Fisco, spuntano due nuove sanatorie. E sulla manovra pugno duro del governo: solo modifiche a costo zero
di Giuseppe ColomboROMA - La ritirata, dopo il tentativo di far saltare lo schema della manovra blindata in Parlamento a colpi di emendamenti onerosi. A innestare la retromarcia è Forza Italia. Che si aggrappa al contenitore dei ritocchi alla legge di bilancio, tra l’altro ancora da definire, per provare a nascondere il dietrofront.
Ma i forzisti sanno che il contenuto, cioè i miliardi per finanziare le loro richieste, a iniziare dalla proroga del Superbonus, non ci sono. E soprattutto non arriveranno durante l’esame parlamentare. Alla vigilia del giudizio di Moody’s sul rating dell’Italia, il messaggio che arriva dal Tesoro è perentorio: bisogna attenersi rigorosamen…
ROMA - La ritirata, dopo il tentativo di far saltare lo schema della manovra blindata in Parlamento a colpi di emendamenti onerosi. A innestare la retromarcia è Forza Italia. Che si aggrappa al contenitore dei ritocchi alla legge di bilancio, tra l’altro ancora da definire, per provare a nascondere il dietrofront.
Ma i forzisti sanno che il contenuto, cioè i miliardi per finanziare le loro richieste, a iniziare dalla proroga del Superbonus, non ci sono. E soprattutto non arriveranno durante l’esame parlamentare. Alla vigilia del giudizio di Moody’s sul rating dell’Italia, il messaggio che arriva dal Tesoro è perentorio: bisogna attenersi rigorosamente alla linea della responsabilità.
E quindi – è l’orientamento – non c’è spazio per le modifiche che richiedono una copertura e che mettono in subbuglio i saldi della legge di bilancio. La regola vale per tutti, a maggior ragione per i forzisti. Costa 2,1 miliardi solo l’emendamento che chiede l’allungamento della maxi agevolazione al 110% al 30 giugno del 2024, per i lavori nei condomini che al 31 dicembre di quest’anno registreranno un avanzamento pari ad almeno il 60%.
La digestione della regola è iniziata. Ieri mattina, quando il governo, con il ministro per il Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e i sottosegretari al Mef Federico Freni e Sandra Savino, ha convocato i capigruppo di maggioranza al Senato per preparare l’esame della Finanziaria e del decreto Anticipi che la affianca. Al termine della riunione è toccato a Licia Ronzulli, la presidente dei senatori azzurri, recitare l’atto di pentimento. Quindi solo emendamenti ordinamentali, a costo zero, al decreto Anticipi, che appena due settimane fa si voleva sfruttare per far passare non solo la proroga del Superbonus, ma anche altre misure da centinaia di milioni ciascuna. Finiranno tutti nel cestino. E non saranno ripresentati quando in commissione Bilancio si arriverà a discutere della manovra.
L’impegno è non depositarne neppure uno. "Non ci saranno gli emendamenti del singolo parlamentare”, promette Ronzulli. Ma per nascondere il passo indietro, ne fa uno in avanti. “Per la manovra – aggiunge – decideremo quale sarà lo strumento per emendare, se un maxiemendamento del governo, un emendamento per ogni singolo relatore o una risoluzione”. Ma tutte le opzioni non contemplano il ripescaggio dei desiderata azzurri.
Al Mef l’unica modifica che al momento viene ammessa è quella sulla norma relativa alle pensioni dei dipendenti pubblici: il taglio delle aliquote di rendimento dei contributi versati tra il 1981 e il 1995 sarà applicato solo alle pensioni anticipate, non a quelle di vecchiaia.
Un via libera alla proroga del Superbonus non sarà ammesso neppure con la risoluzione che, se scelta, servirà a programmare la spesa delle risorse a disposizione dei parlamentari: 100 milioni. Il segretario di FI Antonio Tajani, a sera, li prenota "per un intervento a supporto delle forze dell’ordine”. Soprattutto riconosce che questo è il plafond su cui si gioca la partita. Eccolo il dietrofront.
Fisco, spuntano due sanatorie
Intanto oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri arrivano due decreti attuativi della riforma fiscale, mentre slitta quello sulle nuove concessioni per i giochi. E spunta due sanatorie. La prima è contenuta nel provvedimento sul contenzioso tributario per la definizione agevolata di tutte le liti pendenti. Il perimetro è quello della giustizia tributaria, il vantaggio per il contribuente è pagare meno per chiudere il contenzioso davanti alle commissioni tributarie e alla Cassazione.
L’altro decreto legislativo riguarda invece il potenziamento del regime dell’adempimento collaborativo. E qui arriva la seconda sanatoria. Dopo il concordato preventivo biennale, il patto tra i piccoli contribuenti e il Fisco che congela le tasse per due anni (estendibili a quattro con un nuovo accordo), il governo riserva un nuovo trattamento di favore alle imprese con un volume di affari o ricavi superiore al miliardo.
La cosiddetta cooperative compliance esiste già, ma con la riforma fiscale si allarga la platea, abbassando la soglia di accesso. Soprattutto – è qui il regime di favore – si riducono le sanzioni. Con l'esclusione delle "condotte simulatorie o fraudolente", le sanzioni potranno essere azzerate se il contribuente si mostrerà collaborativo, comunicando i rischi fiscali "in modo tempestivo ed esauriente".
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