Dopo +3,8% nel 2022, il Pil dell'Italia nel 2023 dovrebbe registrare una crescita dell'1,2% per poi rallentare a +1% nel 2024. E' quanto emerge dall'aggiornamento dell'Economic outlook dell'Ocse, appena pubblicato. Il dato per quest'anno è in linea con le stime rilasciate soltanto ieri dall'Istat e più generoso dell'1% programmatico messo in conto dal Def governativo di aprile. Dove le vie si divaricano più sensibilmente è però sul 2024, sul quale pende per altro l'incognita della realizzazione del Pnrr, che è fondamentale per sostenere l'economia tricolore. L'Ocse vede infatti un rallentamento del Pil al +1% l'anno prossimo mentre la previsione governativa è di una crescita programmatica dell'1,5%.
Non a caso l'Outlook contiene anche un monito: "I ritardi nell'attuazione del Piano di ripresa e resilienza potrebbero ridurre la crescita del Pil" dell'Italia", scrivono gli economisti parigini. Secondo l'organizzazione internazionale, piuttosto, "la rapida attuazione delle riforme strutturali e dei piani di investimento pubblico nel Pnrr sarà fondamentale per sostenere l'attività a breve termine e gettare le basi per una crescita sostenibile nel medio termine", oltre ad avere "l'ulteriore vantaggio di esercitare ulteriori pressioni al ribasso sul rapporto debito/Pil".
Il monito sul Pnrr
Nel complesso "i rischi per la crescita - si legge - sono sostanzialmente bilanciati" anche grazie agli elevati risparmi delle famiglie "che potrebbe guidare a un rimbalzo della domanda interna più rapido" del previsto. "Al contrario", avverte l'Ocse oltre ai ritardi degli investimenti pubblici effetti negativi potrebbero arrivare da "ricadute negative dalla recente turbolenza del settore bancario internazionale".
L'Ocse approva la politica fiscale del governo con "un giusto equilibrio tra prudenza fiscale e sostegno alla crescita", ma dice che "negli anni a venire sarà necessario un maggiore consolidamento fiscale per riportare il rapporto debito/PIL su un sentiero più sostenibile". Contrasto all'evasione fiscale ed efficientamento della spesa pubblica sono le principali portate del menu suggerito. "La piena attuazione degli degli ambiziosi piani di investimento pubblico e di riforma strutturale previsti dal Pnrr potrebbe risollevare in modo duraturo il PIL italiano, il che determinerebbe l'ulteriore effetto positivo di ridurre ulteriormente il rapporto debito/PIL". Anche le riforme sono fondamentali. "Tuttavia - annota l'Ocse nel capitolo dedicato all'Italia - la spesa dei fondi del Pnrr è molto in ritardo rispetto al calendario, con l'indicatore cumulato ceh alla fine del 2022 è sotto il 50% rispetto ai piani di spesa iniziali, il che riflette principalmente i ritardi nell'attuazione degli investimenti pubblici. Le priorità dovrebbero essere quelle di sostituire rapidamente progetti non percorribili con altri che lo sono e rafforzare la capacità della pubblica amministrazione di gestire e attuare in modo efficiente i progetti di spesa pubblica previsti".