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Decreto Energia, trattativa con la Ue. Pichetto resiste, ma la liberalizzazione del mercato è più vicina

Fitto rassicura Bruxelles per non avere conseguenze sul Pnrr. Il collega insiste: meglio rinviare di 6-12 mesi
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ROMA — Lo si potrebbe definire il decreto “scomparso”: doveva arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri due settimane fa. Da allora se ne sono perse le tracce. E non è detto che arrivi, per essere approvato, nemmeno a breve. Stiamo parlando del decreto Energia: secondo quanto risulta a Repubblica, è “congelato” perché è stata aperta una trattativa con Bruxelles su un punto specifico del provvedimento. Riguarda la fase finale della liberalizzazione del mercato di elettricità e gas.

Una parte del governo teme che la Commissione metta in mora l’Italia se dovesse arrivare un nuovo rinvio, perché le liberalizzazioni sono riforme strettamente connesse con il via libera ai fondi Pnrr. È la preoccupazione del ministro Raffaele Fitto, che sta tenendo i rapporti con Bruxelles. Mentre il suo collega Gilberto Pichetto vorrebbe rinviare la liberalizzazione, prevista a partire dal 10 gennaio, per sei mesi-un anno.

ROMA — Lo si potrebbe definire il decreto “scomparso”: doveva arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri due settimane fa. Da allora se ne sono perse le tracce. E non è detto che arrivi, per essere approvato, nemmeno a breve. Stiamo parlando del decreto Energia: secondo quanto risulta a Repubblica, è “congelato” perché è stata aperta una trattativa con Bruxelles su un punto specifico del provvedimento. Riguarda la fase finale della liberalizzazione del mercato di elettricità e gas.

Una parte del governo teme che la Commissione metta in mora l’Italia se dovesse arrivare un nuovo rinvio, perché le liberalizzazioni sono riforme strettamente connesse con il via libera ai fondi Pnrr. È la preoccupazione del ministro Raffaele Fitto, che sta tenendo i rapporti con Bruxelles. Mentre il suo collega Gilberto Pichetto vorrebbe rinviare la liberalizzazione, prevista a partire dal 10 gennaio, per sei mesi-un anno.

La trattativa aperta con la Ue è la prima notizia. La seconda, stando così le cose, è che difficilmente ci saranno i tempi tecnici per rinviare il passaggio al mercato libero di 9 milioni di famiglie rimaste ancora nel “mercato di tutela”, dove le tariffe sono decise non dalle offerte di mercato ma dagli aggiornamenti dell’Authority.

Fitto, al tavolo con la Commissione, ha ribadito l’intenzione dell’Italia di mantenere l’impegno assunto con il Pnrr. Allo stesso tempo ha chiesto di prevedere alcune forme di tutela aggiuntive per i clienti “vulnerabili”, in modo da rendere il passaggio al mercato libero meno traumatico. Le interlocuzioni sono in corso, il cauto ottimismo poggia sul fatto che non si chiederà una proroga della maggior tutela. Farlo significherebbe disattendere gli accordi.

Il governo Draghi aveva inserito il superamento del mercato tutelato all’interno della riforma della concorrenza prevista proprio dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. La previsione indicava nel primo gennaio 2023 la data di avvio dell’iter per l’eliminazione dei prezzi regolamentati. L’esecutivo di Giorgia Meloni è andato avanti, definendo insieme all’Ue un cronoprogramma per il passaggio al mercato libero dell’elettricità a partire dal 10 gennaio del 2024. Il nuovo impegno è stato determinante per il via libera della Commissione Ue alla terza rata del Pnrr da 18,5 miliardi. Fare un passo indietro, quindi, comporterebbe il rischio di perdere l’assegno incassato il 9 ottobre.

Fitto l’ha già spiegato al collega Pichetto, che una decina di giorni fa voleva portare sul tavolo del Consiglio dei ministri la proroga al regime di maggior tutela di 6-12 mesi. Alla fine il decreto è saltato dall’ordine del giorno e non è più comparso nelle riunioni successive.

Ma Pichetto, a quanto ricostruito, non intende arrendersi: vorrebbe l’approvazione del decreto entro metà novembre e non accetta uno spacchettamento per ottenere intanto il via libera alle altre norme contenute nel provvedimento. Pichetto giustifica il rinvio della liberalizzazione con la necessità di procedere prima con una campagna di informazione sulle novità in arrivo. Ma per la campagna servono risorse e una pianificazione che al momento non ci sono. Soprattutto a Bruxelles si è promesso altro.

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