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Patto di stabilità e crescita, a cosa serve e come cambiano le regole europee sui bilanci

(reuters)
I riferimenti al 3% del deficit/Pil e al 60% del debito Pil. Le sanzioni potenzialmente pesantissime, ma mai staccate. Come funziona la Bibbia europea dei conti pubblici e perché ora se ne parla
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L'Europa prepara la revisione delle regole sulla finanza pubblica, con i parametri economici all'interno dei quali devono stare i Paesi membri per non incorrere nelle procedure di infrazione comunitarie. La Commissione ha presentato la sua proposta di modifica al Patto di Stabilità e crescita, un difficile compromesso tra la spinta di Germania e Paesi del Nord per il ritorno a meccanismi di controllo con precisi parametri numerici e la richiesta del Sud, Italia ma anche Francia, di non tornare alla politica dell'austerity.

Cos'è il Patto di stabilità?

Il Patto di Stabilità e crescita è entrato in vigore alla fine degli anni Novanta, insieme alla diffusione della moneta unica. Dentro ci sono i noti parametri di Maastricht: ovvero il rispetto del limite del 3% tra deficit e Pil e del 60% tra debito e Pil. Già all'origine si prevedono deroghe per ammettere nel primo caso scostamenti in presenza di eventi fuori dal controllo …

L'Europa prepara la revisione delle regole sulla finanza pubblica, con i parametri economici all'interno dei quali devono stare i Paesi membri per non incorrere nelle procedure di infrazione comunitarie. La Commissione ha presentato la sua proposta di modifica al Patto di Stabilità e crescita, un difficile compromesso tra la spinta di Germania e Paesi del Nord per il ritorno a meccanismi di controllo con precisi parametri numerici e la richiesta del Sud, Italia ma anche Francia, di non tornare alla politica dell'austerity.

Cos'è il Patto di stabilità?

Il Patto di Stabilità e crescita è entrato in vigore alla fine degli anni Novanta, insieme alla diffusione della moneta unica. Dentro ci sono i noti parametri di Maastricht: ovvero il rispetto del limite del 3% tra deficit e Pil e del 60% tra debito e Pil. Già all'origine si prevedono deroghe per ammettere nel primo caso scostamenti in presenza di eventi fuori dal controllo delle autorità nazionali e nel secondo caso per garantire un percorso di rientro a un ritmo "soddisfacente" in caso di debiti superiori alla soglia del 60% (si pensi che oggi l'Italia è oltre il 140 e la Francia è salita verso il 110%).

Perché le regole fossero calate in pratica, si è previsto un doppio meccanismo di controllo. In sede preventiva, con un calendario di comunicazioni da parte degli Stati membri a Bruxelles: si ha così un giudizio ex-ante sui documenti di finanza pubblica che di anno in anno si approvano in sede nazionale. Ma c'è anche il braccio correttivo, ovvero la verifica ex-post degli effetti delle misure nazionali sulla finanza pubblica che può portare, in caso di scostamenti illegittimi, a sanzioni tra lo 0,2 e lo 0,5% del Pil.

Il Patto è cambiato negli anni?

Le regole sono frutto di una stratificazione che si è accumulata nel tempo, soprattutto in risposta alle crisi. Come quella del debito sovrano del 2011, che ha portato l'euro vicino alla rottura. In quell'occasione sono entrate diverse novità - Six e Two Pack e Fiscal Compact - per rafforzare sia i controlli preventivi che ex-post. Si è resa più stringente la comunicazione tra Capitali e Bruxelles con la programmazione economica (ad esempio con l'invio del Documento programmatico di bilancio, in autunno) incardinandola nel "semestre europeo". Si è stabilito che il debito in eccesso rispetto al 60% del Pil va ridotto per un ventesimo l'anno, e si è introdotta l'indicazione di un obiettivo di medio termine sul deficit strutturale: deve tendere allo zero e in caso di indebitamento eccessivo questo deve esser ridotto dello 0,5% del Pil ogni anno, per raggiungere l'obiettivo stesso.

Perché se ne parla ora?

Le critiche sono connaturate al Patto stesso. Per i Paesi del Nord, la grave colpa è che tutte le minacce di procedure per i Paesi poco disciplinati sono rimaste solo sulla carta. Visto da Sud, il Patto ha sacrificato lo stimolo alla crescita sull'altare dell'austerity, finendo per far danno ai cittadini europei e alla competitività delle loro imprese.

Su questo dibattito aperto, nel marzo del 2020 è esploso il Covid. Le regole di bilancio sono state sospese proprio per l'eccezionalità della situazione e per dar modo ai Paesi europei di attingere a pieno dai loro bilanci, anche ampiamente in deficit, per contrastare gli effetti dei lockdown su famiglie e attività economiche. Terminata l'emergenza sanitaria, dal 2024 è previsto il ritorno delle regole europee che saranno però oggetto di revisione.

Cosa cambierà per l'Italia?

La Commissione presenta una proposta di modifica delle regole per mediare tra le varie posizioni, da portare poi sul tavolo dell'Eurogruppo. L'idea originale dell'esecutivo di Bruxelles ruota intorno a tre pilastri.

In primo luogo, non scompaiono i riferimenti di Maastricht (3% di deficit/Pil e 60% di debito/Pil) ma si prende come riferimento la spesa netta primaria come metro di giudizio per raggiungerli, nell'arco di un piano quadriennale e prorogabile fino a sette. Salta l'obbligo di riduzione del debito eccessivo di un ventesimo all'anno, irrealizzabile per Paesi come l'Italia, mentre si identifica un percorso di riduzione della spesa pubblica per farli rientrare nei parametri. La misura di salvaguardia comune sulla sostenibilità del debito diventa l'introduzione di un aggiustamento di bilancio minimo dello 0,5% del Pil all'anno finché il disavanzo resta superiore al 3%. La 'salvaguardia' di aggiustamento dello 0,5% sarà indipendente dall'avvio di una procedura per disavanzo eccessivo.

Al secondo punto si insiste invece sugli investimenti, con la definizione di piani quadriennali che comprendano anche le riforme da discutere insieme a Bruxelles. Al terzo posto, si rendono più mirate le sanzioni per chi non rispetta i parametri su deficit e debito eccessivo, prevedendo quelle generali ma anche interventi più specifici che siano finalmente applicabili.

Secondo le ultime indicazioni raccolte da Repubblica, su questo impianto ci potrebbe esser qualche piccola modifica per introdurre una sorta di "benchmark", un parametro di riferimento per la riduzione del debito ma non con una cifra "fissa" per tutti.

Cosa pensano gli altri Paesi?

La Germania spingeva per indicazioni rigide sulle regole: obbligo di sforbiciare il debito dello 0,5 per cento ogni anno e dell'1 per cento per i Paesi fortemente indebitati come l'Italia e la Grecia. L'opposizione della Francia, questa volta, ha fatto centro. La partita non è però chiusa con la presentazione del piano della Commissione: si discuterà nel fine settimana nel corso del vertice Ecofin dei ministri finanziari a Stoccolma. Ci sono ancora formalmente otto mesi per limare i dettagli, che possono fare la diffrenza, anche se ovviamente sarà importante arrivare all'impianto finale per tempo, visto che le manovre per il 2024 iniziano a costruirsi alla fine dell'estate.