MILANO - L'inverno che rischiava di portare al razionamento del gas è passato con molti meno traumi del previsto: il clima mite e l'auto-disciplina dei consumatori, famiglie ma soprattutto imprese, ha fatto sì che l'arma più potente in mano a Vladimir Putin risultasse spuntata. Ora che il caldo è arrivato, però, lo sguardo si posa già sulla prossima stagione invernale.
Il prezzo al Ttf di Amsterdam, riferimento per l'Europa, è ritornato leggermente in tensione dopo aver ripreso i livelli antecedenti il conflitto in Ucraina. In una fase di rinnovata volatilità, il riferimento ha rivisto i 30 euro al megawattora e secondo gli osservatori a spiegare il movimento c'è proprio un po' di tensione per quel che riguarda le forniture future. Se da una parte l'annunciato rallentamento economico raffredda le quotazioni energetiche, dall'altra parte le spedizioni di gas americano, in questa fase, vanno più volentieri verso l'Asia, dove la domanda di energia "da condizionamento" è maggiore.
In questo quadro di forze contrarie che operano, e considerando comunque che il livello di stoccaggi in Europa è insolitamente elevato (si parla del 70%), si fa strada un progetto che prevede di sfruttare proprio l'Ucraina - il Paese nel mirino delle forze d'invasione russe - per metter fieno in cascina in vista dell'inverno. Non è apparentemente immediato pensare che un territorio oggetto di raid militari quotidiani possa diventare la cassaforte della materia prima energetica per l'Europa, ma è ciò a cui - ha ricostruito la Bloomberg - si sta pensando a Bruxelles e dintorni.
Sulla mappa dei tecnici è cerchiato in rosso l'impianto di stoccaggio di Bilche-Volytsko-Uherske, a un centinaio di chilometri dal confine con l'Europa: lì si può immagazzinare una quantità di gas naturale pari a quattro volte il massimo livello raggiungibile dal maggior sito tedesco di stoccaggio. L'infrastruttura di trasporto ucraina è senza dubbio capillare, grazie al ruolo che da tempo ha di "rubinetto" del gas russo verso il Vecchio continente. E la distanza dalle zone più calde del fronte suggerisce agli operatori che "sì, potrebbe valere la pena di rischiare", sintetizza l'agenzia finanziaria. Proprio il fatto che gli stoccaggi europei sono già a buon punto del riempimento, infatti, suggerisce che sia opportuno costruirsi un cuscinetto di riserva ulteriore per far fronte ad eventuali momenti di tensione invernale.
Sulla percorribilità di questa via ardita si è espressa anche la società tedesca Rwe, che in passato ha usato il sito di stoccaggio ucraino. Questo, ha fatto sapere a Bloomberg, "può contribuire a bilanciare l'offerta e la domanda durante la seconda metà dell'estate 2023, data la sua eccellente connessione con i mercati del gas dell'Ue". Certo, anche il solo fatto che un progetto del genere non venga cassato a priori simboleggia quanto i decisori europei debbano prendere sul serio la minaccia di trovarsi di nuovo in difficoltà, dopo una stagione in cui hanno speso quasi 650 miliardi di euro per proteggere le famiglie e le imprese dai rincari energetici. E certo, anche il mercato deve fare la sua parte: perché un progetto del genere sia finanziariamente sostenibile è necessario un prezzo del gas a un livello abbastanza basso da rendere percorribile il prendersi un simile rischio. In un certo senso, il mercato sta dando una indicazione: lo spread tra i future con scadenza estiva ed invernale si è allargato negli ultimi tempi, lasciando presagire a un surriscaldamento dei prezzi nei mesi a venire.
Vista dalla sponda di Kiev, la mossa ovviamente avrebbe un duplice valore. Intanto offrirebbe all'Unione una sponda sulla questione energetica, cementando ulteriormente il legame in chiave anti-Putin. Per paradosso, sarebbe uno schiaffo a chi ha imbracciato l'arma energetica proprio come principale minaccia verso l'Ue. E poi genererebbe un flusso di ricavi, sfruttando in parte la grande capacità di stoccaggio del Paese (accreditato di 30 miliardi di metri cubi). "Il mercato ucraino offre lo stoccaggio a un costo fisso, il che rende lo stoccaggio di gas in Ucraina un'opzione molto attraente e competitiva", ha dichiarato Marco Saalfrank della svizzera Axpo, parlando con Bloomberg. Centrale diventa la riduzione dei rischi connessi a una simile impresa, soprattutto alla luce del fatto che le imprese di assicurazione non si espongono volentieri al Paese belligerante suo malgrado. L'operatore locale Ukrtransgaz sta lavorando proprio su questo aspetto per diventare una "power bank" dell'Europa.