Economia

Usa, nessun accordo per il rinnovo del contratto auto. Scatta il primo sciopero nelle fabbriche

Usa, nessun accordo per il rinnovo del contratto auto. Scatta il primo sciopero nelle fabbriche

Intesa scaduta, il sindacato Uaw ha preso di mira tre impianti delle Case di Detroit: Stellantis, Ford e GM. Coinvolti quasi 13 mila addetti nel fermo

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ROMA – Sciopero in tre stabilimenti statunitensi dell’auto. Non è mai stato proclamato, in 88 anni di storia del sindacato Uaw, un fermo alla produzione che toccasse in contemporanea le tre case automobilistiche di Detroit, Ford, Gm e Stellantis, coinvolgendo circa 13 mila addetti. La trattativa sul rinnovo del contratto, dopo mesi di discussione, per ora e naufragata alla mezzanotte del 14 settembre. Nulla di fatto. Case automobilistiche e il sindacato di settore Uaw, United Auto Workers, non sono riusciti a trovare una quadra sugli aumenti salariali. Le distanze sono rimaste importanti tra le proposte dei produttori e le richieste del presidente della Uaw, Shawn Fain. Il contratto ora è scaduto. 

Lo stop per ora colpisce gli stabilimenti di assemblaggio di Ford a Wayne, in Michigan, di Stellantis a Toledo, in Ohio e di Gm a Wentzville, in Missouri. Una decisione che segnerà probabilmente il futuro del sindacato e dell'industria automobilistica americana. Il mondo del lavoro Usa sta mostrando la propria forza mentre le aziende si trovano ad affrontare una transizione storica verso la produzione di veicoli elettrici. Uno screenshot di un post su Twitter della Uaw mostra i lavoratori che picchettano davanti ai cancelli e il commento: “I datori di lavoro apprezzano solo una cosa: il profitto. Non ci apprezzano e l’unico modo in cui la classe operaia avanza è se restiamo uniti”. Il leader della Uaw, Fain, ha detto che il sindacato e i lavoratori devono “mostrare al mondo che la loro lotta è giusta”. Il fermo si potrebbe espandere via via ad altri stabilimenti. “Se dobbiamo dare il massimo daremo il massimo”. I lavoratori che scioperano riceveranno dalla Uaw 500 dollari a settimana come retribuzione compensativa per lo stop. 
 

Le case automobilistiche, in particolare Gm e Ford, poco prima della rottura, hanno sottolineato che il pacchetto economico messo sul tavolo “era senza precedenti, una proposta generosa e senza precedenti”. Ma la Uaw, che ha incassato anche la solidarietà della Fiom-Cgil, vuole aumenti del 36%, le case sono arrivate al massimo 20%, un ritorno alle pensioni tradizionali e all’assistenza sanitaria per chi va in pensione. Fain continua a sottolineare gli “straordinari utili e margini dei tre produttori, una parte tocca anche agli operai”. Dal canto loro Fors, Stellantis e GM vogliono un’intesa che garantisca di potersela giocare con i gruppi non sindacalizzati, come Tesla.


 

Uno sciopero che ha il sapore di un avvertimento, anche se inizieranno a sentirsi presto gli effetti sulla catena di fornitura statunitense. E il timore è quello dell’escalation, tanto che la questione è seguita direttamente dal presidente degli Statti Uniti, Joe Biden. La strategia della Uaw potrebbe essere quella di dichiarare a sorpresa i fermi anche in altri impianti. Se si dovesse arrivare ad un blocco di tutte le fabbriche dell’auto negli Usa, dove la Uaw ha circa 150 mila iscritti, gli effetti sarebbero importanti: costerebbe 5 miliardi di dollari in 10 giorni secondo l’Anderson Economic Group. 

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