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Balneari, la Cassazione rinvia al Consiglio di Stato. Ma per i gestori è una vittoria di Pirro

(ansa)
La sentenza non giustifica la proroga al 2033, e non si pronuncia sul merito. Ma ora dal centrodestra si preme perché il governo “proceda con il riordino del settore”, mentre appare sempre più probabile una procedura Ue d’infrazione
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ROMA – La Corte di Cassazione a sezioni unite civili annulla con rinvio la sentenza del Consiglio di Stato del 2021 sulle proroghe al 2033 delle concessioni balneari, Sib e centro-destra cantano vittoria, plaudendo alla decisione. Ma si tratta di una vittoria di Pirro: la sentenza della Cassazione riguarda esclusivamente una questione procedurale, e cioè la mancata ammissione in giudizio del Sib, il sindacato dei balneari che fa capo a Confcommercio, di altre associazioni di categoria, e della Regione Abruzzo. Associazioni ed enti che invece, stabilisce la Consulta, avevano tutto il diritto di far valere le loro ragioni, in quanto “titolari di interessi collettivi e istituzionali”. Per questo la sentenza viene annullata e rinviata allo stesso Consiglio di Stato, che dovrà nuovamente pronunciarsi. L’udienza verrà fissata nel giro di pochi mesi. Ma i commenti trionfalistici di tanti esponenti del centrodestra fanno pensare che sia sempre più concreta la rapida approvazione di una legge …

ROMA – La Corte di Cassazione a sezioni unite civili annulla con rinvio la sentenza del Consiglio di Stato del 2021 sulle proroghe al 2033 delle concessioni balneari, Sib e centro-destra cantano vittoria, plaudendo alla decisione. Ma si tratta di una vittoria di Pirro: la sentenza della Cassazione riguarda esclusivamente una questione procedurale, e cioè la mancata ammissione in giudizio del Sib, il sindacato dei balneari che fa capo a Confcommercio, di altre associazioni di categoria, e della Regione Abruzzo. Associazioni ed enti che invece, stabilisce la Consulta, avevano tutto il diritto di far valere le loro ragioni, in quanto “titolari di interessi collettivi e istituzionali”. Per questo la sentenza viene annullata e rinviata allo stesso Consiglio di Stato, che dovrà nuovamente pronunciarsi. L’udienza verrà fissata nel giro di pochi mesi. Ma i commenti trionfalistici di tanti esponenti del centrodestra fanno pensare che sia sempre più concreta la rapida approvazione di una legge che aggiri ancora una volta la richiesta della Ue di mettere in gara le concessioni in essere, una legge che si limiti alle procedure per le (poche) spiagge libere ancora non assegnate.

Ma nel merito la Corte di Cassazione non smonta la sentenza, che stabiliva che, sulla base della direttiva Bolkestein, le gare per assegnare le concessioni balneari andavano fatte a stretto giro, ed era illegittima la proroga al 2033. Anzi la Cassazione rileva come di fatto la proroga al 31 dicembre 2023 delle concessioni, necessaria per dare agli enti interessati il tempo di bandire le gare, era stata di fatto recepita dal legislatore (il riferimento è alla legge sulla Concorrenza del 2022, del governo Draghi, che faceva proprio il termine indicato dal Consiglio di Stato.

Nel frattempo però il governo Meloni con la legge di Bilancio dell’anno scorso ha spostato i termini di un anno, al 31 gennaio 2024, per dare il tempo alla Commissione istituita presso Palazzo Chigi di completare la mappatura delle spiagge, che è stata conclusa e inviata a Bruxelles. Pochi giorni fa la risposta della Commissione Europea, che ha smontato la tesi del governo, dei partiti di maggioranza e delle associazioni di settore secondo le quali le spiagge in Italia siano una risorsa abbondante, e quindi non sia necessario rimettere in gara le concessioni attuali, prorogate ormai da tempo immemorabile. Per la Commissione Ue “esiste un elemento di scarsità”.

A questo punto il rischio di procedura di infrazione è molto concreto. Il governo potrebbe approfittare dell’allungamento dei tempi determinato dalla sentenza della Cassazione odierna per varare l’ennesima proroga delle concessioni in essere. Da Palazzo Chigi nessuna conferma né smentita, ma oggi i toni trionfalistici (e ingiustificati) di moltissimi esponenti della maggioranza fanno pensare che si cercherà di tirarla per le lunghe con le nuove gare. Neanche i sindaci più agguerriti, che si sono schierati apertamente per le gare, come Carlo Salvemini, di Lecce, hanno ancora rimesso a gara le vecchie concessioni, o hanno programmato di farlo per il momento.

"Alla luce di questa sentenza, ma soprattutto dei lavori svolti dal tavolo tecnico sulla mappatura delle coste, il governo vada avanti su tutti i fronti per dare futuro e continuità alle imprese italiane", dicono Maurizio Gasparri, Deborah Bergamini e Roberto Bagnasco di Fi. "Come Lega, portiamo avanti da anni una battaglia di buonsenso a tutela del comparto che oggi trova ulteriore conferma. Affermiamo da sempre - sottolineano i parlamentari leghisti Massimiliano Romeo e Roberto Marti - gli effetti distorsivi della direttiva Bolkestein e, quindi, la giusta direzione del progetto portato avanti dal governo e approfondito ancor più nel tavolo tecnico da noi fortemente voluto".

Toni identici anche da Fratelli d’Italia: “Il venir meno di quella sentenza, che noi abbiamo sempre criticato per il suo palese esondare dalle competenze della giustizia amministrativa, – dice l’europarlamentare di FdI Carlo Fidanza – nonché il riconoscimento da parte della Suprema Corte del legittimo operato di governo e Parlamento, rafforzano la necessità di utilizzare questa finestra temporale per varare una norma nazionale di riordino del settore".

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