Affondo di Salvini sullo sciopero: “Dietrofront o dovrò intervenire”
di Giuseppe ColomboIl ministro Matteo Salvini. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ROMA — L’ordinanza per precettare i lavoratori è già sulla scrivania di Matteo Salvini. Pronta a essere firmata dal ministro dei Trasporti se Cgil e Uil non faranno dietrofront sullo sciopero contro la Finanziaria indetto per venerdì. È l’immagine plastica della postura del governo che decide di tirare dritto. Forte del parere del Garante degli scioperi, che ieri ha ribadito la bocciatura della protesta dei sindacati: non è uno sciopero generale, ma plurisettoriale – è la motivazione con cui ha tenuto il punto sulla necessità di rimodulare la mobilitazione.
Per questo Salvini sa che può forzare la mano. E lo fa. Se Cgil e Uil «non rispetteranno le regole, quello che chiede la Commissione e prevede la legge – dice a sera al Tg1 – sono io direttamente ad imporre delle limitazioni orarie». L’idea è seguire le indicazioni della Commissione di garanzia, quindi autorizzare 4 ore al massimo per lo sciopero dei mezzi pubblici e 8 per i treni. Non ventiquattro perché, chiosa il leader della …
ROMA — L’ordinanza per precettare i lavoratori è già sulla scrivania di Matteo Salvini. Pronta a essere firmata dal ministro dei Trasporti se Cgil e Uil non faranno dietrofront sullo sciopero contro la Finanziaria indetto per venerdì. È l’immagine plastica della postura del governo che decide di tirare dritto. Forte del parere del Garante degli scioperi, che ieri ha ribadito la bocciatura della protesta dei sindacati: non è uno sciopero generale, ma plurisettoriale – è la motivazione con cui ha tenuto il punto sulla necessità di rimodulare la mobilitazione.
Per questo Salvini sa che può forzare la mano. E lo fa. Se Cgil e Uil «non rispetteranno le regole, quello che chiede la Commissione e prevede la legge – dice a sera al Tg1 – sono io direttamente ad imporre delle limitazioni orarie». L’idea è seguire le indicazioni della Commissione di garanzia, quindi autorizzare 4 ore al massimo per lo sciopero dei mezzi pubblici e 8 per i treni. Non ventiquattro perché, chiosa il leader della Lega, «non si può fermare un Paese e tenerlo ostaggio per un giorno intero».
Una mediazione è ancora possibile, almeno tecnicamente perché prima, tra martedì e mercoledì, comunque entro 48 ore dallo sciopero, Salvini convocherà al Mit i rappresentanti delle due sigle sindacali. Ma è un passaggio previsto dalla legge, obbligatorio. L’avvicinamento, nei fatti, è irrealistico. Perché i sindacati non vogliono giocare al ribasso. Rigettano la decisione del Garante. Non retrocedono. Il numero uno della Cgil aspetta qualche ora per replicare all’affondo di Salvini («il Garante mette in castigo il capriccioso Landini»). Poi tiene il punto: «Questo – incalza – è uno sciopero generale e insieme alla Uil lo confermiamo per il 17, perché è il momento di cambiare politica economica e sociale del governo, che è sbagliata». Anche il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri conferma la linea dura: «Andiamo avanti». Con l’eccezione del trasporto aereo, escluso dopo una divergenza iniziale tra le due organizzazioni, e la riduzione delle ore di sciopero (dalle 9 alle 13) per il comparto dei Vigili del Fuoco, il resto del calendario delle proteste è confermato. Quindi stop di 8 ore o per l’intero turno per i lavoratori delle Regioni del Centro. Quelli di sei categorie (trasporti, pubblico impiego, scuola, poste, lavanderie industriali e igiene ambientale) si fermeranno invece in tutta Italia.
Nessuna limitazione, quindi, perché per i sindacati quello proclamato era e resta uno sciopero generale. E questo è il concetto che i segretari confederali di Cgil e Uil, Maria Grazia Gabrielli ed Emanuele Ronzoni, riversano sul tavolo della Commissione di garanzia. Che però non retrocede dall’indicazione dell’8 novembre. La presidente Paola Bellocchi spiega che lo sciopero generale deve riguardare tutti i settori, compreso il privato, e che deve svolgersi in una giornata. Al contrario quello in programma – è il rilievo – esclude 16 settori e si articola su cinque giornate (dopo il 17 novembre sono previste altre quattro date). Quindi niente deroghe per allargare la durata della protesta: l’astensione dal lavoro deve seguire le regole dello sciopero plurisettoriale, che prevedono tetti orari definiti, differenziati per settore. E lo stop dei voli deve saltare – è l’altra indicazione – perché troppo vicino alla mobilitazione della Flai del 24 novembre. Contro la decisione del Garante si schiera anche il Pd. Durissimo il deputato ed ex ministro del Lavoro Andrea Orlando: «Per gli scioperi dei sindacati autonomi negli ultimi mesi il Garante non ha avuto obiezioni, per quello di Cgil e Uil sì. Sarà interessante leggere la delibera e capire il perché». Il riferimento è ai sei scioperi generali, indetti da sigle minori, che si sono regolarmente svolti dall’inizio dell’anno, senza incappare nell’altolà del governo. Che ora arriva. Sullo sciopero è muro contro muro.