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Pronti due nomi per Inps e Inail. Tridico: “Il colpo d’ascia farà danni”

Concetta Ferrari, in corsa per la presidenza Inps (fotogramma)

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La nuova governance voluta dal governo per i due Istituti rafforza i poteri dei presidenti: in pole Concetta Ferrari, "lady Inps", e Gabriele Fava
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ROMA - Commissariati Inps e Inail, ora bisogna fare i commissari. Ci sono venti giorni di tempo, dice il decreto varato giovedì dal governo che ridisegna la governance dei due Istituti. I nomi più forti in circolazione sono quelli di Gabriele Fava e Concetta Ferrari. Ed è chiaro che si tratta di nomi importanti. Da presidente in pectore.

Lo sfodo di Tridico

"Il commissariamento è un colpo d'ascia contro l'Inps, nel suo periodo di massima espansione", dice intanto il presidente uscente Pasquale Tridico. "Una decisione grave, inspiegabile, che non trova fondamento né di natura giuridica, né finanziaria, o sulla base di motivazioni morali, di onorabilità o integrità. Facendo piombare nell'incertezza istituz…

ROMA - Commissariati Inps e Inail, ora bisogna fare i commissari. Ci sono venti giorni di tempo, dice il decreto varato giovedì dal governo che ridisegna la governance dei due Istituti. I nomi più forti in circolazione sono quelli di Gabriele Fava e Concetta Ferrari. Ed è chiaro che si tratta di nomi importanti. Da presidente in pectore.

Lo sfodo di Tridico

"Il commissariamento è un colpo d'ascia contro l'Inps, nel suo periodo di massima espansione", dice intanto il presidente uscente Pasquale Tridico. "Una decisione grave, inspiegabile, che non trova fondamento né di natura giuridica, né finanziaria, o sulla base di motivazioni morali, di onorabilità o integrità. Facendo piombare nell'incertezza istituzionale e nella fibrillazione politica una delle più grandi istituzioni nel Paese. Una confusione dannosa, che rischia di rallentare inutilmente una macchina che correva con risultati eccellenti sul binario dell'innovazione tecnologica e della crescita dei servizi: l'Istituto ha chiuso con un avanzo di 2 miliardi l'ultimo bilancio, nonostante il disavanzo causato dal Covid, e ha già portato avanti il 75% degli obiettivi e degli investimenti prefissati nel Pnrr".

I due candidati: l'avvocato e Lady Inps

Quanto ai due candidati al ruolo di commissario, Fava è un giuslavorista, avvocato milanese, classe 1963, vicino alla Lega e in particolare al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, già commissario della defunta Alitalia. Ferrari è una dirigente di lungo corso del ministero del Lavoro, trapanese, classe 1959, per anni a capo della direzione per le politiche previdenziali, ora segretario generale del ministero, scelta dalla ministra del Lavoro Marina Calderone. Due profili considerati alti e affidabili.

Eppure stridenti rispetto alla spartizione politica che vedrebbe Inps in quota FdI e Inail in quota Lega, come ora. Ferrari non è targata politicamente, ma in sintonia con la ministra Calderone e in linea con i desiderata della premier Meloni. Non invisa a Forza Italia. Soprattutto una donna, per la prima volta, idea tentatrice: una "lady Inps" doc. Fava invece è in orbita leghista, ma il problema qui è che il partito di Salvini guardava a lui come capo di Inps e non di Inail, la sua possibile destinazione.

Le poltrone da riempire

Lega pigliatutto? Impossibile. Anche perché i nuovi presidenti di Inps e Inail escono rafforzati dalla riforma meloniana. Abolito il vicepresidente, il numero uno avrà più potere di ora, potrà scegliere anche il direttore generale, nominato poi dal Cda, la cui carica sarà ridotta da 5 a 4 anni, tanto quanto gli altri organi. Oggi viene scelto dal ministro del Lavoro in una terna proposta dal presidente dell'Inps. Il Consiglio di amministrazione resta di quattro membri, oltre al presidente: otto poltrone in tutto tra Inps e Inail. I giochi per la spartizione sono solo all'inizio. In ballo c'è il controllo del welfare italiano, miliardi di prestazioni da erogare e gestire.

Politica e sindacati spaccati

La riforma spacca politica e sindacati. Pd e M5S parlano di "decreto indecente e fatto gravissimo". "Un atto politico pericoloso", per la Cgil. Non così per la Cisl: "I commissariamenti rientrano nelle prerogative di un governo". Secondo la riforma, i Civ attuali - Comitati di indirizzo e vigilanza interni, in rappresentanza di sindacati e imprese - dovrebbero pure ospitare i membri dei Cda uscenti per il tempo residuo della loro carica, ora interrotta dal commissariamento. Una norma, pure questa, che fa discutere.