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Rialzo tassi, la Fed verso una pausa. Moody’s congela il rating italiano

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (fotogramma)
La Bce conferma la linea dura: “L’inflazione può aumentare ancora”
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MILANO — C’era molta attesa sui mercati per l’aggiornamento del rating di Moody’s sull’Italia, ma questo non è arrivato pur essendo in calendario per ieri. È slittato a novembre e l’agenzia di rating non ha fornito spiegazioni al riguardo. Il merito di credito della Repubblica italiana resta dunque Baa3 con outlook negativo mentre Moody’s ha alzato da stabile a positivo l’outlook del Portogallo, confermando il rating a Baa2.

Nella giornata di ieri, però, qualcosa era già successo: sono arrivati dagli Stati Uniti i primi segnali di un rallentamento nel rialzo dei tassi di interesse. Il governatore della Fed Jerome Powell, partecipando a una conferenza a Washington insieme al suo predecessore Ben Bernanke, ha detto che «gli strumenti di politica monetaria messi in campo per calmare il settore bancario stanno incidendo anche sulla crescita economica, sul mercato del lavoro e sull’inflazione». E…

MILANO — C’era molta attesa sui mercati per l’aggiornamento del rating di Moody’s sull’Italia, ma questo non è arrivato pur essendo in calendario per ieri. È slittato a novembre e l’agenzia di rating non ha fornito spiegazioni al riguardo. Il merito di credito della Repubblica italiana resta dunque Baa3 con outlook negativo mentre Moody’s ha alzato da stabile a positivo l’outlook del Portogallo, confermando il rating a Baa2.

Nella giornata di ieri, però, qualcosa era già successo: sono arrivati dagli Stati Uniti i primi segnali di un rallentamento nel rialzo dei tassi di interesse. Il governatore della Fed Jerome Powell, partecipando a una conferenza a Washington insieme al suo predecessore Ben Bernanke, ha detto che «gli strumenti di politica monetaria messi in campo per calmare il settore bancario stanno incidendo anche sulla crescita economica, sul mercato del lavoro e sull’inflazione». E dunque forse è meglio prendersi una pausa. «Di conseguenza potrebbe non essere necessario stringere ulteriormente la politica dei tassi per raggiungere i nostri obbiettivi».

Il mercato ha subito interpretato queste parole nel senso di uno stop al rialzo dei tassi alla prossima riunione della Fed di giugno, interrompendo il trend in vigore da più di un anno. Le Borse europee hanno quindi chiuso in positivo, con Milano piazza migliore in crescita dell’1%. Ma da Wall Street sono poi partite delle prese di beneficio anche sui Treasury con il rendimento del decennale salito al 3,68%.

Powell ha comunque rimarcato che la politica monetaria è in una fase restrittiva e che l’inflazione, seppure in discesa, è ancora troppo alta e ciò crea disagi sia alle famiglie che all’attività economica. «Non abbiamo preso nessuna decisione sulla necessità di stringere ancora, ma visto il livello raggiunto possiamo permetterci di osservare i dati e agire di conseguenza», ha concluso.

Come spesso è successo in passato, anche oggi l’Europa si trova a inseguire i movimenti che prendono spunto al di là dell’Atlantico. E infatti, leggendo all’ultimo bollettino della Bce pubblicato ieri, l’impressione è che Christine Lagarde vesta ancora i panni del falco. «Le pressioni restano intense e vi sono ancora significativi rischi al rialzo per le prospettive di inflazione», afferma la Bce nel suo bollettino economico ribadendo che i tassi saranno a livelli sufficientemente restrittivi «finché necessario». Cioé fino a quando l’inflazione non tornerà intorno al 2%. Parole ribadite, qualora fosse necessario, dalla tedesca Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce: «Questo implica rialzi dei tassi a un livello sufficientemente restrittivo e il loro mantenimento a tali livello fino a quando sarà necessario».

L’elevato costo del denaro in Europa, però, sta cominciando a far sentire i propri effetti negativi sulla crescita. Nel primo trimestre «il calo della domanda di prestiti da parte delle imprese è stato il più marcato dalla crisi finanziaria mondiale, mentre la contrazione della domanda di prestiti da parte delle famiglie è stata la più elevata dall’avvio dell’indagine nel 2003», certifica l’Eurotower prevedendo comunque che la crescita economica nel secondo trimestre proseguirà, anche se moderata, complici la ripresa degli investimenti delle imprese e il mercato del lavoro robusto.