Economia

Avvocati e intelligenza artificiale. Il sogno di sentenze “predittive” e il pericolo di errori senza responsabili. "Ci libererà del lavoro ripetitivo, ma non potrà sostituirci"

Avvocati e intelligenza artificiale. Il sogno di sentenze “predittive” e il pericolo di errori senza responsabili. "Ci libererà del lavoro ripetitivo, ma non potrà sostituirci"
I vantaggi: la possibilità di analizzare in pochissimo tempo un gran numero di dati, fino ad arrivare a "sentenze predittive", cioè estremamente probabili, dati i precedenti. I rischi: violazione della proprietà intellettuale, violazione della privacy, difficoltà di attribuire della responsabilità degli atti, errori compresi
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ROMA - Nei tribunali cinesi le sentenze "predittive" (che si basano cioè sui principi estratti dai precedenti) sono arrivate già nel 2021. La Chinese Accademy of Science è in grado di attingere da un archivio di circa 17mila casi, utilizzandoli per elaborare decisioni autonome. In Perù poche settimane fa è esplosa la polemica per una sentenza scritta con il contributo di ChatGpt. In Italia non ci sono all'orizzonte giudici robot, ma, per dirla con Alessandro Vasta, socio dello studio legale Tonucci & Partners e coordinatore del Comitato scientifico sull'Intelligenza Artificiale di Assodpo (comitato di consulenza profesisonale per la protezione della Privacy), "non sarà l'intelligenza artificiale a sostituire gli avvocati ma gli avvocati che la usano a sostituire quelli che non la usano".

Perché innanzitutto l'intelligenza artificiale già adesso dà un contributo enorme per la velocizzazione delle pratiche: "Quando ci sono acquisizioni societarie bisogna verificare i dati sulla società acquisita consultando centinaia se non migliaia di documenti. - spiega Italo De Feo, Co-head del dipartimento Tecnologie, Media e Comunicazione e partner dello studio legale CMS - L'Intelligenza artificiale è uno strumento che può aiutare moltissimo, individuando la durata, le penali, specifiche clausole". Le capacità dell'Ai vanno ben oltre quelle di una sia pure accurata ricerca con le parole chiave sul modello di google, per cui "usando algoritmi particolari si possono trovare precedenti e argomenti utili per chi sta scrivendo un atto", aggiunge De Feo.

Proprio per questo, spiega Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense, "nel nostro ultimo Congresso, a Lecce, sulla scorta delle mozioni approvate abbiamo chiesto l'attuazione di un sistema unico di digitalizzazione degli atti processuali, che vorremmo anche mettere a disposizione del cittadino. Una sorta di grande portale dell'avvocatura che non può che essere uno strumento: a tutelare il cittadino deve sempre essere un avvocato, che non può essere sostituito da una macchina". E tuttavia, proprio dall'evoluzione di un archivio telematico, quello della giustizia tributaria, potrebbero arrivare le prime sentenze predittive italiane: il progetto Progedit del Pnrr prevede che da un elaborato archivio che viene affidato alla Sogei si possano estrarre in futuro delle sentenze tipo, che potrebbero servire ai cittadini per capire cosa aspettarsi dal giudice, nel caso decidano di andare in tribunale. Una funzione "dissuasiva" e di riduzione delle controversie tributarie, per il momento. Per il futuro, chissà.

"L'intelligenza artificiale potrebbe rendere più efficiente il funzionamento dei tribunali", ipotizza Greco. "In Italia ci sono processi che durano anni, poi arrivano in Cassazione e gli imputati vengono prosciolti tutti perché il fatto non è stato commesso. Questo succede perché non esiste un meccanismo idoneo a verificare che i processi rispondano a principi di efficienza". Un'ipotesi affascinante che al momento sembra molto lontana. Per il momento, rileva Vasta, "l'intelligenza artificiale può sicuramente liberarci da attività molto ripetitive, su cui un tempo si perdevano settimane di lavoro". E quindi andranno anche rivisti i tariffari, aggiunge l'avvocato, soprattutto quelli degli studi che pesano il lavoro "ad ore": "Un'ora di lavoro varrà molto di più, perché comprenderà solo attività di alta specializzazione".

Accanto agli indubbi vantaggi, per le professioni legali, però stanno sorgendo già i primi dubbi e le prime obiezioni. "E' da stabilire cosa succede quando l'intelligenza artificiale sbaglia. - spiega De Feo - E' come per la guida automatica: se c'è un incidente stradale chi è il responsabile, il proprietario, chi ha elaborato il sistema? C'è poi una questione di proprietà intellettuale: quello che viene creato dall'intelligenza artificiale a chi appartiene? E poi cè la questione della privacy: se io per avere delle risposte immetto nel sistema dati sensibili, rendendoli disponibili a tutti, violo la privacy dei miei clienti". E quindi, se mai un giorno si potrà usare ChatGpt in ambito legale, si dovrà pensare a una versione su misura.

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