Aumento dei tassi Bce, Una stangata su mutui e rate. E le famiglie tagliano
di Luigi dell'Olio , Irene Maria ScaliseEcco l’impatto per famiglie e imprese dell’aumento dei tassi deciso dalla Banca centrale europea su casa, consumi, prestiti, depositi e finanziamenti.
Casa
Fino a 30 euro in più con il tasso variabile
La rata del mutuo variabile è legata all’andamento dell’Euribor, indicatore che segue i tassi ufficiali, ma non con lo stesso ritmo, né con la medesima intensità. Secondo le prime stime degli analisti (ogni contratto fa storia a sé in base all’importo, alla durata e alla somma già restituita), nella maggior parte dei casi c’è da attendersi un rialzo della rata media mensile tra 15 e 30 euro. Dall’inizio dei rialzi, nell’estate del 2022, le rate sono invece aumentate tra la metà e due-terzi.
Quanto ai titolari di mutui a tasso fissi nulla camb…
Ecco l’impatto per famiglie e imprese dell’aumento dei tassi deciso dalla Banca centrale europea su casa, consumi, prestiti, depositi e finanziamenti.
Casa
Fino a 30 euro in più con il tasso variabile
La rata del mutuo variabile è legata all’andamento dell’Euribor, indicatore che segue i tassi ufficiali, ma non con lo stesso ritmo, né con la medesima intensità. Secondo le prime stime degli analisti (ogni contratto fa storia a sé in base all’importo, alla durata e alla somma già restituita), nella maggior parte dei casi c’è da attendersi un rialzo della rata media mensile tra 15 e 30 euro. Dall’inizio dei rialzi, nell’estate del 2022, le rate sono invece aumentate tra la metà e due-terzi.
Quanto ai titolari di mutui a tasso fissi nulla cambia, mentre questa nuova stretta monetaria impatterà inevitabilmente su tutti i contratti che verranno siglati da qui in avanti. Dalla lettura dell’ultimo bollettino mensile dell’Abi emerge che il tasso medio sulle nuove erogazioni dei mutui è passato dall’1,42% di giugno 2021 al 4,27% a metà di quest’anno. Verosimilmente oggi si viaggia su livelli ancora più elevati. Non è un caso se, secondo l’ultimo Barometro Crif, nel primo semestre le erogazioni dei mutui sono calate del 22,3% rispetto al medesimo periodo del 2022.
I consumi
Salgono le spese si erodono le riserve
Doveva essere l’estate del boom, ma non è andata così. La fotografia arriva da Confcommercio che presentando la congiuntura di settembre dice: «Otto milioni di notti in meno in albergo e altre strutture tra gennaio e giugno 2023 rispetto a primi 6 mesi del 2019 implicano che per fare il record a luglio e agosto ci dovrebbe essere un +5% oppure +10% in uno dei due mesi ma un tale boom non sembra essersi verificato». E non è il solo campanello d’allarme di un’Italia al rallentatore.
Le famiglie italiane hanno cercato in questi anni di sostenere i consumi intaccando la propria ricchezza finanziaria, con «una perdita reale per una famiglia pari a 17.600 euro di potere di acquisto, tra il 2021 e il 2023 utilizzati per i consumi e «ora le famiglie devono ricostituire quello che hanno eroso» e questo comportamento «avrà un impatto negativo sui consumi dello 0,5% per l’anno in corso. La stima per il 2023 è di 0,9-1% di crescita dei consumi, e di 0,7-0,8% nel 2024, che sconta un effetto ricchezza negativo».
I finanziamenti
Un altro aumento per chi acquista
La stretta della Bce porterà inevitabilmente ad alzare i tassi che verranno praticati da qui in avanti sui finanziamenti ai consumi, già in alcuni casi oltre l’8%. A luglio, segnala la Banca d’Italia, si è interrotta la lunga stagione di crescita dei prestiti alle famiglie, con un bilancio negativo dello 0,3% rispetto allo stesso mese del 2022. A giugno l’ammontare era cresciuto dello 0,2% nel confronto a dodici mesi, mentre a gennaio il progresso era stato addirittura del 3%.
Uno scenario che crea le condizioni per un’ulteriore contrazione dei consumi. Con i salari rimasti sostanzialmente fermi, a fronte di un’inflazione galoppante, non è escluso che un numero crescente di famiglie richieda prestiti esclusivamente per onorare le scadenze prefissate, come la rata dell’automobile o il pagamento delle imposte. Una prospettiva che rischia di portare a una situazione di sovraindebitamento, difficile da gestire.
I depositi
Piccolo vantaggio sui conti in banca
Negli ultimi trimestri vi è stata una corsa al rialzo per i rendimenti dei conti deposito. Oggi sul mercato vi sono istituti che offrono fino al 5% lordo annuo per i conti vincolati di durata superiore ai 36 mesi. Intanto cominciano a fare capolino anche i primi conti correnti retribuiti, fino al 4% annuo. In entrambi i casi, per calcolare il rendimento netto occorre sottrarre dal lordo l’aliquota fiscale del 26%. Tutti i conti sono garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100 mila euro.
L’aumento dei tassi porterà ad alzare anche i rendimenti delle prossime emissioni obbligazionarie sia da parte delle imprese, che dei governi dell’area euro. Quanto ad azioni e bond già in portafoglio, di solito il rialzo dei tassi è una notizia negativa in quanto nel primo caso incide sulla profittabilità delle aziende e nella seconda riduce l’attrattività dei titoli in circolazione a fronte dei nuovi in arrivo più remunerativi. Ieri, tuttavia, hanno prevalso i rialzi perché gli investitori si sono focalizzati sulla prospettiva che la stagione dei rialzi sia giunta a termine.
Le imprese
Meno accesso al credito: i prestiti spaventano le aziende
Tassi più alti sono un ostacolo per l’accesso al credito da parte delle imprese, che in Italia sono nella stragrande maggioranza dei casi dipendenti dal canale bancario. «La domanda di credito da parte delle imprese è diminuita riflettendo il calo degli investimenti fissi e l’aumento del livello generale dei tassi di interesse», segnalava il report dell’Abi relativo al primo trimestre.
Una tendenza destinata a peggiorare a fronte degli ulteriori rialzi sui tassi decisi dalla Bce. Il Centro Studi di Unimpresa ha rilevato che tra febbraio e maggio i prestiti al settore privato sono calati di 12 miliardi di euro, arrivando 1.701 miliardi. Su questa tendenza può aver influito una minore fiducia delle stesse imprese sulle prospettive future dell’economia a fronte del peggioramento della congiuntura, ma un peso lo riveste sicuramente anche la maggiore prudenza delle banche, che hanno paura di non vedersi restituire le somme prestate. Meno soldi in cassa significa per le imprese minore spazio per gli investimenti e quindi per la crescita e la competitività, con tutto ciò che ne deriva in termini di imposte versate, sviluppo e probabilmente anche occupazione.