Economia

Salario minimo, emendamento della maggioranza per affossare la proposta delle opposizioni. Schlein: “Così umilia lavoratrici e lavoratori poveri”

Salario minimo, emendamento della maggioranza per affossare la proposta delle opposizioni. Schlein: “Così umilia lavoratrici e lavoratori poveri”
(fotogramma)
Arriva in commissione Lavoro alla Camera un emendamento soppressivo. Fonti di maggioranza: “Non è totem per propaganda estiva”. Ira delle opposizioni. Conte: “Meloni insulta gli italiani”
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La maggioranza di centrodestra entra a gamba tesa sulla proposta delle opposizioni (tranne Iv) di un salario minimo fissato a 9 euro orari. Una misura che, ha da poco certificata l’Istat, renderebbe benefici a oltre 3 milioni di lavoratori poveri. Il centrodestra ha infatti depositato in commissione Lavoro alla Camera un emendamento soppressivo degli otto articoli della proposta di legge sul salario minimo che era stata adottata come testo base per la discussione.

I prossimi passi

L’esame riprenderà martedì. Al massimo il giorno successivo si voterà, dunque, anche l’emendamento abrogativo che – visti i numeri – dovrebbe passare. Il testo approderà comunque all’Aula, essendo tra quelli ‘assicurati’ alle opposizioni: è già calendarizzato per il giorno 28. A quel punto, però, approderebbe con un mandato al relatore per non farlo arrivare a destinazione.

Un passo che arriva allo scadere del termine per la presentazione degli emendamenti (che è scattato alle 12 di oggi, venerdì 14 luglio) e che le stesse fonti di maggioranza così giustificano: “Ci siamo visti costretti a procedere in questo senso e continuare nel lavoro avviato, da maggioranza e governo, su provvedimenti che hanno già dato i loro frutti - come il taglio del cuneo e il dl lavoro - e quelli che tra qualche giorno arriveranno in parlamento come il prossimo disegno di legge lavoro. Il tema dei salari è nell'agenda politica del centrodestra e stiamo lavorando per dare risposte adeguate e non solo strumentali ed inattuabili".

Le fonti accusano le opposizioni di avere “preferito fare di un tema così importante un totem di propaganda in vista dell'estate, ponendo un muro sulla proposta da noi avanzata di una discussione a 360 gradi sulla contrattazione, il welfare aziendale e lavoro povero da avviare a settembre". 

La protesta delle opposizioni

Immediata e dura la protesta delle opposizioni.

La leader del Pd, Elly Schlein, dice che “chi sopprime la possibilità di far uscire lavoratori e lavoratrici dallo sfruttamento e dalla povertà si qualifica da solo: stiamo parlando di 3 milioni e mezzo di persone con un salario minimo orario inferiore ai 9 euro”. La segretaria Dem prosegue domandandosi: “Quanta arroganza ci vuole per rifiutarsi di prenderli in considerazione? Dietro quelle retribuzioni da fame ci sono contratti pirata, falsi appalti, false imprese, false cooperative, abuso di contratti precari. Tagliano di miliardi il contrasto alla povertà e danno un euro al giorno con una card una tantum, ma si rifiutano di aggredire il problema della povertà nei luoghi in cui ha origine. Perché sono interessati più alla propaganda e alla presa in giro che alla soluzione dei problemi”. Quindi conclude, in riferimento all’emendamento abrogativo: “Così facendo non umilia le opposizioni: umilia lavoratrici e lavoratori poveri, abbandonandoli alla morsa dell'inflazione e alle conseguenze disastrose dei provvedimenti di questo governo. La maggioranza ci ripensi e approvi con noi questa proposta”.

La raffica di commenti arrabbiati è impressionante. "La destra si rifiuta di discutere nel merito di una proposta unitaria dell'opposizione – dice a Repubblica il dem Arturo Scotto, capogruppo alla commissione Lavoro - Presenta un emendamento soppressivo, dimostrando un cinismo politico mai visto, salva i suoi potenti, e dice no di no a tre milioni di lavoratori poveri. Daremo battaglia in commissione e poi in aula il 28 luglio". Per il collega di partito Antonio Misiani la destra “ha gettato la maschera. Nessuna contro proposta, nessuna ricerca di un punto di incontro con le opposizioni. Un no puro e semplice. Pregiudiziale. Ideologico. Uno schiaffo in faccia a tre milioni di lavoratrici e lavoratori sottopagati e sfruttati”. Per Francesco Boccia ''certifica che la destra italiana è contro la dignità del lavoro e contro i poveri”.

Per Matteo Richetti, capogruppo di Azione, "la risposta della maggioranza non si è fatta attendere; sul salario minimo bloccano la legge e la loro controproposta è: nulla, i lavoratori sottopagati possono attendere". Anche Nicola Fratoianni, segretario di SI e parlamentare dell’Alleanza Verdi Sinistra, su Twitter attacca: "E' più forte di loro, non c'è storia: fare la guerra ai poveri è lo sport preferito dalla destra di questo Paese. Voler sopprimere la proposta di legge sul salario minimo è indecente". 

Il vicepresidente del M5S, Michele Gubitosa, dice senza giri di parole: “Questa destra è nemica dei lavoratori”. E il leader M5S, Giuseppe Conte, rincara: "Carovita? Lavoro sottopagato? Buste paga indegne? Ecco la risposta del Governo: un emendamento confezionato in fretta e furia per sopprimere la nostra proposta sul salario minimo legale che darebbe a milioni di cittadini il diritto a una paga dignitosa”. Per Conte “Meloni e la maggioranza sono convinti di avere avuto con le elezioni il mandato politico di insultare gli italiani”.

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