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L’azzardo del governo su cuneo e Irpef: una manovra con un’ipoteca da 15 miliardi

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti

 (ansa)

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Le due misure valgono solo per il 2024. Se non rifinanziate, dall’anno dopo saliranno le tasse per milioni di italiani. Uno stratagemma per non spingere il debito. Ma Bankitalia avverte: “Servono coperture certe, adeguate, permanenti”
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ROMA – Un’ipoteca da 15 miliardi all’anno. È quanto il governo Meloni lascia in eredità a sé stesso e agli esecutivi che verranno. Perché il taglio del cuneo e dell’Irpef sono temporanei, durano solo per il 2024. Senza rifinanziare le due misure, dall’anno dopo meno soldi in busta paga per milioni di lavoratori e contribuenti. L’Italia precipita così, ancora una volta, nell’incubo delle clausole di salvaguardia che ci siamo trascinati per dieci anni. Quelle che al tempo del governo Berlusconi nel 2011, se non disattivate, aumentava l’Iva. Ora salgono le tasse.

L’ipoteca del governo Meloni

L’ipoteca è la conseguenza di un doppio inciampo: la difficoltà a trovare coperture stabili e la necessità di tenere basse le curve del deficit e del debito dal…

ROMA – Un’ipoteca da 15 miliardi all’anno. È quanto il governo Meloni lascia in eredità a sé stesso e agli esecutivi che verranno. Perché il taglio del cuneo e dell’Irpef sono temporanei, durano solo per il 2024. Senza rifinanziare le due misure, dall’anno dopo meno soldi in busta paga per milioni di lavoratori e contribuenti. L’Italia precipita così, ancora una volta, nell’incubo delle clausole di salvaguardia che ci siamo trascinati per dieci anni. Quelle che al tempo del governo Berlusconi nel 2011, se non disattivate, aumentava l’Iva. Ora salgono le tasse.

L’ipoteca del governo Meloni

L’ipoteca è la conseguenza di un doppio inciampo: la difficoltà a trovare coperture stabili e la necessità di tenere basse le curve del deficit e del debito dal 2025 in poi. Ecco dunque in arrivo una manovra di misure una tantum. Finanziata in modo altrettanto temporaneo. Il governo ha chiesto e ottenuto dal Parlamento l’autorizzazione a fare 15,7 miliardi di deficit per il prossimo anno a cui sta cercando, in modo affannoso, di aggiungere altre coperture per almeno 7-10 miliardi e chiudere così la manovra.

Ma non ne trova di permanenti, visto che tagliare la spesa è altamente impopolare. E anche l’obiettivo di limare di un miliardo i bonus fiscali - annunciato dal viceministro all’Economia Maurizio Leo - pare naufragato. L’impegno fumoso di fare privatizzazioni per un punto di Pil in tre anni viene poi valutato con ampio scetticismo da Bankitalia, Corte dei Conti, Ufficio parlamentare di bilancio. Bene che vada, saranno quindi coperture estemporanee.

Le coperture ballerine

Non in grado di garantire un afflusso di risorse strutturali, indispensabile per stabilizzare in modo permanente la decontribuzione a 13,8 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati. E di avvantaggiare tutti i contribuenti, compresi autonomi e pensionati, dall’allargamento del primo scaglione Irpef del 23% dai 15 mila ai 23 mila euro di reddito. La natura dell’ipoteca d’altro canto è stata confermata e rivendicata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione parlamentare sulla Nadef, il documento sui conti pubblici alla base della manovra.

«Sono fiero di aver messo un’ipoteca a favore dei lavoratori, così tutti i governi dovranno trovare risorse per mettere qualcosa in tasca ai redditi bassi colpiti dalla perdita di potere d’acquisto». Giorgetti parlava del taglio al cuneo contributivo di 6-7 punti, “fiscalizzato” dallo Stato, cioè coperto appunto da soldi pubblici per non danneggiare le pensioni future. Non parlava però del taglio all’Irpef che anzi i tecnici del ministero dell’Economia - ma anche le tabelle della Nadef - garantivano come strutturale. E invece qualcosa deve essere scattato nelle ultime ore.

Anche il taglio dell’Irpef non è più strutturale

Già nell’incontro di venerdì sera a Palazzo Chigi con sindacati e imprese, Giorgetti aveva raccontato l’operazione Irpef «come un primo tassello verso la flat tax per tutti». Concetto ribadito ieri dal viceministro Leo. Un modo elegante per dire che i 4 miliardi di taglio Irpef ci sono per l’anno prossimo. Poi si vedrà. Esattamente come accade per il taglio del cuneo da 11 miliardi che viene prorogato ancora per un anno. Insieme le misure danno un beneficio medio massimo di 117 euro al mese. Toglierlo dal primo gennaio 2025 sarebbe non solo impopolare, ma dannoso.

Se ne è accorta Bankitalia, quando per due volte nella sua audizione sulla Nadef ha avvertito il governo: «A fronte di nuovi oneri di natura permanente (come quelli connessi con la riduzione del numero di aliquote dell’Irpef) o di difficile rimozione (come, presumibilmente, quelli risultanti dal taglio dei contributi sociali) è sempre opportuno individuare coperture certe, di entità adeguata e con natura altrettanto permanente». Tutto molto chiaro. Ma totalmente disatteso da Palazzo Chigi che ha reso annuale anche il taglio dell’Irpef.

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