche se l'emorragia ad aprile è stata tamponata, il problema è che adesso non si capisce come la banca di San Francisco possa rastrellare i contanti per sopravvivere. La sua specialità erano grandi prestiti a ricchi clienti. In totale 173 miliardi alla fine di marzo, di cui 100 a famiglie per mutui sulle case, spesso a tassi bassi che ormai non sono più sostenibili. Perciò è anche difficile trovare acquirenti per gli assets di cui First Republic potrebbe liberarsi per recuperare liquidità.

Un'altra ipotesi fatta circolare dalla stessa leadership dell'istituto di San Francisco è che i soccorritori di marzo tornino a comprare sue azioni a prezzi gonfiati, superiori a quelli di mercato. Non converrebbe, ma l'alternativa sarebbe perdere tutto e rischiare l'effetto contagio. La compensazione potrebbe avvenire con "preferred equity", ma ciò diluirebbe gli azionisti esistenti, diminuendo la fiducia e provocando nuovi cali.

Se questa situazione non era già abbastanza complicata, ora si aggiunge il fatto che il governo non sarebbe disposto ad intervenire. Il rischio così diventa quello di ripetere Lehman Brothers, che nel 2008 innescò la Grande depressione.