Gli occhi dei grandi fondi sulle Pmi italiane
dal nostro inviato Giuseppe ColomboLONDRA – L’occasione è ghiotta perché ha a che fare con gli investimenti. E con il Pnrr che arranca, immagine plastica di una leva per la crescita che non si riesce a far funzionare, avere i fondi di investimento dalla propria parte è un elemento non da poco. Se poi i fondi in questione sono i big del settore, da Blackstone a Cvc, ecco che il “tesoretto” che si ritrova tra le mani la destra al governo diventa ancora più prezioso. Ambasciata italiana, evento promosso insieme allo studio internazionale Legance, con il patrocinio del ministero dell’Economia e di quello delle Imprese: gli uomini d’affari dei fondi internazionali, che investono in Italia, si ritrovano a discutere della «occasione Paese».
LONDRA – L’occasione è ghiotta perché ha a che fare con gli investimenti. E con il Pnrr che arranca, immagine plastica di una leva per la crescita che non si riesce a far funzionare, avere i fondi di investimento dalla propria parte è un elemento non da poco. Se poi i fondi in questione sono i big del settore, da Blackstone a Cvc, ecco che il “tesoretto” che si ritrova tra le mani la destra al governo diventa ancora più prezioso. Ambasciata italiana, evento promosso insieme allo studio internazionale Legance, con il patrocinio del ministero dell’Economia e di quello delle Imprese: gli uomini d’affari dei fondi internazionali, che investono in Italia, si ritrovano a discutere della «occasione Paese».
Certo, l’occasione include anche zone d’ombra perché, dice Giampiero Mazza, responsabile per l’Italia del fondo britannico Cvc, «la questione più difficile da sciogliere resta sempre quella legata alla giustizia, a leggi e regole che non danno certezze». Ma, aggiunge, «il mercato è in una fase assolutamente positiva, soprattutto non c’è più lo stigma del private equity che investe e poi fugge, non siamo più le locuste». E nei capannelli che si formano nelle sale dell’ambasciata, il punto di forza che viene riconosciuto al governo, rappresentato a Londra dal viceministro delle Imprese Valentino Valentini e dal sottosegretario all’Economia Federico Freni, è la stabilità. Un elemento da sempre caro ai fondi, che prescinde dal colore politico, e ora capace di creare un ponte con l’attuale governo.
Una sintonia tutt’altro che scontata data la differenza di dna con una certa destra, quella rappresentata da Fratelli d’Italia, che prima di arrivare a Palazzo Chigi si è sempre tenuta lontana dalla finanza internazionale. Insomma la disponibilità dei fondi c’è. E non è limitata solo alle grandi operazioni industriali, il taglio che tradizionalmente ha caratterizzato l’intervento in Italia. Il perimetro potrebbe allargarsi, a supporto delle piccole e medie imprese.
"Gli investitori internazionali sono interessati all'Italia perché offre rendimenti interessanti, ma questo schema richiede comunque dei partner locali: uno dei temi è la crescita di questi operatori", spiega Alessandro Di Michele, socio e direttore finanziario di Green Arrow Capital.
L'orientamento dei fondi è ancora abbozzato, il governo è intenzionato a sostenerlo perché utile a irrobustire la dorsale produttiva del Paese, diffusa e però debole. E che si sta già provando a rafforzare in altro modo, con il disegno di legge per il mercato dei capitali, per spingere la quotazione in Borsa delle pmi, altro tema apprezzato dagli investitori. Ma la prudenza è d’obbligo, come spiega Freni: "Quando si è affamati, arrivando al buffet, è bene mangiare sempre con forchetta e coltello, e non con le mani: il segnale deve arrivare dal mercato, il governo è pronto". Solo allora l'esecutivo potrà intervenire, facendo sponda con un ventaglio di interventi, come una fiscalità di vantaggio.