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Grandi Dimissioni, se a scappare sono i capi

Gli amministratori delegati abbandonano la nave a ritmo di record. Il numero degli addii ai piani alti è aumentato del 50% rispetto allo scorso anno, molti i casi anche in Italia da Pirelli a Campari
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ROMA – Se a scappare durante la pandemia (e subito dopo) sono stati i dipendenti ora le Grandi Dimissioni salgono ai piani alti. A quanto riporta Bloomberg gli amministratori delegati stanno lasciando la loro lussuosa poltrona a ritmo da record. La cosa curiosa è che la nuova fuga si verifica proprio quando, per la maggior parte dei lavoratori, le Grandi Dimissioni sono finite.

Secondo un rapporto della società di executive coaching Challenger, Gray & Christmas Inc., più di 1.400 amministratori delegati hanno lasciato le loro posizioni da quest'anno fino a settembre. Si tratta di un aumento di quasi il 50% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e il record più alto mai registrato in quel periodo. da quando l'azienda ha iniziato a monitorare nel 2002.

I casi in Italia

Se per quasi un ter…

ROMA – Se a scappare durante la pandemia (e subito dopo) sono stati i dipendenti ora le Grandi Dimissioni salgono ai piani alti. A quanto riporta Bloomberg gli amministratori delegati stanno lasciando la loro lussuosa poltrona a ritmo da record. La cosa curiosa è che la nuova fuga si verifica proprio quando, per la maggior parte dei lavoratori, le Grandi Dimissioni sono finite.

Secondo un rapporto della società di executive coaching Challenger, Gray & Christmas Inc., più di 1.400 amministratori delegati hanno lasciato le loro posizioni da quest'anno fino a settembre. Si tratta di un aumento di quasi il 50% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e il record più alto mai registrato in quel periodo. da quando l'azienda ha iniziato a monitorare nel 2002.

I casi in Italia

Se per quasi un terzo delle dimissioni dei ceo non c’è spiegazione, per un altro 17% ci sarebbero all’orizzonte altri ruoli di vertice, consiglio di amministrazione o consulenza. In Italia non mancano i casi super noti da Carlo Fuortes all’allenatore Roberto Mancini. O ancora: l’uscita di scena in Open Fiber dell’amministratore delegato Mario Rossetti e Giancarlo Marino che in settembre ha detto addio a Directa SIM, società quotata su Euronext Growth Milano. E non dimentichiamo in giugno Giorgio Bruno, da 33 anni al fianco di Tronchetti Provera o il clamoroso addio di Bob Kunze-Concewitz in Campari. E poi Andrea Mangoni in doValue e Carlo Luzzati in Pizzarotti.

La democraticità dello stress

Tra i motivi della fuga c’è sicuramente il fatto che neppure loro sono immuni da quel burnout che colpisce tutti i dipendenti (uno dei pochi fattori democratici) sottoposti a una serie di fattori di stress e incertezze. “Qualsiasi amministratore delegato o responsabile delle risorse umane racconta che la pandemia e la risposta alla pandemia sono state una delle esperienze più stressanti, se non la più stressante, della loro vita lavorativa", ha raccontato a Bloomberg Alexander Kirss, responsabile senior del settore umano. pratica delle risorse presso la società di consulenza Gartner Inc. "Non solo hanno dovuto gestire le loro organizzazioni attraverso la pandemia da una prospettiva strategica, ma anche da una prospettiva umana."

I settori più colpiti

Il settore governativo e quello no-profit sono in cima alla lista per turnover dei ceo, con più di 350 persone che hanno lasciato il loro incarico quest’anno, in crescita di oltre l’85% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il settore tecnologico ha registrato il secondo tasso di abbandono più alto, con oltre 140 amministratori delegati che hanno abbandonato i consigli di amministrazione, in aumento di quasi il 50% rispetto allo scorso anno.

Secondo il rapporto, anche se la forza lavoro complessiva degli Stati Uniti si sta riducendo man mano che sempre più baby boomer raggiungono l'età pensionabile , questa non è l'unica ragione dietro l'esodo. Circa il 22% di tutte le uscite dei ceo sono state pensionamenti, in leggero calo rispetto al 24% andato in pensione lo scorso anno.

Ma perché si lascia

Per Challenger altre ragioni includono un periodo transitorio o il fatto che i leader scelgono di perseguire nuove opportunità. Ma sono anche le aziende a chiedere altro: “Le aziende si stanno preparando ai cambiamenti economici nei prossimi mesi. Con l’aumento del costo del lavoro e dei tassi di interesse, le aziende sono alla ricerca di nuovi leader”. E ancora. La fine dell’incertezza facilita l’esodo. Infatti storicamente, c’è un turnover dei ceo inferiore durante i momenti di incertezza. I capi (quando la situazione si fa nera) non abbandonano la nave per per senso di responsabilità e, allo stesso tempo, i consigli di amministrazione tendono a preferire la stabilità di una mano conosciuta alla guida.

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