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Di Foggia, Rovere, Della Valle. Avanza la schiera di donne manager. Ma per arrivare in vetta la strada è lunga

(ansa)

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Cresce la pattuglia femminile tra le società quotate, ma a Piazza Affari le donne al timone sono solo al 2%. E con la tornata di nomine pubbliche si sono perse alcune posizioni apicali
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MILANO - Si tingono sempre più di rosa i consigli di amministrazione delle società quotate, ma nonostante in politica le donne stiano facendo strada, ancora ai vertici delle aziende di Piazza Affari le manager fanno fatica a conquistare podio.

Stando al Rapporto Consob sulla corporate governance delle società quotate italiane emerge infatti che a fine 2022 il 43% degli incarichi di amministratore delle società quotate è esercitata da una donna, per effetto dell'applicazione della quota di genere prevista dalla legge. Tuttavia sono poche quelle ai vertici: nel 2% dei casi amministratrice delegata e nel 4% presidente.

Il governo Meloni ha nominato Giuseppina Di Foggia come amministratore delegato di Terna, ma si sono perse altre posizioni apicali tra le altre grandi aziende di stato, e alla presidenza come nel caso di Eni.

"Il premier Meloni ha sostenuto la nomina di Giuseppina Di Foggia, che conosco e stimo - spiega Giovanna Della Posta, …

MILANO - Si tingono sempre più di rosa i consigli di amministrazione delle società quotate, ma nonostante in politica le donne stiano facendo strada, ancora ai vertici delle aziende di Piazza Affari le manager fanno fatica a conquistare podio.

Stando al Rapporto Consob sulla corporate governance delle società quotate italiane emerge infatti che a fine 2022 il 43% degli incarichi di amministratore delle società quotate è esercitata da una donna, per effetto dell'applicazione della quota di genere prevista dalla legge. Tuttavia sono poche quelle ai vertici: nel 2% dei casi amministratrice delegata e nel 4% presidente.

Il governo Meloni ha nominato Giuseppina Di Foggia come amministratore delegato di Terna, ma si sono perse altre posizioni apicali tra le altre grandi aziende di stato, e alla presidenza come nel caso di Eni.

"Il premier Meloni ha sostenuto la nomina di Giuseppina Di Foggia, che conosco e stimo - spiega Giovanna Della Posta, ad di Invimit sgr che fa capo al Mef, esponente della prima classe di In the Boardroom che promuove e forma i vertici delle aziende - Ma deve essere la prima di tante, perché davvero si possano cambiare i numeri della presenza femminile ai vertici delle aziende quotate. Bisogna permettere alla prime linee di manager, che già ci sono e sono bravissime, di crescere e guadagnare spazio. La maggior parte delle donne al secondo figlio lascia il lavoro anche perché non vede prospettive di carriera. Nelle selezioni deve prevalere la meritocrazia, e non ho dubbi che le donne abbiano tutte le caratteristiche per farcela ed essere da esempio alle future generazioni di manager che si può fare".

I dati confermano anche che le donne sono titolari di più di un incarico con maggior frequenza rispetto agli uomini: tale situazione riguarda il 28,6% delle donne, rispetto al 21% dell'intera popolazione degli amministratori.

Fineco è stata la prima grande azienda tricolore ad avere un consiglio a maggioranza femminile, ma nel management team della società guidata da Alessandro Foti c'è solo una donna, il direttore finanziario Lorena Pelliciari. "A fine 2022, le donne ricoprono il ruolo di amministratore delegato in 17 società di piccole dimensioni, pari al 2,1% della capitalizzazione di mercato - fa notare ancora il rapporto Consob -  e presiedono l'organo amministrativo di 32 emittenti di più elevate dimensioni (il 27,4% della capitalizzazione complessiva)". Alle presidenza di Poste nel 2023 è stata nominata Silvia Rovere al posto della Maria Bianca Farina, mentre Patrizia Greco che ricopriva lo stesso ruolo in Mps ha lasciato il posto a Nicola Maione per passare a presiedere il cda di Anima.

"Molti manager di aziende quotate hanno obiettivi sia sul breve che sul lungo termine direttamente correlati a una maggiore presenza delle donne nelle funzioni apicali - spiega Fabio Bianconi, managing director di Morrow Sodali -  quindi il cambiamento arriverà ma servirà del tempo. E sarà agevolato sia dalla spinta delle legge, sia dalle politiche di remunerazione adottate dalle aziende. Ci aspettiamo uno sviluppo importante in senso positivo nei prossimi anni". Il ricambio arriverà anche perché l'età media degli ad delle aziende quotate a Piazza Affari è 57 anni, e secondo il rapporto Consob questi manager sono raramente stranieri (in media il 5,6% del board, che sale all'11% per le imprese del Ftse Mib e al 26% per le istituzioni finanziarie).

Insomma le donne avanzano, ma a piccoli passi. Manuela Franchi, ad esempio, è stata appena indicata ad interim ad di DoValue al posto di Andrea Mangoni che è passato alla guida di Mundys; nel cda di Vodafone Margherita Della Valle - che a dicembre era stata indicata ad interim ceo del gruppo britannico - ha appeno assunto pieni poteri confermandosi tra le prime 15 manager più influenti del Ftse 100, l'indice principale della Borsa di Londra. Cristina Scocchia, per anni ai vertici di L'Oreal Italia e poi di Kiko, è passata a guidare IllyCaffé proprio con l'obiettivo di traghettare in Borsa lo storico gruppo triestino.