Le Monde, i conti in ordine garanzia di indipendenza
di Anais Ginori«Difficile dire se siamo un esempio o un’eccezione. Lasciamo agli altri giudicare”. Nell’ufficio con vista sulla Senna, Louis Dreyfus e Jérôme Fenoglio, rispettivamente Ceo e direttore di Le Monde, snocciolano cifre. Nel 2010 il quotidiano della sera perdeva 34 milioni di euro, con una tipografia diventata un gorgo finanziario e una conversione verso il digitale ancora incerta. Oggi il gruppo editoriale è in attivo da sette anni, ha praticamente raddoppiato la sua redazione di giornalisti (da 310 a 540), superato quota 500mila abbonati digitali, lanciato nuovi supplementi, un’edizione in inglese, contenuti dedicati su piattaforme come Tik Tok, YouTube e Snapchat.
La storia di questi ultimi tredici anni è senz’altro un esempio di salvataggio riuscito della testata che l’anno prossimo festeggerà ottant’anni. «Siamo andati controcorrente», spiega Fenoglio, classe 1966, direttore dal 2015, nessuna parentela diretta con lo scrittore ma origini piemontesi, a Cortemilia, di cui va fiero. «…
«Difficile dire se siamo un esempio o un’eccezione. Lasciamo agli altri giudicare”. Nell’ufficio con vista sulla Senna, Louis Dreyfus e Jérôme Fenoglio, rispettivamente Ceo e direttore di Le Monde, snocciolano cifre. Nel 2010 il quotidiano della sera perdeva 34 milioni di euro, con una tipografia diventata un gorgo finanziario e una conversione verso il digitale ancora incerta. Oggi il gruppo editoriale è in attivo da sette anni, ha praticamente raddoppiato la sua redazione di giornalisti (da 310 a 540), superato quota 500mila abbonati digitali, lanciato nuovi supplementi, un’edizione in inglese, contenuti dedicati su piattaforme come Tik Tok, YouTube e Snapchat.
La storia di questi ultimi tredici anni è senz’altro un esempio di salvataggio riuscito della testata che l’anno prossimo festeggerà ottant’anni. «Siamo andati controcorrente», spiega Fenoglio, classe 1966, direttore dal 2015, nessuna parentela diretta con lo scrittore ma origini piemontesi, a Cortemilia, di cui va fiero. «All’inizio degli anni Duemila molti prevedevano che tutti i nostri contenuti sarebbero finiti gratis su siti intercambiabili. Noi abbiamo scommesso sul contrario», continua Fenoglio a proposito del modello freemium lanciato prima di altri. «Oggi il giornalismo rappresenta un valore sempre più prezioso che traina i nostri buoni risultati, e per questo lo sviluppiamo e proteggiamo».
L’eccezione positiva dell’editoria
Qui arriva la possibile eccezione che Le Monde rappresenta nel panorama dell’informazione, non solo francese. Dreyfus e Fenoglio hanno annunciato qualche settimana fa una tappa importante nella governance del gruppo. La holding personale di Xavier Niel ha rilevato la partecipazione di Daniel Kretinsky, entrato nel capitale cinque anni fa. Niel, arrivato in soccorso del quotidiano nel 2010 insieme all’amico banchiere Mathieu Pigasse e al mecenate Pierre Bergé, ha così ricomposto il trauma provocato dal blitz del magnate ceco. «Era stata una brutta sorpresa. Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati con un nuovo azionista», ricorda Fenoglio. Le redazioni e i lettori si erano mobilitati contro la presenza del re delle centrali a carbone in Europa. «Inoltre – sottolinea Dreyfus - gli altri soci si erano impegnati sul patto di garanzia con i giornalisti mentre Kretinsky non l’ha voluto sottoscrivere».
La turbolenta parentesi si è chiusa con il riacquisto delle quote da parte di Niel, accompagnato da una novità sull’assetto globale. Niel ha infatti deciso di conferire le quote al Fonds pour l’indépendance de la presse. «È un fondo per l’indipendenza della stampa creato per sostenere la libertà e la qualità dell’informazione nella nostra democrazia», spiega Dreyfus. Anche le azioni di Pigasse saranno trasferite nel fondo, così come quelle dell’erede di Bergé una volta risolto un contenzioso sul valore del riacquisto. «Puntiamo così ad avere solo due azionisti», nota Dreyfus. Ovvero il Fonds pour l’indépendance de la presse (72,5%) e il Pôle d’indépendance (25,4%), composto dal comitato dei giornalisti. Sia Fenoglio che Dreyfus parlano di Niel come di un editore rispettoso dell’indipendenza del giornale. «Mai ricevuto pressioni. La nostra è una casa di vetro, si sarebbe immediatamente saputo». Privandosi delle sue quote, dopo aver investito circa 125 milioni nel giornale insieme agli altri azionisti, il patron di Iliad fa una mossa non scontata per un capitalista, seppur miliardario.
Il fondo che controlla Le Monde è blindato, le azioni non saranno trasferibili senza il consenso del Pôle d’indépendance. Un’iniziativa che completa altri meccanismi di protezione: firma di una carta etica e di condotta professionale, creazione di un comitato etico, diritto di veto sul licenziamento del direttore e, in caso di nuove nomine alla direzione, passaggio per un voto di gradimento. «Con queste garanzie, il gruppo è meglio attrezzato per continuare la sua missione» commenta Dreyfus, 52 anni. Dal 2010 è il manager che ha traghettato il risanamento e il rilancio. «Il corollario di questa indipendenza è la nostra autonomia economica». Nel 2022, la diffusione rappresenta il 70% del fatturato (309,5 milioni). Gli abbonamenti sono la quota maggiore dei ricavi di Le Monde (48%). «La salute finanziaria è una base importante per sostenere lo sviluppo editoriale e difendere la nostra indipendenza – commenta Fenoglio – ma dal punto statutario ora è chiaro che un giornale non è un’azienda come le altre, e la nostra attività non è finalizzata ad arricchire un azionista». Gli investimenti nel digitale ammontano a circa 12 milioni l’anno e uno dei prossimi obiettivi è l’espansione sul mercato internazionale. All’inizio del 2022 è stato lanciato il sito Le Monde in English. Disponibile ora anche su app rappresenta il 9,5% dell’audience internazionale di Le Monde, con picchi negli Stati Uniti (45%) e nel Regno Unito (31%).
Edizione in inglese
«Anche se restiamo un giornale fatto e pensato in francese, da tempo volevamo fare un’edizione in inglese vista la nostra copertura dell’attualità internazionale» racconta Fenoglio. I costi di traduzione sono stati abbattuti grazie all’intelligenza artificiale. Le traduzioni automatiche, precisa il direttore, sono riviste da un’agenzia di traduttori e poi passate al vaglio di una redazione dedicata. Come la rivoluzione digitale, osserva Fenoglio, l’intelligenza artificiale porta con sé minacce e opportunità. Il gruppo sta trattando con Google e le altre piattaforme sull’utilizzo dei contenuti giornalistici negli sviluppi dell’Ia, previa una contropartita finanziaria. Fenoglio resta ottimista sul futuro del giornalismo, impossibile da sostituire con algoritmi. Davanti alla sua scrivania, il direttore ha il grande orologio appartenuto al fondatore Hubert Beuve-Mery. «La descrizione del lavoro di un giornalista di Le Monde, come illustrata nel suo primo editoriale del 1944, si può applicare ancora oggi. Il digitale ci ha aiutato a conquistare lettori, la società ci spinge a coprire nuove tematiche, ma le regole del nostro mestiere, fondamentalmente, non sono cambiate».