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Riforma fiscale, i dubbi di Confindustria sulle coperture: "Poco decifrabili"

(ansa)
L'audizione del vice presidente con delega al fisco Orsini. Perplessità sulla flat tax incrementale, per gli industriali sarebbero da privilegiare le agevolazioni sui premi di risultato
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ROMA - È quando passa all'analisi delle singole misure e delle coperture che il giudizio di Confindustria sulla riforma fiscale cambia tono. Perché quello complessivo è positivo. "Esprimiamo apprezzamento per aver riavviato il percorso di riforma fiscale e per aver dato a questa delega un carattere generale, organico e complessivo", dice il vicepresidente dell'associazione degli industriali con la delega al fisco Emanuele Orsini, durante l'audizione in commissione Finanze alla Camera, dove è in corso l'esame del disegno di legge delega approvato dal governo. Ma poi arrivano "i dubbi". Sulle coperture, che "restano poco decifrabili". Sulla flat tax incrementale per i lavoratori dipendenti, di "difficile attuazione". E c'è "preoccupazione" per la sostituzione dell'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive, con una sovraimposta dell'Ires, il balzello sui r…

ROMA - È quando passa all'analisi delle singole misure e delle coperture che il giudizio di Confindustria sulla riforma fiscale cambia tono. Perché quello complessivo è positivo. "Esprimiamo apprezzamento per aver riavviato il percorso di riforma fiscale e per aver dato a questa delega un carattere generale, organico e complessivo", dice il vicepresidente dell'associazione degli industriali con la delega al fisco Emanuele Orsini, durante l'audizione in commissione Finanze alla Camera, dove è in corso l'esame del disegno di legge delega approvato dal governo. Ma poi arrivano "i dubbi". Sulle coperture, che "restano poco decifrabili". Sulla flat tax incrementale per i lavoratori dipendenti, di "difficile attuazione". E c'è "preoccupazione" per la sostituzione dell'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive, con una sovraimposta dell'Ires, il balzello sui redditi delle società.

Non mancano gli apprezzamenti anche su alcune misure, a cavallo tra la delega e il decreto del primo maggio, che ha previsto un taglio del cuneo fiscale. Da Torino, per i 50 anni di Confindustria Piemonte, è il leader dell'associazione di viale dell'Astronomia Carlo Bonomi a promuovere l'intervento: "Prendiamo come buon auspicio avere dedicato le poche risorse" all'intervento per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Ma, aggiunge, "è un inizio di un percorso". Non è la prima volta che Confindustria sollecita un intervento decisamente più corposo, intorno ai 16 miliardi. Impossibile recuperarli subito, per questo la sollecitazione al governo è di intervenire in autunno, con la Finanziaria. "La vera sfida - dice il presidente degli industriali - sarà la legge di bilancio, su cui misureremo la vera volontà del governo di intervenire sul cuneo fiscale".

I dubbi sulla flat tax

Le richieste non si fermano qui. Perché il vicepresidente di Confindustria dice che oltre a un taglio strutturale del cuneo, serve anche una riduzione del prelievo fiscale sulle persone fisiche. Tornando alla delega, dunque. Disco verde al passaggio dell'Irpef da 4 a 3 aliquote, ma non alla flat tax incrementale sugli aumenti contrattuali dei dipendenti. Al suo posto - è la perplessità - un segnale più forte sulle agevolazioni per i premi di risultato, oltre all’aggiornamento delle voci non imponibili ai fini Irpef, "ferme ai valori di oltre 25 anni fa".

Evitare "colpi di scure" sulle agevolazioni fiscali

Le perplessità di Confindustria sulle coperture entrano nel merito della strategia del governo per il recupero delle risorse che servono a finanziare le misure. La revisione delle agevolazioni fiscali, le cosiddette tax expenditures (in tutto 626 secondo l'ultimo rapporto del ministero dell'Economia), è un'operazione delicata, perché impatta anche sugli aiuti alle imprese. Gli industriali chiedono di affrontare la sforbiciata "con la massima attenzione e non esclusivamente sul piano finanziario", l'auspicio è una razionalizzazione che prenda in considerazione due fattori. Il primo: valutare gli obiettivi di politica economica nazionale ed europea, dai settori manifatturieri strategici alla transizione digitale ed energetica. Il secondo: l'Italia "già soffre" della concorrenza degli altri Paesi europei, che possono contare su sostegni più generosi perché i vincoli di finanza pubblica sono meno severi. La linea: non bisogna intervenire "a colpi di scure".

La bocciatura sull'Irap

Tra le misure che preoccupano c'è l'intervento sull'Irap. Da tempo Confindustria chiede di cancellarla perché l'imposta grava sul capitale investito nell'impresa, colpendo di più quelle in perdita o indebitate. E perchè non è deducibile, se non in minima parte, dalle imposte sui redditi: un ulteriore aggravio, anche sul fronte degli adempimenti. Ma la sostituzione con una sovraimposta Ires, contenuta nella delegat fiscale, non va bene. Il perché lo spiega Orsini: "Annullerebbe di fatto un qualsiasi beneficio dell'Ires a doppia aliquota" (misura contenuta nella riforma ndr) e collocherebbe l’Italia tra i Paesi europei con la più elevata tassazione sui redditi delle società, con una significativa distanza dalla media Ue e con effetti negativi sulla competitività internazionale e attrattività del sistema fiscale italiano".

Di Superbollo ha parlato invece il ministro delle Infrastruttre, Matteo Salvini, che in una nota ha annunciato, "grazie all'intesa con il Mef del ministro Giancarlo Giorgetti, che "vogliamo abolire il superbollo auto. Significa cancellare una tassa odiosa, dare ossigeno al mercato, sostenere nei fatti un settore prezioso che coinvolge - in modo diretto e indiretto - milioni di famiglie".