Economia

Emergenza caldo

Come cambia il lavoro in fabbrica quando nei reparti le temperature sono roventi

Come cambia il lavoro in fabbrica quando nei reparti le temperature sono roventi
Da Marelli a Whirlpool: aumentano le pause, spuntano i nebulizzatori, mentre gli impianti di condizionamento rimangono accesi. Oltre all’acqua distribuiti integratori e sali minerali
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L’emergenza caldo cambia l’organizzazione del lavoro e dei tempi. Mentre si parla di leggi e norme che scattino in automatico non appena la colonnina di mercurio supera una certa soglia di gradi, in alcune imprese si è passati già ai fatti. Una trasformazione partita in questi giorni grazie ad accordi con le organizzazioni sindacali che, vademecum alla mano, hanno chiesto di rendere meno pesante gli effetti del caldo in fabbrica. Gli esempi non mancano. Come l’intesa raggiunta in due stabilimenti della Marelli, uno a Sulmona, in Abruzzo, dove fanno sospensioni, e l’altro a Venaria Reale, nell’hinterland di Torino, dove si costruiscono sistemi di scarico per le auto. Accordi arrivati dopo le proteste di Fim, Fiom e Uilm e dei lavoratori. I sindacati hanno ottenuto di aggiungere dalle tre alle quattro pause  di un quarto d’ora o di dodici minuti lungo i turni della giornata a seconda del reparto, che sia il montaggio o la logistica. Non solo. Il 25 luglio ci sarà un nuovo incontro tra l’azienda e i sindacati per verificare che gli stop aggiuntivi siano sufficienti a rendere meno pesante la situazione, verificando anche l’andamento delle condizioni climatiche. A Melano, vicino a Fabriano, dove nello stabilimento  Whirlpool si fabbricano i piani cottura per le cucine, per il caldo è stata rispolverata una misura attuata per il Covid e permutata sull’emergenza caldo: una pausa aggiuntiva di 7 minuti al raggiunto dei 31 gradi. “Era prevista nel protocollo Covid – spiegano le organizzazioni sindacali - ma stiamo riuscendo a mantenerla”.

Alla Faiveley Transport di Piossasco, in provincia di Torino, che fa parte del gruppo francese Wabtec e dove si realizzano componenti per convogli ferroviari, è stato concesso il raddoppio della pausa fisiologica. Nei reparti sono stati poi installati erogatori di acqua fredda e distributori di integratori e sali minerali. Analoghi provvedimenti verranno presi anche per i dipendenti cantieristi della società che operano dai clienti, ad iniziare da Trenitalia. Cambi di pause alle Fucine Rostagno negli stabilimenti di Cuorgné e Forno Canavese, in provincia di Torino, dove si realizzano laminati. Le pause sono state rimodulate in modo che si lavora per 45 minuti e ci si ferma per 15 minuti. Alle Bersano Carlo di Fusano, dove si fa stampaggio a caldo, si lavora 40 minuti e lo stop è salito a 20 minuti durante i turni.

Pochi giorni fa Stellantis aveva deciso in autonomia di mandare a casa gli addetti della linea della Fiat Panda nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Temperature troppo alte, impossibile continuare a lavorare. La casa produttrice di auto è poi intervenuta in tutti i siti tenendo in funzione gli impianti di condizionamento anche fuori dai turni di lavoro. In più a Pomigliano sono stati distribuiti generi di conforto, ad iniziare dall’acqua, oltre a integratori. Anche nei siti produttivi di Iveco sparsi per l’Italia – dicono i sindacati – è stato rafforzato il raffrescamento, anche con nebulizzatori, ed è stata distribuita acqua.

“Nelle grandi aziende – spiegano i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm – questi interventi, quando scoppia l’emergenza caldo, si riescono a fare. Il problema è che non avvengono in automatico, come in altri Paesi europei, per rendere migliori le condizioni di lavoro. Ci deve essere sempre il caso per far spuntare fuori i nebulizzatori, distribuire acqua e sali minerali. Bisognerebbe evitare che nelle fabbriche si patisca il freddo di inverno e il caldo d’estate senza che si arrivi all’emergenza. Nelle piccole e medie imprese, soprattutto dove non è presente il sindacato, il problema è ancora più sentito. Non sempre i datori di lavoro comprendono i rischi. Per questo una normativa sarebbe utile”.

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