Il monito di Visco sul Pnrr: "Miglioramenti possibili, ma non c'è tempo da perdere"
di Filippo SantelliROMA - "Non c'è tempo da perdere". C'è un momento delle Considerazioni finali di Ignazio Visco, le sue ultime da governatore della Banca d'Italia, in cui il tono cambia radicalmente. L'analisi lascia spazio a un messaggio diretto, quasi perentorio, al Paese ma soprattutto - pur senza citarlo - al governo Meloni. Riguarda il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa, uno "snodo cruciale", "un'occasione storica", sempre più avvitato tra problemi di attuazione e spesa, polemiche sui controlli, richieste di modifiche annunciate ma non ancora presentate dall'esecutivo, in un rapporto sempre più teso con la Commissione.
"Miglioramenti sono possibili", ma "tenendo conto del serrato programma concordato con le autorità europee", dice Visco. "Si discute" di molte cose, dalle presunte insufficiente del disegno all'orizzonte temporale ristretto per raggiungere gli obiettivi, ma &…
ROMA - "Non c'è tempo da perdere". C'è un momento delle Considerazioni finali di Ignazio Visco, le sue ultime da governatore della Banca d'Italia, in cui il tono cambia radicalmente. L'analisi lascia spazio a un messaggio diretto, quasi perentorio, al Paese ma soprattutto - pur senza citarlo - al governo Meloni. Riguarda il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa, uno "snodo cruciale", "un'occasione storica", sempre più avvitato tra problemi di attuazione e spesa, polemiche sui controlli, richieste di modifiche annunciate ma non ancora presentate dall'esecutivo, in un rapporto sempre più teso con la Commissione.
"Miglioramenti sono possibili", ma "tenendo conto del serrato programma concordato con le autorità europee", dice Visco. "Si discute" di molte cose, dalle presunte insufficiente del disegno all'orizzonte temporale ristretto per raggiungere gli obiettivi, ma "va sottolineato che il Piano rappresenta un raro, e nel complesso valido, tentativo di dare una visione strategica per il Paese". Di nuovo il messaggio di urgenza, dunque: "E' cruciale, oltre agli investimenti, dare attuazione all'ambizioso programma di riforme". Anche perché spetta ai Paesi che hanno ricevuto la quota più alta di fondi, come il nostro, "dimostrare, con risultati tangibili, l'effettiva utilità di una maggiore integrazione" europea.
Sui tassi va evitato un "inasprimento sproporzionato"
Dipende da noi, sembra dire Visco. E non è poco, in un contesto caratterizzato da grandi "incertezze" politiche e macroeconomiche, parola che torna insistentemente nelle sue considerazioni. Perché è vero che nell'uscita della pandemia l'economia italiana ha mostrato "notevole capacità di resistenza e reazione" e che il Pil quest'anno dovrebbe crescere "intorno all'1%", ma molti dei fattori destabilizzanti sono ancora lì: la guerra in Ucraina, ovviamente, il rallentamento dell'economia globale, il sentiero stretto delle Banche centrali, tra inflazione persistente e stretta monetaria. "Dopo aver portato i tassi di riferimento in territorio restrittivo, occorre ora procedere con gradualità", dice il Governatore, schierato tra le colombe nel direttivo della Bce, in modo da garantire un "rientro progressivo, ma non lento", verso l'obiettivo del 2%, evitando sia il rischio di una restrizione insufficiente sia quello di un "inasprimento sproporzionato, che potrebbe ripercuotersi troppo intensamente sull'attività economica". I primi segnali di rallentamento dei prezzi ci sono, anche se l'impatto della stretta si manifesterà nei prossimi mesi, dice Visco. L'obiettivo di inflazione al 2% dovrebbe essere raggiunto nella seconda metà del 2025.
Salario minimo, immigrazione, riforma fiscale
Nella parte che riguarda l'economia italiana Visco sottolinea una serie di "graduali progressi" delle imprese italiane, per esempio dal punto di vista della solidità finanziaria, ma anche gli storici problemi del ristagno della produttività e dei bassi salari, un circolo vizioso. Qui le sue parole incrociano alcune delle recenti decisioni del governo. Il governatore dice che "le forme contrattuali atipiche" - recentemente allargate dal governo - hanno permesso all'occupazione di rispondere alle fluttuazioni dell'economia, ma in molti casi si associano a condizioni di precarietà molto prolungate: "L'introduzione del salario minimo - spiega Visco - può rispondere a non trascurabili esigenze di giustizia sociale". Ma per un'Italia in rapido declino demografico l'occupazione porta necessariamente con se il tema dell'immigrazione, visto che "solo un aumento del saldo migratorio potrà mitigare gli effetti del calo della popolazione". Mentre sulla riforma fiscale messa in cantiere dall'esecutivo, Visco non entra nel dettaglio, ma ricorda che le modifiche devono tenere conto del principio di progressività, dell'efficacia dei programmi di sicurezza sociale e dei "vincoli posti dal nostro elevato debito pubblico": ridurlo è una priorità, dice il governatore, e per questo è necessario tornare presto a "significativi avanzi primari". Citando il Def, Visco sembra dare atto al governo di una "gestione prudente delle finanze pubbliche". Ma un messaggio indiretto arriva sul Mes, che finora il governo non ha voluto ratificare: "Non appena sarà operativa la sua riforma potrà svolgere un ruolo importante".
No alla divisione del mondo in blocchi
Fin qui l'Italia. Ma la prima parte dell'intervento del governatore è in realtà dedicata allo scenario geopolitico e geoconomico e potrebbe essere definita una difesa della globalizzazione. "Il ritorno a una situazione di divisioni tra blocchi contrapposti di Paesi rappresenta un pericolo concreto per uno sviluppo sostenibile e bilanciato", dice Visco, citando la guerra in Ucraina e alludendo più ampiamente alla sfida tra democrazie e autarchie, tra Stati Uniti e Cina. In questa contrapposizione ci sono obiettivi legittimi, come quello di diversificare i flussi di approvigionamento di materie prime, ma comportano "costi e temi non trascurabili". E soprattutto il tentativo di governi di condizionare la localizzazione delle imprese con misure protezionistiche - un riferimento implicito ai maxi sussidi verdi americani - rischia di generare tensioni anche tra Paesi affini. Visco spiega che l'integrazione dei mercati globali ha portato benefici che non vanno sottovalutati: bisogna continuare a collaborare, "nonostante tutto".
Tra Dante e Yuval Noah Harari
Quelle di quest'anno sono le dodicesime considerazioni finali di Visco, arrivato al vertice della Banca d'Italia nel novembre del 2011. E sono le ultime, visto che il suo mandato scadrà a fine anno, aprendo il tema della successione. Nel suo discorso il governatore 73enne lascia un unico, piccolo, messaggio personale, definendo "speciale" l'istutuzione in cui ha lavorato per cinquant'anni, entrandoci nel 1972 e salendo uno dopo l'altro i gradini della gerarchia, fino a sostituire al vertice Mario Draghi, oggi presente in prima fila. E ringraziando a braccio tutti i colleghi. Ma le ultime parole sono una sorta di manifesto del valore dello studio, della curiosità e della conoscenza al servizio delle istituzioni. Visco cita Bonaldo Stringher, primo governatore di Bankitalia, e la sua idea di "migliorare le sorti dell'attività nazionale"; poi con le parole di Dante sull'"uomo compagnevole animale" e dello storico Yuval Noah Harari sull'"immaginare collettivamente" fa un ultimo - e in quest'era decisamente controcorrente - invito all'apertura, al dialogo e alla cooperazione, rivolto soprattutto ai giovani: è l'unica strada per "un mondo futuro più sicuro e più giusto".