ROMA - Materie prime, terre rare, metalli. Tuttto made in Ue. Sono questi gli ingredienti scelti dall'Europa per rispondere alle sfide in materia di sicurezza energetica ed economica. Una ricetta collaudata da quando la guerra in Ucraina ha acuito i problemi legati alla dipendenza da risorse strategiche del vecchio continente. Ma occhio a che "non diventi un pretesto per politiche all'insegna del protezionismo". È l'avvertimento del vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, lanciato in occasione del The Brussels Economic Forum 2023. Un messaggio politico che fa eco al "derisking senza decoupling" della presidente Ursula Von der Leyen. E in cui il numero due di Palazzo Berlaymont ha ribadito la strategia europea sulle materie prime.
"Il Green deal è la nostra politica bandiera" ha dichiarato Dombrovskis dopo l'interruzione di alcuni giovani ambientalisti dal pubblico, ribadendo come l'accesso alle materie prime strategiche come litio o terre rare - sul quale si concentra anche il Critical Raw Material Act, la direttiva con cui si vuole accelerare la creazione di una nuova industria mineraria europea - sia l'asso nella manica dell'Unione per la propria sicurezza economica, nonchè per il funzionamento proprio del green industrial plan. "Ci stiamo allontanando dalla dipendenza dai combustibili fossili", ha ricordato, ed "è importante non creare altre dipendenze strategiche". Servirà comprendere "come possiamo sviluppare partnership che siano di reciproco vantaggio", oltre a "definire che cosa intendiamo per sicurezza economica" restringendo anche il focus sulle questioni di sicurezza", senza dimenticare che vanno "valutati chiaramente i rischi da affrontare".
Una cooperazione senza dipendenza dunque, da evitare su terre rare e metalli, ma da non confondere con un disaccoppiamento dalla Cina dopo quello dalla Russia. Mentre "l'Unione Europea sta sganciando la propria economia da quella russa, che con la guerra scatenata in Ucraina ha violato ogni norma internazionale e chiaramente non è un Paese con il quale vogliamo avere a che fare, nei confronti della Cina l'approccio è molto più sfumato", ha spiegato il vicepresidente con delega al Commercio.
"A livello Ue non stiamo pensando a un disaccoppiamento dalla Cina - ha specificato Dombrovskis - ma piuttosto su una riduzione del rischio nei rapporti con Pechino". Ad esempio "non consentendo che si sviluppino nuove dipendenze strategiche, come sulle terre rare e metalli sui quali la Cina ha una posizione chiaramente dominante" quindi occorre "diversificare i canali di approvvigionamento", perchè "la Cina resta il nostro secondo principale partner commerciale, ma sappiamo che si tratta di un rapporto asimmetrico", ha continuato Dombrovskis. Vediamo Pechino "come un partner con il quale cooperare in alcuni campi, come il clima e le sfide ambientali. In altre aree è un concorrente economico e per altri aspetti è un rivale sistemico, perché la Cina promuove un modello socioeconomico diverso. Dobbiamo navigare in questa complessità e certamente lavorare sul concetto di riduzione dei rischi, di una gestione dei rischi", ha concluso.