Economia

La Cina rallenta e allarma le autorità. La Banca centrale taglia i tassi, ma serviranno altri stimoli

La Cina rallenta e allarma le autorità. La Banca centrale taglia i tassi, ma serviranno altri stimoli
(afp)
Segnali di debolezza dalla produzione industriale e dalle vendite al dettaglio. Tra i nodi c'è anche una disoccupazione giovanile da record, mentre le amministrazioni locali hanno ammassato debiti
2 minuti di lettura

La Cina dà segnali di rallentemento e la Banca centrale di Pechino interviene provando a porre rimedio.

A destare preoccupazione tra gli osservatori economici sono stati, da ultimi, i dati sulla produzione industriale e le vendite al dettaglio, che in entrambi i casi hanno deluso le aspettative. Un segnale che mette il governo di Pechino alle strette: urge qualche contromisura per puntellare una ripresa che fin qui è stata traballante, dopo lo choc della pandemia e i contraccolpi della politica zero-Covid. Se l'inizio dell'anno era partito con un certo dinamismo, il rimbalzo è poi andato sfumando nel secondo trimestre. E non a caso la Banca centrale cinese viene da una serie di tagli di alcuni tassi di interesse chiave, proprio per mettere benzina nel motore dell'economia, e c'è chi scommette che altre iniziative verranno.

La produzione industriale è cresciuta del 3,5% a maggio rispetto a un anno prima, come ha dichiarato giovedì l'Ufficio nazionale di statistica (NBS): meno del 5,6% di aprile e leggermente al di sotto dell'aumento del 3,6% previsto dagli analisti in un sondaggio Reuters: la debolezza della domanda, tanto esterna che interna, sta tagliando le gambe ai produttori.

Deludenti, si diceva, rispetto alle previsioni anche le vendite che a maggio hanno frenato segnando un dato del +12,7% su base annua, contro il +18,4% di aprile. Le previsioni erano di un progresso del 13,7%.

"Tutti i dati finora hanno inviato segnali coerenti che indicano un indebolimento dello slancio economico", ha dichiarato Zhiwei Zhang, presidente di Pinpoint Asset Management, parlando alla Reuters. Dalle indagini sull'andamento delle strutture produttive all'andamentodi prestiti e mercato immobiliare, tutto converge. Tra i numeri emersi nelle ultime ore c'è quello sul tasso di disoccupazione urbano che è rimasto invariato al 5,2% a maggio, stesso dato dello scorso mese di aprile. Ma ha segnato un record la disoccupazione giovanile nella fascia d'età tra 16 e 24 anni, arrivata al 20,8%, dal 20,4 precedente. Per il 2023, il governo ha come obiettivo un tasso di disoccupazione di circa il 5,5%, con la creazione di circa 12 milioni di nuovi posti di lavoro urbani.

La produzione di acciaio e carbone ha rallentato e non è un caso che lo stesso petrolio, nonostante i tentativi dell'Opec di tenere su i prezzi, stia scendendo: c'è la sensazione che la domanda cinese non prometta bene. E non lasciano tranquilli neanche i rischi di deflazione, e i debiti ammassati dalle entità locali.

"L'insufficienza della domanda interna e la debolezza della domanda esterna potrebbero interrompere lo slancio nei mesi a venire, lasciando alla Cina una traiettoria di ripresa a U più graduale nel suo percorso di crescita", ha dichiarato Bruce Pang, capo economista di Jones Lang LaSalle, sempre all'agenzia finanziaria. L'introduzione di stimoli con un allentamento delle politiche su larga scala potrebbe essere il prossimo passo, ha detto Pang. "Ma potrebbero essere necessari due o tre anni per sostenere una ripresa economica in rallentamento".

Per il momento, a muoversi è stata la Banca centrale cinese che, da ultimo proprio nelle scorse ore, ha abbassato il tasso di riferimento per i prestiti a medio termine, cosa che non faceva dall'agosto scorso: una misura anticipata dai mercati e destinata a sostenere la crescita dell'economia. Il tasso di interesse per i prestiti annuali alle istituzioni finanziarie (MLF) è stato ridotto al 2,65% dal 2,75% precedente, ha affermato la banca centrale. Altri tagli verranno su altri tassi, ma per Julian Evans-Pritchard, a capo del desk sulla Cina di Capital Economics, non faranno la differenza. Senz'altro, svelano "la crescente preoccupazione tra le autorità cinesi sulla salute della ripresa".