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Blinken e la visita difficile in una Cina che rallenta: ecco perché Pechino corteggia i big dell'economia Usa

(ansa)
Il Segretario di Stato arriva dopo il lungo gelo legato al pallone-spia. Le quotazioni per una completa distensione sono molto basse. Ma nonostante i diversi fronti aperti, gli interessi restano elevati
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Gli imprenditori che arrivano come "Vecchi amici" e un Segretario di Stato che deve riuscire a tenere insieme il punto duro su alcuni dossier critici, ma anche saldare rapporti commerciali che sono ancora vitali per l'una e l'altra parte.

Antony Blinken, va a Pechino per cercare una convergenza con la Cina su alcuni grandi capitoli di quella cooperazione che appare oggi congelata tra diffidenze e scambi di accuse reciproci. Arriva anticipato da Bill Gates, ricevuto col tappetto rosso a Pechino come un "vecchio amico" che riceve tutti gli onori dal presidente Xi Jinping. E' la prima volta che il fondatore di Microsoft torna dal 2019, ma è solo l'ultima di una serie di visite di big dell'economia Usa, da Elon Musk a Tim Cook, dopo la revoca delle restrizioni "zero Covid" che avevano isolato il Dragone per tre anni. Anche Jamie Dimon, Pat Gelsinger di Intel, Mary Barra di General Motors e David Solomon di Goldman Sachs sono in questo elenco.

Questo riavvicinamento ci sarà anche a livello politico? L'obiettivo è archiviare l'incidente del pallone spia cinese abbattuto nei cieli degli Stati Uniti a febbraio scorso, che fece slittare fino a oggi la visita di Blinken a Pechino, ma la tensione è ancora palpabile.     Il pronostico del Washington Post è che un solo viaggio non possa cambiare chissà quanto. "In realtà, la parte cinese non nutre speranze che la visita di Blinken porti a risultati significativi. Si potrebbe dire che la Cina non nutre alcuna speranza per questo incontro", ha dichiarato Wang Yong, direttore del Centro di economia politica internazionale dell'Università di Pechino. Blinken, ha aggiunto al Wp, "probabilmente non sarà il benvenuto".

Nell'ultimo colloquio telefonico, il segretario di Stato Usa ha sottolineato l'importanza di "mantenere aperte le linee di comunicazione" tra Cina e Stati Uniti, mentre il suo omologo cinese, il ministro degli Esteri Qin Gang, ha parlato di "nuove difficoltà e sfide" nelle relazioni bilaterali.

Secondo la lettura del Wp il viaggio arriva in un momento di fiducia diplomatica di Pechino. I leader mondiali sono tornati a volare da quelle parti e il partito si sta giocando il suo carico di influenza su molte caselle dello scacchiere geopolitico mondiale, dalla crisi ucraina a quella palestinese, passando per l'apertura di una sede diplomatica da parte dell'Honduras. Una serie di tasselli che supportano l'autostima e che permettono di gonfiare il petto al cospetto del rivale numero uno.

Se c'è però un aspetto per il quale Pechino ha ancora bisogno di accogliere a braccia aperte gli americani, è quello economico: "La Cina ha ancora bisogno - e vuole - gli investimenti e il commercio americani", ha scritto il quotidiano. Anche perché gli ultimi dati sulla ripresa cinese non sono stati certo entusiasmanti: settore immobiliare in crisi, produzione industriale e consumi interni frenati, disoccupazione giovanile da record, contrazione degli investimenti e debito locale oltre i livelli di guardia. Una situazione che ha portato la Banca centrale a tagliare i tassi per sostenere l'economia e che - secondo gli addetti ai lavori - chiamerà a nuovi interventi delle Autorità.

Di lì la necessità di corteggiare i big della Corporate America. "La Cina spera che le relazioni con gli Stati Uniti possano essere migliorate, in parte per aiutare la ripresa e altre sfide economiche", ha spiegato Zhao della Fudan University. Separare politica e affari, col convitato di pietra della questione di Taiwan sul tavolo, però non è semplice. La scorsa settimana Sequoia Capital, uno dei primi investitori della società madre di TikTok, ByteDance, ha dichiarato che avrebbe diviso le sue attività in Cina e negli Stati Uniti in società separatedopo che è finita sotto diverse restrizioni e divieti negli Stati Uniti per motivi di sicurezza nazionale. 

La "guerra dei chip" è poi al cuore della competizione tra Cina e Stati Uniti per la supremazia tecnologica: Pechino, a dicembre scorso, ha sporto reclamo al Wto (Organizzazione Mondiale del Commercio) per le restrizioni all'export di chip da parte degli Stati Uniti, che vogliono evitare che tecnologie chiave finiscano nelle mani di Pechino e che la Cina possa utilizzarle a scopo militare.

Washington dichiara di volere il "de-risking" nei rapporti economico-commerciali con la Cina, e non la separazione delle economie, il "de-coupling". Dopo la visita di Blinken si vedrà quanto la strada sia percorribile.