Economia

Gas, l’effetto canguro: perché l’Australia è responsabile dell’aumento delle bollette

Gas, l’effetto canguro: perché l’Australia è responsabile dell’aumento delle bollette
Per la terza volta in un mese, le quotazioni salgono con balzi fino al +10% a causa dello sciopero dei lavoratori negli impianti di liquefazione dall’altra parte del globo. l’Australia è il maggior esportatore di Gnl di tutta l’area Far East e la “speculazione” finanziaria provoca rialzi sui mercati
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ROMA  – Chiamatelo effetto canguro. Il mercato del gas, per la terza volta in un mese impazzisce a causa degli scioperi negli impianti di liquefazione in Australia. Il Paese è uno dei maggiori esportatori nel Far East – dalla Cina al Giappone – e la fermata della lavorazione del metano (in modo che possa essere trasformato in Gnl e trasportato via nave) provoca balzi dei prezzi arrivati, in agosto, anche a toccare rialzi del 20 per cento.

E’ successo anche oggi: gli scioperi – per il rinnovo dei contratti e aumenti salariali – sono ripresi è sui mercati europei le contrattazioni hanno toccato in apertura un rialzo dell’11 per cento. Si tratta di effetti speculativi, che non hanno a che fare con la domanda. Gli investitori scommettono sull’effetto psicologico: nel caso di scioperi prolungati, la domanda asiatica è destinata a crescere per mancanza di materia prima e questo porterà le grandi economie dell’area a prenotare navi da altri paesi produttori.

In realtà, è da agosto che i prezzi del gas continuano a muoversi sull’ottovolante, perché quando sembra che le trattative per i rinnovi contrattuali siano più vicini alla firma, le quotazioni immediatamente si sgonfiano.

Ma questo non ha impedito alle bollette di salire, come si vede dall’ultimo aggiornamento (comunicato lunedì 4 settembre), in cui le tariffe sono salite del 2,8%. Il primo rialzo dopo tre mesi consecutivi in calo. Questo dipende dal metodo di rilevazione da parte dell’Arera (l’authority che regola il mercato elettrico), che si basa sul prezzo medio giornaliero mese per mese. I rialzi, causati soprattutto da quanto accade nella lontana Australia (oltre a un fermo per manutenzione di alcune piattaforme norvegesi nel Mare del Nord) non sono state sufficientemente compensate dai successivi ribassi.

Di sicuro i rialzi non dipendono dalla domanda di gas, vista la stagione calda e la domanda stabile, con l’Europa dove le maggiori economie si trovano di fronte a un raffreddamento della crescita economica.

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