Spendere che fatica: 4 miliardi di fondi Ue a rischio restituzione
di Valentina ConteLA COMMISSIONE UE
ROMA — Il governo esulta per il Pnrr rivisto e approvato dall’Ue. Ora però viene il bello, dalla teoria si passa alla pratica. E quando si tratta di spendere i fondi europei l’Italia non brilla. Perché lo fa male e tardi, polverizza le risorse e arriva lunga sulle scadenze.
È quello che potrebbe capitare con i vecchi fondi strutturali Ue del settennio 2014-2020. Per la prima volta, l’Italia rischia di dover restituire oltre 4 miliardi. Era già successo di perdere qualche centinaio di milioni. Mai miliardi.
La ricognizione effettuata dalla Uil, Servizio Lavoro, Coesione e Territorio sugli ultimi dati della Ragioneria generale dello Stato, mette in fila i numeri.
Il disimpegno automatico
Al 31 agosto scorso l’Italia aveva rendicontato alla Commissione Ue spese per 42,4 miliardi, il 65% del totale delle risorse assegnate al nostro Paese per il periodo 2014-2020 pari a 64,9 miliardi.
Per non andare in “disimpegno automatico” l’Italia dovrebbe certificare, entro il 31 dicembre, pagamenti p…
ROMA — Il governo esulta per il Pnrr rivisto e approvato dall’Ue. Ora però viene il bello, dalla teoria si passa alla pratica. E quando si tratta di spendere i fondi europei l’Italia non brilla. Perché lo fa male e tardi, polverizza le risorse e arriva lunga sulle scadenze.
È quello che potrebbe capitare con i vecchi fondi strutturali Ue del settennio 2014-2020. Per la prima volta, l’Italia rischia di dover restituire oltre 4 miliardi. Era già successo di perdere qualche centinaio di milioni. Mai miliardi.
La ricognizione effettuata dalla Uil, Servizio Lavoro, Coesione e Territorio sugli ultimi dati della Ragioneria generale dello Stato, mette in fila i numeri.
Il disimpegno automatico
Al 31 agosto scorso l’Italia aveva rendicontato alla Commissione Ue spese per 42,4 miliardi, il 65% del totale delle risorse assegnate al nostro Paese per il periodo 2014-2020 pari a 64,9 miliardi.
Per non andare in “disimpegno automatico” l’Italia dovrebbe certificare, entro il 31 dicembre, pagamenti per altri 22,5 miliardi, quasi il 35% del totale. Manca un mese.
Ma si tratta solo di emettere gli “scontrini” o di spendere soldi ex novo? Se anziché la tabella dei pagamenti guardiamo quella degli impegni di spesa, salta fuori che buona parte di quei 22,5 miliardi non sono “rendicontati”, ma “impegnati” su progetti esistenti.
URSULA VON DER LEYEN (PRESIDENTE COMMISSIONE UE)
Certificati e certificabili
Non ancora certificati quindi, ma certificabili. Restano fuori però almeno 4 miliardi in apparenza disancorati a tutto: spesa e impegni.
Da agosto sono passati quasi tre mesi e molte cose possono essere successe. Ma il rischio di una restituzione miliardaria resta. E interroga sulla capacità dell’Italia di usare bene i fondi Ue, proprio quando il ministro per la Coesione, il Sud e il Pnrr Raffaele Fitto punta anche sui nuovi fondi Ue 2021-2027 per dare sponda e fiato ai progetti che sono stati esclusi dal Pnrr. Senza però aver ancora chiuso la vecchia partita del 2014-2020.
Molti padri
I ritardi hanno molti padri. Ma è chiaro che l’arrivo del Pnrr sui territori e nei ministeri ha creato una sovrapposizione di fondi e progetti mai vista prima. Un effetto imbuto.
Tra l’altro neanche il Pnrr fila via spedito. Secondo Biagio Mazzotta, Ragioniere generale dello Stato, sin qui l’Italia ha speso 42 miliardi (su 85,4 miliardi incassati tra anticipo e tre rate successive), ma solo includendo Superbonus e altri bonus edilizi. Senza questi crediti di imposta siamo a 16 miliardi, il 9,5% dei fondi per gli investimenti, pari a 168,3 miliardi .
Se per il Pnrr c’è ancora tempo, per gli altri denari no. Ma quali sono i fondi che rischiamo di perdere? Si tratta del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo di sviluppo regionale.
Formazione e istruzione
Scopo dell’Fse è migliorare l’occupazione, la formazione e l’istruzione, i servizi di inclusione sociale e la lotta alla povertà. Il Fesr finanzia invece gli investimenti e gli aiuti alle pmi, la transizione digitale e verde, la mobilità sostenibile e le infrastrutture sociali e materiali. Entrambi possono essere spesi sia a livello regionale (Por) che a livello nazionale, tramite i ministeri (Pon).
Il Sud è in ritardo più del Nord quanto a spesa rendicontata. Ma se si guarda agli impegni le percentuali vanno oltre il 90% in molti casi e anche sopra il 100%, ovvero in “overbooking” (ma non riceveranno più risorse, hanno solo un cuscinetto di progetti extra).
È in overbooking la Puglia al pari di Lazio, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Molise, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e la provincia di Bolzano. Si distingue in negativo la Calabria, indietro su entrambi i fronti: su 2,3 miliardi ne ha spesi il 51% e impegnati il 74%. Rischia da sola di rinunciare a quasi 600 milioni.
Veneto e Campania
Anche il Veneto ha speso il 75% della sua dote da 1,4 miliardi, ma impegnato solo l’80%, mettendo in bilico 274 milioni. La Campania potrebbe bruciare 420 milioni. La Sicilia 125 milioni.
Indietro di ben 4,6 miliardi è il programma nazionale delle politiche attive per l’occupazione che fa capo al ministero del Lavoro (in gergo Pon Spao).
Dentro ci sono gli incentivi per l’assunzione di under 36 e donne, la decontribuzione Sud, il fondo nuove competenze. Il nodo qui pare burocratico, perché Bruxelles richiede i codici fiscali di ogni beneficiario degli sgravi, una procedura lunga.
Il raddoppio
Non pare impossibile rendicontare tutto o quasi entro il 31 dicembre. Se così non fosse, il totale dei fondi a rischio raddoppierebbe a 8 miliardi.
Molto più in bilico il programma Pon occupazione giovani che finanzia Garanzia Giovani per i Neet tra 15 e 24 anni, ragazzi che non studiano, non lavorano né si formano.
Siamo al paradosso: l’Italia ha il record di Neet eppure qui balla un miliardo. La misura, nata dieci anni fa, non sta funzionando: quasi due milioni di iscritti “presi in carico” dai centri per l’impiego, poi tanti stage e poco altro. Soprattutto poco lavoro.