Economia

Risparmi e turismo per ora aiutano il Pil, ma senza il Recovery la crescita crolla

Risparmi e turismo per ora aiutano il Pil, ma senza il Recovery la crescita crolla
(agf)
I 190 miliardi che l’Italia deve spendere entro il 2026 sono inglobati in tutte le stime dei mercati. Un ritardo farebbe soffrire l’economia
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MILANO -  Il governo Meloni fa fatica a “mettere a terra” il Pnrr, in Europa c’è forte preoccupazione per questo fatto, ma al momento non vi è alcuna reazione né sui mercati finanziari né nei giudizi delle agenzie di rating internazionali. Come si spiega questo fatto? Tutti gli economisti spiegano che esiste una correlazione diretta tra i 190 miliardi che l’Italia può spendere entro il 2026 e la crescita economica futura, incorporata nelle stime di crescita del Prodotto interno lordo (Pil).

Senza questa maggiore spesa, però, le previsioni di crescita peggiorerebbero istantaneamente e quindi i mercati volgerebbero al peggio. Ciò non sta succedendo perché, per vari motivi diversi, l’economia italiana sta andando meglio del previsto, molto meglio della Germania, che negli ultimi due trimestri è entrata in recessione. I motivi di questa resilienza prova a spiegarli Lorenzo Codogno, visiting professor alla London School of Economics e fondatore della sua società di consulenza LC Macro Advisors: «L’Italia ha beneficiato più di altri paesi del calo del prezzo del gas, del rimbalzo della Cina dalla fine del 2022 e della riduzione delle disfunzioni nelle catene internazionali del valore - spiega l’economista -. Inoltre, in Italia le famiglie e le imprese sono meno indebitate e dunque risentono di meno del rialzo dei tassi di interesse e hanno risparmio da spendere. Contribuiscono positivamente anche gli investimenti di NexGenEu, poiché si tratta di tanti quattrini. E probabilmente anche il Superbonus ha drogato la performance del settore delle costruzioni, almeno in passato».

Dunque, una delle ragioni del buon andamento dell’economia italiana, in questo momento, è legata al fatto che durante la pandemia la gente ha risparmiato di più e ora sta riversando questi denari in maggiori spese che sostengono l’attività economica. «I risparmi cumulati nella fase Covid e gli interventi successivi dovuti al caro energia rappresentano uno stimolo fiscale non pienamente fruito - conferma Codogno -. È stato messo “in frigorifero” e ora viene tirato fuori gradualmente per consumi e investimenti, controbilanciando gli effetti della stretta monetaria».

C’è, quindi, un doppio binario: i più alti tassi di interesse stanno facendo sentire il loro effetto negativo sulle attività industriali, manifatturiere, molto presenti in paesi come Cina e Germania, ma anche Italia. Il nostro paese, però, ha il vantaggio di avere altre variabili positive a disposizione, come il maggior risparmio, gli stimoli contro il caro energia e anche una buona parte di servizi che stanno tirando. «È in atto una recessione nel settore manifatturiero e la Cina, che è la fabbrica del mondo, ne risente, mentre gli Usa vivono di servizi che sono in forte ripresa - osserva Andrea Delitala, responsabile advisory di Pictet -. La Germania rallenta e dovrebbe farlo anche l’Italia ma ha il sostegno del NextGen, i cui effetti arrivano un pò alla volta, non tutti insieme, e del turismo che sta tirando molto».

Riepiloghiamo: l’economia italiana, nonostante il cattivo andamento dell’industria, in questo momento è sostenuta dai consumi, dal turismo e dai primi effetti dei soldi spesi con il Pnrr che, se continuassero, porteranno l’Italia a crescere molto più degli altri paesi europei. Questo film è già nelle previsioni degli analisti. «È da molto tempo che ho stime più positive di molti altri analisti per l’Italia. Vedo la crescita del Pil all’1,3% quest’anno e all’1,6% l’anno prossimo e quello successivo - dichiara Codogno -. È chiaro che queste stime incorporano anche la consistente spesa pubblica prevista nel Pnrr per almeno un punto percentuale di Pil all’anno. Se questo venisse meno sarebbe un problema».

Ma allora, nel caso prevalesse l’incapacità del governo italiano a spendere i soldi del Pnrr, cosa succederebbe? Le risorse in gioco sono talmente grandi che, anche se non pienamente utilizzate, daranno comunque una spinta positiva alla crescita. L’importante è prendere almeno le sovvenzioni a fondo perduto, per accedere alle quali occorre fare tutte le riforme richieste e attuarle in modo appropriato. «Non prenderle sarebbe un delitto - ammette Codogno - mentre se anche non si spendessero tutti i soldi dei finanziamenti agevolati, il problema non sarebbe drammatico. L’importante è spenderli bene per avere crescita duratura, altrimenti è meglio non spenderli perché incrementerebbero solo il debito pubblico».

Insomma, vista dall’estero il Pnrr è una manna caduta sull’Italia, non sfruttarla sarebbe deleterio e si avrebbero ripercussioni sui mercati. Proprio in una fase in cui, come osserva Delitala, «il processo di disinflazione è in atto e abbiamo una buona visibilità per il 2023. I prezzi dei Fed funds ci dicono che in Usa sono finiti i rialzi dei tassi, anzi, incorporano già un taglio nel 2024».