Usa, lo sciopero auto si allarga a 38 impianti. E Biden annuncia: “Andrò dai lavoratori”
di Massimo BasileShawn Fain
(afp)NEW YORK - All’ottavo giorno di lotta, lo sciopero dei metalmeccanici americani si allarga e guadagna il sostegno del presidente Joe Biden. La United Automobile Workers, la maggiore organizzazione sindacale di categoria, con circa 400 mila iscritti, ha alzato il livello dello scontro con General Motors e Stellantis (azienda dello stesso gruppo che edita Repubblica), espandendo lo sciopero — cominciato una settimana fa in tre impianti — a tutti e 38 gli stabilimenti presenti in venti Stati. Diciassette di questi sono concentrati tra Michigan e Ohio, il cuore dell’America dell’industria pesante.
L’allargamento della protesta porta a 3.475 il numero degli operai della General Motors in sciopero, e 2.150 quelli di Stellantis. In tut…
NEW YORK - All’ottavo giorno di lotta, lo sciopero dei metalmeccanici americani si allarga e guadagna il sostegno del presidente Joe Biden. La United Automobile Workers, la maggiore organizzazione sindacale di categoria, con circa 400 mila iscritti, ha alzato il livello dello scontro con General Motors e Stellantis (azienda dello stesso gruppo che edita Repubblica), espandendo lo sciopero — cominciato una settimana fa in tre impianti — a tutti e 38 gli stabilimenti presenti in venti Stati. Diciassette di questi sono concentrati tra Michigan e Ohio, il cuore dell’America dell’industria pesante.
L’allargamento della protesta porta a 3.475 il numero degli operai della General Motors in sciopero, e 2.150 quelli di Stellantis. In tutto, compresi gli stabilimenti coinvolti la scorsa settimana, sono più di diciottomila i lavoratori usciti dalla catena di produzione.
Con la Ford, il terzo gigante dell’auto di Detroit, e con il quale le trattative stanno registrando progressi, lo sciopero continuerà per ora solo nel centro di produzione coinvolto la settimana scorsa. Ai Big Three i lavoratori chiedono aumenti salariali fino al 40% in quattro anni e riduzione del lavoro da 40 a 32 ore settimanali.
Il presidente del sindacato, Shawn Fain, ha invitato Biden a unirsi al picchetto. «Invito — ha annunciato in una conferenza stampa — tutti coloro che sostengono la nostra causa a unirsi a noi nel picchetto, dagli amici ai familiari fino al presidente degli Stati Uniti». E Biden ha risposto su X: «Martedì andrò in Michigan per unirmi al picchetto e solidarizzare con gli uomini e le donne della Uaw».
Si tratta di una mossa storica. Neanche Jimmy Carter ha mai visitato operai in sciopero. L’ultimo atto pubblico di un presidente è stato quello di Roosevelt, che nel 1902 invitò alla Casa Bianca i minatori in sciopero.
Molte sigle sindacali hanno appoggiato la candidatura di Biden in passato, e sono risultate decisive per la vittoria in Michigan e Pennsylvania nel 2020, mentre la United Automobile Workers stavolta non si è sbilanciata, in attesa di vedere segnali concreti dal presidente.
La visita di Biden rappresenterebbe questo passaggio della linea rossa. Finora il presidente ha sostenuto le ragioni dello sciopero, dicendo che le «case automobilistiche devono dividere con i lavoratori i loro profitti» e ha inviato i suoi consiglieri più esperti a seguire i negoziati.
Donald Trump, il favorito a sfidare Biden nel 2024 per le presidenziali, la prossima settimana andrà a Detroit per tenere un comizio e provare a incrinare il rapporto di fiducia tra gli operai e il suo avversario, ma finora il tycoon è stato critico con i vertici sindacali. Trump ha accusato Fain di «non fare gli interessi dei lavoratori». Il leader sindacale, invece, ha inasprito la protesta. «Questo allargamento — ha spiegato — porterà la nostra lotta a livello nazionale. Saremo ovunque, dalla California al Massachusetts, dall’Oregon alla Florida»