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Pnrr, Fitto relaziona sui ritardi. Corsa del governo per i soldi Ue

(ansa)
Il ministro oggi alle Camere per un'informativa sull'attuazione del Piano. A rischio alcuni obiettivi di giugno
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ROMA - Raffaele Fitto l’ha battezzata "operazione verità". È questo il titolo che porterà a mezzogiorno nell’aula del Senato, dove sarà chiamato a rispondere dei passi falsi del Pnrr (il bis dell’informativa urgente, a Montecitorio, è previsto a metà pomeriggio). Se il ministro che ha la delega al Piano di ripresa e resilienza ha in mente questa formula è perché vuole provare a evitare un nuovo tiro al bersaglio. Con il governo di nuovo sotto accusa, anche per i ritardi sugli obiettivi ereditati dal governo Draghi. ll precedente scotta ancora: l’esame del decreto che ha riscritto la governance, concentrando i poteri a Palazzo Chigi, si è trasformato in uno scontro permanente con le opposizioni.

ROMA - Raffaele Fitto l’ha battezzata "operazione verità". È questo il titolo che porterà a mezzogiorno nell’aula del Senato, dove sarà chiamato a rispondere dei passi falsi del Pnrr (il bis dell’informativa urgente, a Montecitorio, è previsto a metà pomeriggio). Se il ministro che ha la delega al Piano di ripresa e resilienza ha in mente questa formula è perché vuole provare a evitare un nuovo tiro al bersaglio. Con il governo di nuovo sotto accusa, anche per i ritardi sugli obiettivi ereditati dal governo Draghi. ll precedente scotta ancora: l’esame del decreto che ha riscritto la governance, concentrando i poteri a Palazzo Chigi, si è trasformato in uno scontro permanente con le opposizioni.

L’incidente non si è chiuso. Anzi si è allungato, costringendo Fitto a ritornare in aula per riferire sullo stato dell’arte del Pnrr "con particolare riferimento alla revisione del sistema di governance", come riporta l’ordine del giorno dei lavori parlamentari. Ancora una volta ribadirà che la riorganizzazione è funzionale ad accorpare strutture e competenze, rendendo più spedito l’iter delle decisioni. Ma i passaggi sensibili saranno altri. Perché l’intervento si concentrerà anche sulla terza e la quarta rata del maxi-finanziamento, che valgono rispettivamente 19 e 16 miliardi.

E qui "l’operazione verità" prenderà due strade differenti. Fitto illustrerà il lavoro fatto negli ultimi giorni per chiudere la trattativa con la Commissione europea e sbloccare così la tranche legata ai 55 obiettivi del secondo semestre dell’anno scorso. I tecnici europei stanno esaminando i documenti, l’auspicio è che i soldi possano arrivare a inizio maggio. Parlerà anche di due target inclusi nel pacchetto sotto esame: i progetti per la riqualificazione dello stadio di Firenze e per il Bosco dello sport di Venezia, entrambi bocciati dall’Ue.

Numeri e date saranno funzionali, nel ragionamento del ministro, a spiegare che la colpa non può essere scaricata sul centrodestra al governo. Per questo il richiamo al decreto interministeriale Mef-Interno che ha approvato i Piani urbani integrati, al cui interno sono stati inseriti i due progetti. È datato 22 aprile 2022: a Palazzo Chigi c’era Draghi, al Tesoro Daniele Franco. Altro riferimento: gli stadi compaiono anche nella relazione semestrale, presentata il 5 ottobre scorso, sempre dal vecchio governo.

Poi toccherà ai 27 obiettivi che vanno raggiunti entro il 30 giugno. E qui Draghi non c’entra. Fitto non nasconderà le difficoltà. Parlerà di "criticità" che rendono difficile rispettare la tabella di marcia. Citerà un caso su tutti: gli asili nido. Il monitoraggio della misura non sta restituendo segnali positivi; i problemi sull’assegnazione dei lavori sono emersi anche durante un incontro tra i tecnici del ministero dell’Istruzione e quelli della Commissione europea.

La revisione della scadenza non è tabù, in una strategia che punta a rinegoziare con Bruxelles anche gli obiettivi semestrali, oltre a una fetta dei progetti. "L’operazione verità - dicono fonti di governo - punta sul coraggio di dire che un intervento non si realizza se oggi non sono partite neppure le gare". C’è un problema, però. A essere d’accordo devono essere in due, governo e Bruxelles. E l’esito è tutt’altro che scontato.

 

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