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Patuelli: “L’aumento dei tassi è inevitabile perché l’inflazione è il peggiore dei mali”

Il rappresentante dei banchieri italiani difende l’operato della Bce. E sulla possibile recessione dice che “non è conclamata ma alcuni settori stanno rallentando. E al Governo suggerisce di “ridurre il debito pubblico prima di attacchi speculativi contro l’Italia”
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Temo che un certo rallentamento dell’attività economica sia inevitabile quando si combatte duramente l’inflazione, che è la più brutta delle malattie». Quindi è inutile che la premier e i ministri alzino la voce contro la Bce? «Non entro nel merito delle polemiche politiche. Certo, si potevano modulare i rialzi in modo più graduale, però non dimentichiamo che gli interessi 0mondo occidentale». Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, invita a fare professione di realismo: «Ora per le banche il sentiero si fa più stretto».

In che senso?

«Come ha ricordato Andrea Enria, capo della vigilanza Bce, le banche stanno alzando i tassi sui depositi. Intanto crescono i costi della raccolta, spinti al rialzo dalla concorrenza compresa quella dello Stato».

Cioè dai tassi sui titoli pubblici?

«Certo, così come sono saliti i tassi delle obbligazioni, dei certificati di deposito e delle mille altre forme di investimento che hanno invaso il mercato, pubblicizzate ampiamente sui giornali: sempre meno ris…

Temo che un certo rallentamento dell’attività economica sia inevitabile quando si combatte duramente l’inflazione, che è la più brutta delle malattie». Quindi è inutile che la premier e i ministri alzino la voce contro la Bce? «Non entro nel merito delle polemiche politiche. Certo, si potevano modulare i rialzi in modo più graduale, però non dimentichiamo che gli interessi 0mondo occidentale». Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, invita a fare professione di realismo: «Ora per le banche il sentiero si fa più stretto».

In che senso?

«Come ha ricordato Andrea Enria, capo della vigilanza Bce, le banche stanno alzando i tassi sui depositi. Intanto crescono i costi della raccolta, spinti al rialzo dalla concorrenza compresa quella dello Stato».

Cioè dai tassi sui titoli pubblici?

«Certo, così come sono saliti i tassi delle obbligazioni, dei certificati di deposito e delle mille altre forme di investimento che hanno invaso il mercato, pubblicizzate ampiamente sui giornali: sempre meno risparmiatori vogliono tenere i soldi fermi sui conti, molti cercano di investire in strumenti finanziari che diano un certo rendimento. Le banche, se vogliono finanziarsi, devono offrire a loro volta tassi competitivi sui titoli che emettono. Così mettono a dura prova la loro struttura dei costi: ma non c’è scelta se non vogliamo che si riduca il credito per l’economia e si arrivi al credit crunch. Anche perché la Bce ha fermato gran parte degli Tltro, i crediti alle banche finalizzati all’economia reale, e sta tirando il freno su tutti i finanziamenti al settore finanziario».

Il credito sta riducendosi anche per il rallentamento dell’economia, come ha confermato la Confindustria: c’è pericolo di recessione?

«Di recessione conclamata forse no, ma sicuramente, come già sta avvenendo, rallenteranno alcuni settori. Bisogna considerare che i tassi aumentano in tutta Europa, così ad esempio sono colpite le componenti per auto legate alla Germania. Va poi considerata la riduzione di agevolazioni come quelle per l’edilizia».

Ma l’inflazione, causa prima di questa catena di disgrazie, quanto ci metterà a recedere?

«Come vedete, il rientro sta avvenendo con lentezza. Comunque, i rialzi dei tassi non sono l’unica strada».

Quali altre?

«Per esempio un più efficace controllo sui conti pubblici. L’anno prossimo il servizio del debito si può avvicinare ai 100 miliardi, una somma spropositata che aumenta il rischio di attacchi speculativi contro l’Italia».

Ma a giudicare dallo spread per ora i mercati sono tranquilli, non le pare?

«Attenzione, lo spread è basso solo perché, essendo la differenza fra i Btp i Bund tedeschi, questi ultimi recano tassi insolitamente alti: 2,32% (quotazione di ieri mattina, ndr) contro il 3,97% dei titoli italiani. Guardiamo i rendimenti dei titoli degli altri Paesi: 2,85% i francesi, 3,29% gli spagnoli, 3,59% i greci. Vede? I tassi d’interesse italiani sono i più alti dell’eurozona».

In questa situazione com’è possibile che il governo continui a traccheggiare sul Mes?

«Guardi, il Mes è diventato una questione talmente politica che non voglio entrarci. Aspetto che se ne discuta finalmente in termini oggettivi e giuridici».

Ma non c’è il pericolo che gli altri Paesi si facciano il loro Mes e ci lascino con il cerino in mano?

«Il Mes è un trattato, al quale l’Italia ha inizialmente aderito versando la relativa quota. Il nuovo Mes è anch’esso un trattato, come tale da approvare all’unanimità. Finché ciò non accade, resta in vigore il vecchio Mes».

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