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Agenda 2030, l’Italia avanza sulla parità di genere. Passi indietro su giustizia ed energia

Il rapporto 2023 dell’istituto sul raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità Onu. In miglioramento il 42,6% delle misure rispetto ai target delle Nazioni Unite
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ROMA –  Italia sempre di più forte sullo sviluppo sostenibile, con più della metà degli indicatori relativi al raggiungimento degli obbiettivi definiti dall’Agenda Onu 2030 in miglioramento rispetto a dieci anni fa. A spingere sono parità di genere e Ict, mentre si tentenna sul fronte energetico e istituzionale, con effetti impattanti anche su Next Generation Eu e Pnrr.  

A rivelarlo è la sesta edizione del Rapporto Istat sui Sustainable Development Goals 2023 presentato martedì, secondo cui nel breve periodo il 42,6% delle misure statistiche è in miglioramento rispetto ai target, il 24,6% stazionario e il 32,8% in peggioramento. Inoltre, rispetto ai 10 anni precedenti, i segnali positivi sono stati più numerosi: il 58,6% delle misure infatti risulta in miglioramento, mentre il 21,3% resta stazionario e il 20,1% segnala un peggioramento. Un quadro variegato, fotografato grazie all’aggiornamento dell’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dei 17 goal Onu.

A trainare i risultati positivi sarebbero gli indicatori relativi all’uso delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazione, in aumento anche dopo il picco della fase pandemica. Ma soprattutto la parità di genere, determinante nell’andamento italiano grazie ad una maggiore presenza delle donne nelle posizioni direttive. 

In particolare, sotto il profilo dell’uguaglianza di genere, l’Istituto nazionale di statistica ha rilevato che nell’ultimo anno il numero di chiamate al numero di pubblica utilità 1522 contro la violenza e lo stalking si è ridotto sensibilmente, con un tasso di presenza di centri antiviolenza e case rifugio di 2,39 servizi in totale ogni 100.000 donne sopra i 14 anni. Tuttavia, la rappresentanza femminile si sarebbe ridotta nel Parlamento nazionale scendendo al 33,7% nel 2022 (-1,7), crescendo al contrario nelle amministrazioni regionali e nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa (42,9%; +1,7) e negli organi decisionali (21%; +1,9). 

Negativo, invece, l’andamento della giustizia e delle istituzioni, con una percentuale consistente di misure in peggioramento a causa dell’aggravarsi delle condizioni di affollamento delle carceri e della soddisfazione verso i servizi pubblici. Ma a peggiorare più di tutti è il fronte energia, con livelli più elevati di indicatori negativi a causa della forte ripresa dei consumi energetici post-pandemica e, al contempo, di una non altrettanto intensa crescita dei consumi da fonti rinnovabili, complice anche la divergenza tra le regioni in campo di energia pulita e sostenibilità. 

Dopo il crollo registrato nel 2020, infatti, i consumi energetici sono aumentati nettamente nel 2021, con un +9,8% per l’Italia che è cresciuta più della media Ue27 e delle principali economie europee. In aumento anche l’intensità energetica nel 2021, per il secondo anno consecutivo (+1,4%). Malgrado l’andamento negativo dell’ultimo anno, dunque, l’Italia si conferma al quinto posto della graduatoria europea. Nonostante questo, l’incremento rilevante  dei consumi finali pro capite (+5,0%) ha riportato il nostro paese agli standard di dieci anni fa. Mentre, sempre nel 2021, l’apporto complessivo da fonti rinnovabili al consumo finale lordo di energia (19,0%) è stato in flessione rispetto al 2020.


 

 

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