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L’Opec+ taglia la produzione, vola il petrolio. Il governo nei guai per gli aumenti dei carburanti

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Dopo il rialzo del gas, l’esecutivo – già alle prese con la scarsità di risorse da destinare alla legge di Bilancio, dovrà scegliere tra bonus bollette e il bonus benzina
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ROMA – Un milione di barili da parte dell’Arabia Saudita. Più altri trecentomila dalla Russia di Vladimir Putin. I due azionisti di maggioranza dell’Opec+, lo storico cartello dei principali fornitori di petrolio da qualche anno allargato a Mosca, hanno deciso di prolungare i tagli alla produzione di greggio fino alla fine dell’anno.
Una mossa che ha uno scopo molto preciso: agire sul lato dell’offerta, riducendola, per far salire i prezzi. Obiettivo raggiunto pochi minuti dopo l’annuncio, battuto dalle agenzie internazionali a metà pomeriggio. Gli investitori internazionali hanno subito cominciato a comprare “opzioni” sul petrolio, facendo salire il prezzo del Brent (l’indice di riferimento europeo con base e Londra) oltre i 90 dollari, quota raggiunta per la prima volta nel corso del 2023. Lo stesso per il Wti (l’indice di riferimento negli Usa) che è tornato sopra gli 87 dollari.

ROMA – Un milione di barili da parte dell’Arabia Saudita. Più altri trecentomila dalla Russia di Vladimir Putin. I due azionisti di maggioranza dell’Opec+, lo storico cartello dei principali fornitori di petrolio da qualche anno allargato a Mosca, hanno deciso di prolungare i tagli alla produzione di greggio fino alla fine dell’anno.
Una mossa che ha uno scopo molto preciso: agire sul lato dell’offerta, riducendola, per far salire i prezzi. Obiettivo raggiunto pochi minuti dopo l’annuncio, battuto dalle agenzie internazionali a metà pomeriggio. Gli investitori internazionali hanno subito cominciato a comprare “opzioni” sul petrolio, facendo salire il prezzo del Brent (l’indice di riferimento europeo con base e Londra) oltre i 90 dollari, quota raggiunta per la prima volta nel corso del 2023. Lo stesso per il Wti (l’indice di riferimento negli Usa) che è tornato sopra gli 87 dollari.

Per capire l’eccezionalità della situazione basterebbe ricordare che, tranne un breve intervallo di pochi mesi l’anno scorso, era dal 2014 che Brent e Wti non raggiungevano un simile livello di prezzi. Perché nonostante gli appelli delle cancellerie occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti, che stanno premendo sull’Arabia per non tagliare la produzione in modo da non influire sui prezzi, l’Opec+ prosegue nella sua politica di incrementare i ricavi dalla vendita di greggio. Per la Russia, in particolare, un modo per sostenere le spese di guerra.


Una pessima notizia per i consumatori che ne vedranno le conseguenze a breve sui prezzi di benzina e gasolio, che con l’arrivo dell’estate e del periodo delle vacanze hanno raggiunto i massimi dell’anno. Ma, allo stesso tempo, una grana in più per i governo dei paesi occidentali e le banche centrali, alle prese con il persistere dell’inflazione: il costo della vita è cominciato a salire proprio in coincidenza con la tempesta sui prezzi sull’energia conseguente alla guerra in Ucraina che ha poi coinvolto anche tutti i beni di consumo e i servizi.


In particolare, un problema in più per il governo Meloni, alle prese con la formulazione della prossima legge di Bilancio. Visto anche il concomitante rialzo del prezzo del gas (+2,3% le tariffe per famiglie e piccole imprese nel mese di agosto), sarà difficile ora per il governo di destra trovare risorse sia per un nuovo decreto Bollette (a sostegno dei consumatori per limitarne le spese per l’energia), sia per un possibile bonus benzina.

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