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Patto di stabilità, su cosa discutono i Paesi Ue e come potrebbero cambiare le regole

La riforma vuole aggiornare i parametri di sorveglianza dei conti pubblici. La Germania spinge per soglie più rigide, Francia e Italia in cerca di obiettivi più ragionevoli
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MILANO – Ancora nessuna intesa tra i Paesi sulla riforma del Patto di stabilità, il complesso di regole europee di sorveglianza dei conti pubblici sospeso con lo scoppio della pandemia e fino al 31 dicembre 2023. Ma di cosa si sta discutendo esattamente e quali sono i punti controversi?

Perché debito e deficit

La disciplina di bilancio dei Paesi europei è tenuta sotto controllo prevalentemente attraverso due indicatori. Il debito pubblico e il deficit, entrambi in proporzione al Pil del Paese. Il primo rappresenta lo stock di indebitamento accumulato nel corso del tempo. Se i Paesi fossero una normale famiglia, il debito sarebbe costituito dalla somma di tutti i prestiti contratti nel tempo e ancora non saldati: mutui, finanziamenti per l’acquisto di auto o elettrodomestici, denaro chiesto ad amici e conoscenti. Il debito è tenuto in grande considerazione perché è il migliore modo per verificare la solvibilità di un Paese, cioè la capacità di restituire i soldi presi in prestito. Più…

MILANO – Ancora nessuna intesa tra i Paesi sulla riforma del Patto di stabilità, il complesso di regole europee di sorveglianza dei conti pubblici sospeso con lo scoppio della pandemia e fino al 31 dicembre 2023. Ma di cosa si sta discutendo esattamente e quali sono i punti controversi?

Perché debito e deficit

La disciplina di bilancio dei Paesi europei è tenuta sotto controllo prevalentemente attraverso due indicatori. Il debito pubblico e il deficit, entrambi in proporzione al Pil del Paese. Il primo rappresenta lo stock di indebitamento accumulato nel corso del tempo. Se i Paesi fossero una normale famiglia, il debito sarebbe costituito dalla somma di tutti i prestiti contratti nel tempo e ancora non saldati: mutui, finanziamenti per l’acquisto di auto o elettrodomestici, denaro chiesto ad amici e conoscenti. Il debito è tenuto in grande considerazione perché è il migliore modo per verificare la solvibilità di un Paese, cioè la capacità di restituire i soldi presi in prestito. Più è alto, più si corre il rischio che i soldi prestati non tornino indietro, e quindi più è costoso per un Paese finanziarsi sul mercato vendendo i propri titoli di Stato.

Il deficit rappresenta invece la differenza tra le entrate e le uscite, al netto delle spese per gli interessi sul debito. A differenza del debito, che scatta una fotografia sul passato, il deficit dà un’indicazione sul presente e sull’eventuale eccesso di spesa da parte di un Paese. Tornando all’esempio di una famiglia, dice essenzialmente se quell’anno ha effettuato spese in eccesso rispetto a quanto hanno guadagnato i suoi componenti.

Le nuove regole

La trattativa in corso riguarda a che livello fissare gli obiettivi di debito/Pil e deficit/Pil. Alle origini il Patto di Stabilità prevedeva soltanto l’obbligo di mantenere il rapporto deficit/Pil sotto il 3% e il rapporto debito/Pil sotto il 60% ma negli anni queste regole sono state riviste proprio per la difficoltà di alcuni Paesi, soprattutto sul fronte della regola del debito, di riuscire ad applicarle. A questi veniva chiesto di assicurare comunque un cammino di riduzione adeguato del debito ogni anno.

Sul fronte del debito ora, viene chiesto ai Paesi con un rapporto debito/pil tra il 60 e il 90% una riduzione dell’1% annuo e sotto questa soglia dello 0,5% annuo. Mentre su questo punto gli stati Ue sono abbastanza vicini nelle loro posizioni, restano invece distanti sul tema del deficit. Resta ancora la soglia del rapporto del 3% ma non c’è accordo sugli aggiustamenti chiesti a chi supera questa soglia. Per la Germania la correzione annuale dovrebbe essere pari allo 0,5%, la Francia spinge perché sia dello 0,3%, quindi più bassa.

Una dei possibili èpunti di caduta individuati nel negoziato di ieri sera potrebbe essere quello di mantenere lo 0,5% di riferimento, con la possibilità di tenere in considerazione l’eventuale peso gravato sui singoli Paesi dal costo per gli interessi del debito in caso di aumento dei tassi. Nella sostanza, la “correzione" chiesta ai Paesi potrebbe così rivelarsi alla fine più bassa.

Quando invece il deficit fosse portato sotto il 3% e/o il debito fosse fatto calare sotto il 60% è prevista quella che viene definita una “salvaguardia di resilienza” per portare il deficit all’1,5%, attraverso percorsi di aggiustamento definiti.

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