New York chiude la porta ad Airbnb. Solo l’Italia la tiene spalancata
di Filippo SantelliLo skyline di Manhattan: i prezzi degli affitti a New York hanno toccato nuovi record
Da Amsterdam a San Francisco, da Barcellona a Parigi. Sono sempre di più le metropoli che hanno messo un limite – più o meno stringente – agli affitti turistici. E quindi alle piattaforme come Airbnb o Booking. Ma da martedì 5 settembre a questo elenco si aggiunge una città più uguale delle altre: New York. Scatta infatti nella Grande Mela una legge che prevede che possano essere offerti in affitto breve solo appartamenti dove gli host, cioè i proprietari o gli affittuari, risiedono in prima persona e sono effettivamente presenti. Una tagliola che promette di escludere dal mercato migliaia di case di proprietà di famiglie o imprese professionali, con l’idea che possano tornare sul mercato degli affitti residenziali e renderlo così (un po’) meno proibitivo. Una svolta che a New York ha fatto e fa discutere, perché rischia di tagliare fuori anche le famiglie che provano a integrare il loro reddito, ma che rende ancora più evidente il ritardo dell’Italia e delle sue città: il …
Da Amsterdam a San Francisco, da Barcellona a Parigi. Sono sempre di più le metropoli che hanno messo un limite – più o meno stringente – agli affitti turistici. E quindi alle piattaforme come Airbnb o Booking. Ma da martedì 5 settembre a questo elenco si aggiunge una città più uguale delle altre: New York. Scatta infatti nella Grande Mela una legge che prevede che possano essere offerti in affitto breve solo appartamenti dove gli host, cioè i proprietari o gli affittuari, risiedono in prima persona e sono effettivamente presenti. Una tagliola che promette di escludere dal mercato migliaia di case di proprietà di famiglie o imprese professionali, con l’idea che possano tornare sul mercato degli affitti residenziali e renderlo così (un po’) meno proibitivo. Una svolta che a New York ha fatto e fa discutere, perché rischia di tagliare fuori anche le famiglie che provano a integrare il loro reddito, ma che rende ancora più evidente il ritardo dell’Italia e delle sue città: il nostro Paese è una delle poche grandi mete turistiche globali a non aver previsto alcuna limitazione. E dopo una bozza circolata a maggio, peraltro molto blanda, la stretta annunciata dalla ministra del Turismo Daniela Santanché è scomparsa dai radar.
Massimo due ospiti, proprietario in casa
Tornando a New York, la Legge numero 18, approvata nel 2022 e da martedì in vigore, prevede un ventaglio molto stringente di limitazioni: gli appartamenti devono registrarsi e ricevere un codice identificativo, gli ospiti possono essere al massimo due – a prescindere dalla dimensione -, e durante i giorni dell’affitto l’host deve essere presente in casa. Non solo: la norma impone anche che le porte delle stanze non siano chiuse a chiave, se non quando occupate, così che tutte le persone possano accedere all’intero appartamento. Una disposizione curiosa, ma che punta a scoraggiare la tipica situazione in cui un proprietario o un affittuario dividono in due l’appartamento, ricavandone una parte isolata da affittare ai turisti.
Un rimedio contro il caro affitti
Secondo le stime, a New York ci sarebbero tra le 36 mila e 40 mila proprietà in affitto sulle piattaforme. L’obiettivo della legge, che prevede multe fino a 5 mila dollari, è duplice. Da un lato eliminare gli affitti illegali, per esempio privi di norme di sicurezza. Dall’altro, come per tanti centri che hanno limitato Airbnb & Co., preservare la disponibilità di affitti residenziali, in una città che, nonostante non abbia ancora recuperato il numero di abitanti pre-pandemia, ha visto i canoni toccare nuovi record anche a causa della domanda turistica: a luglio il prezzo mediano di un affitto a Manhattan è arrivato a 4.400 dollari al mese, a Brooklyn sfiora i 4mila al Queens supera i 3.600.
Le proteste dei proprietari
Si vedrà se l’effetto sarà raggiunto. AirDNA, un sito che monitora l’offerta di affitti turistici nelle grandi città, stima che circa 4 mila case potrebbero sparire dalle piattaforme. Una percentuale limitata, ma che varrebbe il 40% degli introiti complessivi. Le registrazioni procedono con lentezza: a fine agosto solo 257 proprietà avevano ottenuto il via libera dall’ufficio competente della città, su 3.250 applicazioni. La norma prova a salvaguardare lo spirito originario della condivisione di una stanza nella propria casa, colpendo le società che possiedono o gestiscono decine di appartamenti. Ma oltre alla scontata protesta di Airbnb (“un messaggio ai visitatori: non siete benvenuti”), ha provocato anche quella di molti host non professionali, che affittavano una seconda proprietà per arrotondare e potersi a permettere il costo della vita a New York: dovranno ripiegare sul meno lucrativo e più complesso mercato degli affitti di medio o lungo periodo. Mentre esultano gli alberghi, nella Grande Mela notoriamente molto costosi e con stanze piuttosto piccole: per molti dei 63 milioni di visitatori previsti quest’anno resteranno la sola opzione. La legge consente ancora di dedicare agli affitti turistici interi edifici, gestiti da società professionali, ma la loro offerta si rivolge per lo più a una clientela di lusso.
Affitti brevi, in Italia nessuna limitazione
New York si aggiunge così alla lista di città che provano a governare la diffusione degli affitti turistici, fenomeno che negli ultimi anni ha cambiato il volto delle mete globali più gettonate. In questo tentativo l’Italia, dove la competenza sul settore è contesa tra governo, Regioni e Comuni, è la grande assente, nonostante un’incidenza del fenomeno anche superiore a quella della Grande Mela. Nel nostro Paese sono 600 mila le case in affitto sulle piattaforme, con punte di 25 mila a Roma e quasi 20 mila a Milano, città che hanno rispettivamente tre e sei volte meno abitanti rispetto a New York.