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Presenzialismo mania, in ufficio o da remoto, ritratto degli stacanovisti che vogliono essere sempre reperibili

DrAfter123 
Il Covid ha accentuato una sorta di compulsione performativa, con i dipendenti che lavorano troppo e sono disponibili 24 ore su 24. In aumento anche il fenomeno “leavismo”, usare le ferie per lavorare
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ROMA – Si chiama “presenzialsimo” ed è la sola mania che il Covid – che ha modificato la cultura del lavoro come mai era successo prima – non è riuscito a guarire. Questa sorta di compulsione performativa – a cui la Bbc dedica un lungo editoriale – e che ha come sintomi il lavorare per lunghe ore ed essere disponibili 24 ore su 24, anche in caso di malessere o improduttività, ha resistito al lavoro a distanza, la settimana corta e gli orari flessibili. Se negli ultimi anni c’è stata una rivalutazione della qualità della vita, chi pratica il presenzialsimo sembra non essersene accorto e molte organizzazioni – specie nel settore finanza, consulenza e tecnologia – continuano a restare impantanate in  un atteggiamento tossico.

Lo smart working accentua la dis…

ROMA – Si chiama “presenzialsimo” ed è la sola mania che il Covid – che ha modificato la cultura del lavoro come mai era successo prima – non è riuscito a guarire. Questa sorta di compulsione performativa – a cui la Bbc dedica un lungo editoriale – e che ha come sintomi il lavorare per lunghe ore ed essere disponibili 24 ore su 24, anche in caso di malessere o improduttività, ha resistito al lavoro a distanza, la settimana corta e gli orari flessibili. Se negli ultimi anni c’è stata una rivalutazione della qualità della vita, chi pratica il presenzialsimo sembra non essersene accorto e molte organizzazioni – specie nel settore finanza, consulenza e tecnologia – continuano a restare impantanate in  un atteggiamento tossico.

Lo smart working accentua la disponibilità

E lo smart working non attenua la smania di disponibilità. Anzi. Bbc riporta un sondaggio di McKinsey & Company del 2022, condotto su 25 mila lavoratori statunitensi, che ha mostrato che il 58% degli intervistati hanno l’opportunità di lavorare da casa almeno un giorno alla settimana, mentre il 35% lo fa cinque giorni alla settimana. Un ulteriore sondaggio del 2023 del Pew Research Center fotografa come circa un terzo dei lavoratori con occupazioni che possono essere svolte a distanza lavora sempre in remoto (erano il 7% prima della pandemia). Il canto del cigno del presenzialsmo? Per niente. Sembra infatti che la dissoluzione dei confini personali e professionali durante il lavoro da casa potrebbe aver giocato un ruolo significativo verso lo spirito workaholic. Chi non riesce a dire no è pronto a dare la propria disponibilità anche dalla doccia o durante le cena con i figli.

Chi non stacca (mai) la spina

"Senza una chiara separazione fisica tra lavoro e casa, le persone hanno difficoltà a disconnettersi e stabilire confini chiari", afferma Peter Brown, a capo della Global People and Organization di PwC. “Questa mancanza di separazione può portare a orari di lavoro più lunghi, maggiori carichi di lavoro e difficoltà a prendersi delle pause o del tempo libero, tutti fattori che contribuiscono al presenzialismo”. Conferma i Lucy Kallin, direttore esecutivo per Europa, Medio Oriente e Africa di Catalyst, società di consulenza specializzata in uguaglianza di genere. “Il passaggio improvviso al lavoro da casa durante la pandemia ha senza dubbio aumentato i carichi di lavoro di alcune persone, poiché non erano in grado di staccare la spina metaforicamente e letteralmente. Invece di sfruttare il tragitto verso casa per rilassarsi dal lavoro, le persone rimanevano sempre attive”.

Fiducia e presenzialismo

Una ricerca Gallup mostra che durante la pandemia, la fiducia dei dipendenti nei capi ha vacillato. E non è un caso. “La mancanza di fiducia è intrinsecamente legata al presenzialismo - spiega Kallin alal Bbc – i dipendenti potrebbero sentirsi obbligati a essere sempre attivi, perché non possono contare sull'essere apprezzati per i loro contributi se non sono iperconnessi”. Di più. Per Brown: “I dipendenti potrebbero essersi sentiti obbligati a lavorare più ore o ad essere costantemente disponibili per dimostrare la propria dedizione e produttività, soprattutto in un ambiente remoto”. Nel Regno Unito, i dati del 2022 del Chartered Institute of Personnel and Development  hanno mostrato che, il numero di intervistati che hanno affermato di riscontrare il presenzialismo tra coloro che lavorano da casa è aumentato dal 77% nel 2021 all’81% nel 2022.

Il fenomeno leavismo

E c’è di peggio. Il Cipd ha riscontrato anche il “leavismo”, la pratica di utilizzare il tempo libero, come le ferie annuali, per lavorare è in aumento. Ad aumentare l’ansia da prestazione ci si mette il mondo digitale . "Quando i dipendenti riconoscono che le loro attività online generano impronte digitali che possono essere seguite dai loro datori di lavoro, possono percepire i loro input e le loro attività come estremamente visibili e sotto esame, e quindi impegnarsi maggiormente, il che si è rivelato portare a un maggiore burnout”, spiegano i ricercatori. “Intensificando gli sforzi dei dipendenti sul lavoro, il monitoraggio può promuovere una cultura di costante disponibilità e generare sentimenti di pressione sulla presenza, che probabilmente portano a lavorare quando si è malati”. Condannati ad un eterno presenzialismo dunque? Non proprio. Definire l’orario di lavoro e rispettarlo può aiutare i dipendenti a disconnettersi e ricostruire i propri confini tra lavoro e vita privata. Fondamentalmente, afferma Brown, affinché i manager possano smantellare la cultura del presenzialismo, devono assicurarsi che i dipendenti si sentano fidati e responsabili.
 

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