L'Istat conferma: l'inflazione di maggio scende con l'energia. Pil, Bankitalia lo rialza per quest'anno ma abbassa il 2024-25
a cura della redazione EconomiaMILANO - L'Istat conferma la stima preliminare e dice che a maggio i prezzi al consumo sono saliti dello 0,3% mensile e del 7,6% annuo, rallentando dunque dal +8,2% di aprile e riportandosi sul livello di marzo.
"La decelerazione del tasso di inflazione si deve, in prima battuta, al rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +26,6% a +20,3%) e, in misura minore, di quelli degli Alimentari lavorati (da +14,0% a +13,2%), degli Altri beni (da +5,3% a +5,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,0% a +5,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,9% a +6,7%)". In senso opposto, quindi con "tensioni al rialzo" hanno agito i prezzi degli Alimentari non lavorati (da +8,4% a +8,8%) e di quelli dei Servizi relativi all'abitazione (da +3,2% a +3,5%).
A testimonianza del fatto che la dinamica inflattiva è "vischiosa", come si dice nel gergo dei banchieri centrali, e dunqu…
MILANO - L'Istat conferma la stima preliminare e dice che a maggio i prezzi al consumo sono saliti dello 0,3% mensile e del 7,6% annuo, rallentando dunque dal +8,2% di aprile e riportandosi sul livello di marzo.
"La decelerazione del tasso di inflazione si deve, in prima battuta, al rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +26,6% a +20,3%) e, in misura minore, di quelli degli Alimentari lavorati (da +14,0% a +13,2%), degli Altri beni (da +5,3% a +5,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,0% a +5,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,9% a +6,7%)". In senso opposto, quindi con "tensioni al rialzo" hanno agito i prezzi degli Alimentari non lavorati (da +8,4% a +8,8%) e di quelli dei Servizi relativi all'abitazione (da +3,2% a +3,5%).
A testimonianza del fatto che la dinamica inflattiva è "vischiosa", come si dice nel gergo dei banchieri centrali, e dunque che resta ormai appiccicata ad altre categorie di beni al di fuori dell'energia ci sono altre dinamiche. L'inflazione di fondo, che esclude proprio l'energia insieme ad altre componenti volatili come gli alimentari freschi, rallenta molto lievemente passando da +6,2 a +6%. Così come quella al netto dei soli beni energetici, che passa da +6,3% a +6,2%.
Infatti l'Istat scrive nel suo commento ai dati che, da una parte, "a maggio l’inflazione riprende a scendere, tornando, dopo la risalita registrata ad aprile, al livello di marzo 2023 (+7,6%)". Ma dettaglia che "il rallentamento appare ancora fortemente influenzato dalla dinamica dei prezzi dei Beni energetici, in particolare della componente non regolamentata, in calo su base congiunturale. Nel settore alimentare, i prezzi dei prodotti lavorati mostrano un’attenuazione della loro crescita su base annua, che contribuisce alla decelerazione dell’inflazione di fondo (scesa a +6,0%)".
Se si guarda al carrello della spesa, cioè i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano in termini tendenziali (da +11,6% a +11,2%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto (da +7,9% a +7,1%).
L'inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,6% per l'indice generale e a +4,7% per la componente di fondo. L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) - la variabile che si utilizza nelle statistiche europee - aumenta dello 0,3% su base mensile e dell'8,0% su base annua (in decelerazione da +8,6% di aprile); la stima preliminare era +8,1%. L'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e del 7,2% su base annua.
A dare una misura di un quadro da "bene, ma non benissimo" è l'Unione naziona dei consumatori che accoglie il rallentamento "positivo" dopo il rialzo di aprile dovuto al ritorno degli oneri di sistema su luce e gas, "ma non c'è da essere entusiasti visto che siamo semplicemente tornati ai livelli di marzo, mentre in tutto il resto d'Europa, salvo l'Olanda, l'inflazione di maggio è più bassa di quella di marzo". Resta poi un valore assoluto elevatissimo: "Per una coppia con due figli, il +7,6% significa una stangata pari a 2227 euro su base annua, di questi ben 907 servono solo per far fronte ai rincari dell'11,8% di cibo e bevande. Per una coppia con 1 figlio, la spesa aggiuntiva è pari a 2042 euro, 819 per mangiare e bere. In media per una famiglia la mazzata è di 1704 euro, 665 per prodotti alimentari e bevande analcoliche. Il primato alle famiglie numerose con più di 3 figli con una batosta pari a 2507 euro, 1084 solo per nutrirsi e dissetarsi".
I dati arrivano all'indomani della decisioni della Bce di alzare il costo del denaro di altri 25 punti: la presidente Christine Lagarde ha spiegato la scelta proprio con il fatto che l'inflazione resta troppo alta e troppo a lungo, nonostante l'inizio di inversione di tendenza. Per altro, proprio gli economisti dell'Eurotower hanno aggiornato le loro previsioni sui preziz, sorprendendo al rialzo: gli esperti dell'Eurosistema si attendono che l'inflazione complessiva si attesti in media al 5,4% nel 2023, al 3,0% nel 2024 e al 2,2% nel 2025. La spinta sui prezzi al netto di alimentari ed energia, che resta alta, costringe a rivedere al rialzo le stime precedenti: per quest'anno salirebbe al 5,1%, per poi ridursi al 3,0% nel 2024 e al 2,3% nel 2025.
Bankitalia rivede le previsioni
Alle previsioni della Bce ha contribuito Bankitalia, che oggi ha diffuso il dettaglio per il nostro Paese. Via Nazionale rivede al rialzo il Pil per il 2023 che dovrebbe salire dell'1,3% contro il +0,6% stimato a gennaio. L'economia "si espanderebbe in misura contenuta nel resto del triennio, frenato dagli effetti del peggioramento delle condizioni di finanziamento". Per il prossimo anno il Pil salirebbe solo dell'1% (era l'1,2% nella stima di gennaio) e dell'1,1 nel 2025. Quanto ai prezzi, l'inflazione al consumo sarebbe pari al
6,1% nella media di quest'anno e diminuirebbe al 2,3 il prossimo e al 2 nel 2025 rispetto alle previsioni pubblicate in gennaio,la riduzione è di circa 0,3 punti percentuali.
L'inflazione in Europa
Oggi l'Eurostat ha confermato anche il rallentamento nei 20 Paesi dell'area: a maggio il tasso d'inflazione nei 20 Paesi dell'Eurozona è sceso al 6,1% rispetto al 7% registrato ad aprile e all'8,1% di un anno prima. Lo ha reso noto Eurostat confermando la stima flash diffusa il primo giugno. Nell'insieme dell'Ue l'inflazione è scesa a maggio al 7,1% rispetto all'8,1% di aprile e all'8,8% di un anno prima. Nella Ue, i tassi annuali più bassi sono stati registrati in Lussemburgo (2,0%), Belgio (2,7%), Danimarca e Spagna (entrambi 2,9%). I tassi annuali più elevati sono stati registrati in Ungheria (21,9%), Polonia e Repubblica Ceca (entrambi 12,5%).