Tra voglia di tempo libero e paura di esser sfruttati: i giovani italiani e il lavoro
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiCredono che sia un'opportunità di crescita, oltre che ovviamente una fonte di reddito, ma viene solo dopo "divertimento" e "cultura". Ritengono che se ne possa ottenere uno soddisfacente se lo si inizia a frequentare già mentre si studia, in modo da avere un mix di formazione teorica e pratica. A differenza di quelli un po' più grandi, trovano che sia "ideale" se lascia spazio per il tempo libero. Non importa così tanto che sia stabile, il cambiamento e anche lo spostamento non fanno paura. Quel che invece preoccupa, forse per le mazzate ricevute negli ultimi tempi, è di "esser sfruttati".
Ecco il rapporto tra la Gen z, gli italiani di 18-24 anni, e il lavoro: quel che fonda il loro Paese. A indagare la relazione è il Report FragilItalia "I giovani generazione Z e il lavoro", elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un'analisi condotta su un campione rappre…
Credono che sia un'opportunità di crescita, oltre che ovviamente una fonte di reddito, ma viene solo dopo "divertimento" e "cultura". Ritengono che se ne possa ottenere uno soddisfacente se lo si inizia a frequentare già mentre si studia, in modo da avere un mix di formazione teorica e pratica. A differenza di quelli un po' più grandi, trovano che sia "ideale" se lascia spazio per il tempo libero. Non importa così tanto che sia stabile, il cambiamento e anche lo spostamento non fanno paura. Quel che invece preoccupa, forse per le mazzate ricevute negli ultimi tempi, è di "esser sfruttati".
Ecco il rapporto tra la Gen z, gli italiani di 18-24 anni, e il lavoro: quel che fonda il loro Paese. A indagare la relazione è il Report FragilItalia "I giovani generazione Z e il lavoro", elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un'analisi condotta su un campione rappresentativo della popolazione per testarne le opinioni relative al tema.
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Analisi sensibile a pochi giorni da un atteso decreto che torna a mettere al centro del dibattito questioni come l'acausalità dei contratti a termine, le politiche attive e di sussistenza del reddito di cittadinanza, meccanismi di ricambio generazionale come i contratti di espansione. Il tutto in un Pase al palo per la crescita salariale, che vanta le regioni (Sicilia, Campania, Calabria) nelle ultimissime posizioni della classifica europea dei Neet, i ragazzi che non lavorano né studiano o frequentano percorsi di formazione, con percentuali intorno al 30% contro una media Ue del 10.
Il Reporto definisce l'approccio dei giovani al lavoro "definito da motivazioni valoriali e valutazioni pragmatiche". Per la nostra Gen Z, nella scala dei valori il lavoro è al sesto posto (famiglia, amicizia e amore sono il podio) con il 38% delle indicazioni (rispetto alla media nazionale del 49%), preceduto da divertimento (46%) e cultura (44%). "Riguardo al senso del lavoro, per quasi 6 giovani su 10 (il 58%) rappresenta una fonte di reddito (percentuale inferiore alla media nazionale, 71%), per la metà un'opportunità di crescita (43% la media nazionale) e per il 45% un modo per affermare la propria indipendenza. Da sottolineare i dati relativi all'importanza dei fattori che possono consentire di ottenere un posto di lavoro soddisfacente. La metà degli intervistati (48%) indica l'opportunità di unire lo studio con esperienze di lavoro (3 punti in più rispetto alla media nazionale), il 34% la necessità di fare molta esperienza sul campo, mentre solo il 19% (media nazionale 23%) indica un'adeguata preparazione scolastica", spiega il report.
Il lavoro ideale è flessibile
Differenze di vedute emergono poi quando si tratta di definire il lavoro "ideale". Lo stipendio è la prima voce per tutti, però poi per i giovani viene la disponibilità di tempo libero e la flessibilità dell'orario (33% contro il 28% del totale del campione), seguita dall'autonomia (31% contro 41%). Solo al quarto posto la stabilità del lavoro, indicata dal 25% dei giovani, contro il 42% del totale degli intervistati. Per esser attratti da uan proposta di lavoro, dunque, c'è sempre in testa "l'adeguata remunerazione, anche se con un'intensità minore rispetto alla media complessiva (39% contro il 46%), seguita dall'opportunità di fare esperienza (31%) e dall'avere un capo che ascolta e riconosce i meriti dei dipendenti (29%)".
Se si apre il capitolo delle paure, e quindi i fattori repulsivi di un lavoro, al primo posto viene il timore di essere sfruttati (48%), seguito da quello di non avere tutele (34%) e di non essere apprezzato (29%). I giovani appaiono più preoccupati della media complessiva per gli orari di lavoro (26% contro il 22% del totale); mentre lo sono di meno riguardo al non trovarsi bene con i colleghi (24% contro 32%) e all'avere sopra di sé qualcuno che comanda, magari con competenze inferiori (14% contro il 25%).
Dopo la pandemia, la flessibilità improvvisa e forzata del lavoro remoto, le grandi dimissioni, per il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, il lavoro si pone come la cartina di tornasole di tutti questi grandi cambiamenti: "Servono politiche e nuovi assetti normativi che assecondino questo cambiamento ma garantiscano sicurezza, stabilità e benessere alle persone e alle comunità".
Comunità che rischiano anche di cambiare e svuotarsi. Tra i giovani, il 76% è disponibile ad accettare una proposta di lavoro in altre provincie e, se si tratta di andare all'estero, la Gen Z dice che a muoverla sono gli stipendi più alti (53%) ma anche il fatto che in Italia vengono offerti solo contratti di stage e che vige il sistema della raccomandazione.