Gigafactory, avanti tutta ma l’Italia è in coda
di Diego LonghinIl futuro della mobilità in Europa è elettrico. Una strada già segnata, nonostante i dubbi di alcuni Paesi, le discussioni sui carburanti alternativi e la neutralità tecnologica. A spingere la transizione è il business. Gli obiettivi che l'Unione Europea ha fissato, come lo stop ai motori tradizionali nel 2035 e il Net Zero al 2050, hanno dato la spinta per costruire una nuova filiera. Lo slancio, però, è dato dai ritorni previsti, altrimenti non si capirebbe la corsa in atto verso la costruzione di fabbriche di batterie per auto. A fine maggio in Francia è stata inaugurata la prima gigafactory europea targata Acc, Automotive Cells Company, la joint venture formata da Stellantis, Mercedes e Total Energies. Il complesso di Douvrin - area che Macron vuole trasformare nella Giga Valley francese - è solo il primo avamposto di 57 fabbriche di batterie che spunteranno come funghi nel Vecchio Continente. Non è detto ch…
Il futuro della mobilità in Europa è elettrico. Una strada già segnata, nonostante i dubbi di alcuni Paesi, le discussioni sui carburanti alternativi e la neutralità tecnologica. A spingere la transizione è il business. Gli obiettivi che l'Unione Europea ha fissato, come lo stop ai motori tradizionali nel 2035 e il Net Zero al 2050, hanno dato la spinta per costruire una nuova filiera. Lo slancio, però, è dato dai ritorni previsti, altrimenti non si capirebbe la corsa in atto verso la costruzione di fabbriche di batterie per auto. A fine maggio in Francia è stata inaugurata la prima gigafactory europea targata Acc, Automotive Cells Company, la joint venture formata da Stellantis, Mercedes e Total Energies. Il complesso di Douvrin - area che Macron vuole trasformare nella Giga Valley francese - è solo il primo avamposto di 57 fabbriche di batterie che spunteranno come funghi nel Vecchio Continente. Non è detto che tutti i progetti si realizzeranno, ma la mappa con i vari impianti impressiona. Peccato che l'Italia sia fanalino di coda, tra numero di impianti previsti e gigawattora, tra gli Stati dove è forte l'automotive.
Le 3 fabbriche sulla carta
Sulla carta le fabbriche di batterie sono tre. Oltre all'impianto Acc di Termoli, per trasformare le vecchie Meccaniche in una gigafactory da 40 gigawattora fotocopia di Douvrin, c'è il progetto campano, tra Napoli e Caserta, della Faam. Il taglio è piccolo: 8 gigawattora, ma è previsto un implemento. A incrementare le previsioni dell'Italia c'è il progetto Italvolt. Prima si sarebbe dovuto realizzare alle porte di Torino, sui resti della fabbrica di Scarmagno dell'Olivetti. Ora il patron Lars Carlstrom ha dirottato il tutto verso il Sud, in Sicilia, puntando sull'ex fabbrica Fiat di Termini Imerese. Strategia che fa sorgere più di un dubbio sulla reale solidità dei piani: 3,4 miliardi di investimenti a fronte di un portafoglio clienti tutto da costruire. A livello europeo si sono aperti diversi cantieri. "La mobilità elettrica è un investimento certo - dice Silvia Bodoardo, professoressa del Politecnico di Torino, dove guida la task force batterie e l'electrochemistry Group@Polito - per questo i progetti aumentano. E sono in linea con i fabbisogni rispetto ai trend di incremento delle vendite di auto con la spina".
In Cina la concentrazione di auto elettriche
A livello globale, secondo l'ultimo report della Iea, l'Agenzia internazionale dell'energia, nonostante un mercato auto in calo le vendite di veicoli elettrici a batteria e ibridi plug-in hanno superato i 10 milioni nel 2022, +55% rispetto al 2021. Il rapporto suggerisce anche che le vendite cresceranno di un altro 35% nell'anno in corso: un'auto su cinque venduta sarà full electric. Un mercato che si concentra in Cina (60%), poi Europa e Stati Uniti. Nella mappa degli impianti da dicembre a oggi si è aggiunta Tata Motors, che prevede di produrre celle nel Vecchio Continente, forse in Inghilterra, e poi Svolt, che sta valutando la costruzione di cinque impianti. La società taiwanese ProLogium ha progettato di costruire una gigafactory a Dunkerque, facendo salire la Francia sul podio. Medaglia di bronzo a livello europeo con una produzione totale di 169 gigawattora. L'argento tocca all'Ungheria, Paese che si è dato da fare per attrarre nuovi investimenti, compresi quelli cinesi da 7,6 miliardi di Catl, e prevede di superare i 215 gigawattora. La medaglia d'oro è della Germania con 544 gigawattora spalmati su 14 impianti. Volkswagen, alla cerimonia di inaugurazione dell'impianto di produzione spagnolo di Sagunto della controllata PowerCo, ha annunciato che la capacità prevista di 40 gigawattora potrebbe essere ampliata a 60 gigawattora. InoBat e Gotion stanno pianificando insieme di costruire 40 gigawattora e Britishvolt, avventura inglese entrata in crisi e sull'orlo del fallimento, è stata acquistata da Recharge Industries e rimessa in carreggiata. Produrrà batterie dal 2025.
Tra i principali investimenti ci sono quelli dei gruppi cinesi, da soli o in partnership. Gli ultimi dati indicano che Pechino ha azzerato le campagne di acquisizione delle imprese, preferendo dirottare le risorse verso le gigafactory, prima voce in assoluto di impegno in Europa - il 53% - secondo l'ultimo rapporto dei think tank Merics e Rhodium Group. Una reazione delle imprese del Dragone che, tagliate fuori dagli Stati Uniti a causa dell'Inflation reduction act (Ira), cercano rifugio nei Paesi della Ue. C'è chi non vede di buon occhio lo strapotere della Cina (e le politiche protezionistiche degli Usa) come il ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire, che auspica "una reazione: l'Europa deve mostrare i muscoli. La Cina non ci farà regali, il loro livello tecnologico è paragonabile al nostro", ha detto al taglio del nastro a Douvrin. E auspica che Bruxelles si doti al più presto di norme simili all'Ira. Pensiero che il ministro dell'Impresa e del Made in Italy, Adolfo Urso, condivide, rispetto alla sola Cina, non agli "amici" Usa. Il livello di investimenti in Italia è però minimo e l'Italia rischia anche sul fronte lavoro. Silvia Bodoardo è anche nella task force della European Battery Alliance. "Nei prossimi anni circa 800 mila lavoratori dovranno essere formati in Europa - dice - figure che dovranno essere pronte entro il 2025. A lungo termine le necessità saranno di qualche milione". I giovani italiani sono interessati al settore, ma è probabile che "dovranno andare all'estero per trovare lavoro, a meno che non ci sia un cambio di passo nell'attrazione degli investimenti. Anche dalla Cina".