La Cina frena ancora: obiettivo di crescita a rischio. Servono nuovi stimoli, ma Pechino ha le armi spuntate
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - L’economia cinese continua ad andare avanti con il freno a mano molto tirato (e pesa sui mercati finanziari). Una ripresa post pandemia fragile, una domanda interna ed esterna che si è indebolita, e che fa aumentare la pressione sul governo per mettere in campo nuovi stimoli, se non si vuole mancare il target del 5% del Pil previsto per quest’anno. La crescita della Cina rischia di essere più difficile da raggiungere di quanto Pechino e molti analisti avessero sperato.
Tra aprile e giugno il Pil segna un più 0,8% rispetto al trimestre precedente, ben al di sotto del +2,2% registrato nei primi tre mesi del 2023. Su base annua, il Prodotto interno lordo è sì aumentato del 6,3% nel secondo trimestre, meglio del 4,5% dei primi tre mesi, ma sono dati “influenzati” soprattutto dal fatto che si partiva da una base bassa visto che l’anno scorso quasi tutte le grandi città - Shanghai in primis - erano alle prese con le restrizioni per il Covid. Quel +6,3% non può essere infatti motivo di compiacimento per la leadership comunista.
In miglioramento la produzione industriale (aumentata del 4,4% su base annua a giugno rispetto al 3,5% di maggio), ma a preoccupare maggiormente è la disoccupazione giovanile che ha di nuovo raggiunto un altro record: 21,3%. Altri dati negativi riguardano le vendite al dettaglio (aumentate del 3,1% su base annua a giugno, in calo rispetto al 12,7% di maggio); gli investimenti nel settore immobiliare sono crollati del 7,9% nei primi sei mesi di quest'anno.
Dopo un breve rimbalzo guidato dalla spesa per i servizi all'inizio di quest’anno, è da aprile che la ripresa economica cinese si è arenata su diversi fronti: un netto rallentamento rispetti ai primi mesi del 2023. “Le famiglie e le imprese private rimangono caute nel contrarre prestiti e fare investimenti a causa della debolezza della fiducia e delle scarse prospettive di reddito”, scrive la rivista economica cinese Caixin. Per gli esperti, con queste premesse e senza stimoli monetari all’orizzonte non è escluso che la Cina manchi l’obiettivo di crescita del 5% stabilito dal governo.
È probabile che il Partito adotti ulteriori misure di stimolo, tra cui la spesa fiscale per finanziare progetti infrastrutturali, un maggiore sostegno ai consumatori e alle imprese private e un allentamento della politica immobiliare. Ma è improbabile, secondo gli analisti, che si verifichi una rapida inversione di tendenza. Tutti gli occhi saranno puntati allora sulla riunione del Politburo di fine mese che deciderà le politiche economiche per il resto dell'anno. Ma Pechino ha già lasciato intendere che quest'anno le misure di stimolo saranno probabilmente di portata limitata.
A differenza dei Paesi occidentali, in Cina la minaccia non è l'inflazione, ma la deflazione. L'indice dei prezzi al consumo è rimasto piatto (0%) su base annua, rispetto all'aumento dello 0,2% registrato a maggio. L'indice dei prezzi alla produzione è sceso per il nono mese consecutivo: -5,4% rispetto a un anno fa, segnando il calo più forte da dicembre 2015.
"La ripresa della Cina sta andando di male in peggio", scrive Harry Murphy Cruise, economista di Moody's Analytics, in una nota. "Il 2023 sembra sempre più un anno da dimenticare per la Cina”.