Acri, allarme per le pensioni dei giovani: meno di uno su cinque investe per integrare l’assegno. Il 58% sogna un lavoro stabile
di Rosaria AmatoFrancesco Profumo, presidente ACRI e Fondazione Compagnia di San Paolo
(ansa)ROMA – Italiani un po’ più ottimisti, o almeno ottimisti come prima del Covid, europeisti convinti, grandi fautori del risparmio ma poco propensi agli investimenti, soprattutto se rischiosi. Il 62% sceglie i depositi per mantenere il denaro liquido, il 36% investe una parte dei risparmi ma solo il 7% si avventura nell’azionariato o in altri investimenti rischiosi, gli altri scelgono soluzioni “sicure”. E’ il ritratto delle scelte di risparmio e investimento degli italiani, che come ogni anno emerge dall’indagine Acri-Ipsos che precede, il 31 ottobre, la Giornata del Risparmio. L’indagine si sofferma anche sulla situazione economica degli italiani, che appare ancora in grande sofferenza: tre su quattro dichiarano di adottare strategie di contenimento della spesa. In difficoltà soprattutto i giovani, stremati dal precariato: il 58% aspira “a una maggiore stabilità lavorativa”.
ROMA – Italiani un po’ più ottimisti, o almeno ottimisti come prima del Covid, europeisti convinti, grandi fautori del risparmio ma poco propensi agli investimenti, soprattutto se rischiosi. Il 62% sceglie i depositi per mantenere il denaro liquido, il 36% investe una parte dei risparmi ma solo il 7% si avventura nell’azionariato o in altri investimenti rischiosi, gli altri scelgono soluzioni “sicure”. E’ il ritratto delle scelte di risparmio e investimento degli italiani, che come ogni anno emerge dall’indagine Acri-Ipsos che precede, il 31 ottobre, la Giornata del Risparmio. L’indagine si sofferma anche sulla situazione economica degli italiani, che appare ancora in grande sofferenza: tre su quattro dichiarano di adottare strategie di contenimento della spesa. In difficoltà soprattutto i giovani, stremati dal precariato: il 58% aspira “a una maggiore stabilità lavorativa”.
Il risparmio: liquido o “sicuro”
Nel 2023 cresce il livello di apertura all’investimento degli italiani: il 36% dichiara di investire una parte dei risparmi rispetto al 34% nel 2022. Ma prevale la scelta di mntenere “liquidi” i risparmi, a disposizione sul conto corrente: è la via seguita dal 62% degli italiani (era il 63% nel 2022 e il 61% nel 2021).
Aumenta in maniera rilevante la propensione a strumenti finanziari più sicuri (38% contro il 23% nel 2022) che offrono maggiore stabilità e una minore esposizione al rischio, anche a scapito di strumenti più rischiosi come l’azionario, che nel 2023 scende dal 10% dello scorso anno al 7%. Il mattone sempre meno popolare: lo ritiene l’investimento migliore solo il 29% degli italiani, mentre nel 2008 la quota era ancora al 56%.
Italiani europeisti ma meno attenti alla sostenibilità
Gli italiani rimangono europeisti, il 67% ritiene che uscire dall’Unione Europea sarebbe un errore grave. Ma emerge un atteggiamento di minore attenzione alla sostenibilità: gli italiani che considerano cruciale la sostenibilità economica e sociale per lo sviluppo economico del Paese scendono dal 64% registrato nel 2022 al 56% di quest’anno. Fanno eccezione i giovani che mostrano maggior sensibilità soprattutto per i temi della sostenibilità economica e sociale (60% li ritiene molto importanti) di cui si sentono probabilmente i beneficiari più prossimi.
La pensione preoccupa, ma non abbastanza da investirvi
Emerge dall’indagine un atteggiamento contraddittorio degli italiani, che, per quanto si dichiarino preoccupati del futuro economico dopo il pensionamento, non agiscono concretamente: solo un lavoratore su 5 dichiara di aver già sottoscritto forme di previdenza integrativa. I giovani appaiono meno preoccupati della pensione, si dichiara preoccupato il 69%, probabilmente in virtù del fatto che vedono il momento della pensione come un evento ancora molto lontano. Tra i giovani occupati di 18-30 anni la quota dei sottoscrittori di strumenti di previdenza integrativa è inferiore alla media (17% contro il 19% tra gli occupati in Italia).
Tra inflazione e instabilità lavorativa
Gli italiani sono fortemente preoccupati per l’inflazione: tre su quattro hanno messo in atto quest’anno strategie di contenimento della spesa. E prevalgono le famiglie che lamentano la difficoltà di tenuta o il peggioramento del tenore di vita. Tuttavia i risparmi permettono ancora a molti italiani di fare fronte a spese impreviste con mezzi propri e con una certa tranquillità per piccoli importi. Si tratta di un numero in lieve crescita rispetto allo scorso anno: 77% le famiglie in grado di far fronte a spese non programmate pari a 1.000 euro (75% nel 2022).
Risulta, invece, più difficile affrontare spese impreviste di entità importanti, stante il perdurare di un elevato tasso di inflazione e la volontà di mantenere i propri consumi: solo il 36% delle famiglie è in grado di fare fronte a spese non programmate di 10.000 euro, in lieve calo rispetto al 2022 (39%).