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Manovra, terza rata Imu in 200 città. FI insiste sulla proroga del Superbonus

(ansa)
A fine febbraio proprietari chiamati a pagare la differenza nei Comuni che hanno alzato le aliquote dopo il 28 ottobre. Lite tra i partiti per i 100 milioni da spendere con gli emendamenti, M5s: “Monopolizzati dalla maggioranza”
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Roma - La terza rata dell’Imu. In aggiunta alle due che già si pagano. I cittadini in fila agli sportelli o davanti ai telefonini, con i bollettini in mano. A fine febbraio, a pochi mesi dalle elezioni europee. Ecco le due immagini che macchiano anni di battaglie a difesa della casa, l’oggetto “sacro” degli italiani che Silvio Berlusconi ha impresso nel dna del centrodestra.

Per il governo, lo spettro di un aumento dell’imposta si materializza dentro un emendamento alla legge di bilancio. La firma in calce è quella dei tre relatori di maggioranza, a rappresentare Fratelli d’Italia, FI e la Lega.

Dice, la modifica, che i Comuni avranno più tempo per fissare le aliquote. Solo per il 2023 - si legge nel testo dell’emendamento - le delibere saranno ritenute valide se inserite nel portale del federalismo fiscale entro il 30 novembre. Il termine per la pubblicazione è spostato al 15 gennaio 2024.

Roma - La terza rata dell’Imu. In aggiunta alle due che già si pagano. I cittadini in fila agli sportelli o davanti ai telefonini, con i bollettini in mano. A fine febbraio, a pochi mesi dalle elezioni europee. Ecco le due immagini che macchiano anni di battaglie a difesa della casa, l’oggetto “sacro” degli italiani che Silvio Berlusconi ha impresso nel dna del centrodestra.

Per il governo, lo spettro di un aumento dell’imposta si materializza dentro un emendamento alla legge di bilancio. La firma in calce è quella dei tre relatori di maggioranza, a rappresentare Fratelli d’Italia, FI e la Lega.

Dice, la modifica, che i Comuni avranno più tempo per fissare le aliquote. Solo per il 2023 - si legge nel testo dell’emendamento - le delibere saranno ritenute valide se inserite nel portale del federalismo fiscale entro il 30 novembre. Il termine per la pubblicazione è spostato al 15 gennaio 2024.

E qui nascono i problemi. Chi ha versato la seconda rata, in scadenza il 18 dicembre di quest’anno, o si appresta a farlo, potrebbe essere costretto a riaprire il portafoglio se dall’applicazione delle nuove aliquote deriverà una differenza positiva.

Di fatto una terza rata, a integrazione del dovuto, che andrà versata entro il 29 febbraio, senza sanzioni e interessi. Al contrario, se il delta sarà negativo, allora scatterà un rimborso. Ma le casse dei sindaci soffrono, difficilmente si opterà per ridurre un incasso garantito, di fatto automatico, al netto di chi l’Imu non la paga.

Le associazioni dei consumatori protestano. "È vergognoso - denuncia l’Unc - che si voglia dare più tempo ai Comuni ritardatari per fissare le aliquote Imu, calpestando così facendo i diritti dei contribuenti”. Il rilievo: non sono garantiti i 60 giorni che devono intercorrere tra la comunicazione e il saldo, secondo quanto previsto dallo Statuto del contribuente.

Ma perché il governo ha deciso di correre il rischio di far pagare più tasse ai cittadini? La misura nasce con l’obiettivo di andare incontro a quei Comuni che hanno pubblicato la delibera in ritardo, oltre il termine previsto, fissato al 28 ottobre.

Così facendo, i sindaci di queste località rischiano di riscuotere cifre più basse rispetto al dovuto, a causa delle aliquote non aggiornate. Ma per scongiurare un buco, si rischia di far pagare di più i cittadini.

Secondo quanto riferiscono fonti di governo a essere interessati dalla misura saranno in tutto 211 Comuni. Nella lista figurano piccoli centri, ma anche località più grandi, come Arezzo, e rinomate: è il caso, ad esempio, di Portofino.

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E sempre la casa è al centro dei tormenti della maggioranza che scuotono la manovra, ancora al palo in Senato. Il tema della discordia è il Superbonus. Il Tesoro non indietreggia, ma uno dei relatori alla manovra, Guido Liris (FdI) tiene il punto. Partita chiusa? "Sulla carta - dice - sembrerebbe di sì, ma c’è un’interlocuzione ancora in atto” con il Mef su “una proposta che non abbia né proroghe né oneri”.

L’appiglio è il decreto Milleproroghe, ma il segnale è soprattutto politico, espressione dell’insofferenza che anima anche Forza Italia. Ma per provare a portare la manovra in aula a Palazzo Madama tra il 21 e il 22 dicembre, secondo l’ultimo calendario ufficioso, bisogna trovare un accordo con le opposizioni.

I 5 stelle denunciano l’assalto della maggioranza al “tesoretto” da 100 milioni. Anche Pd, Italia Viva e Avs non vogliono essere esclusi. Per loro il governo ha pronti 40 milioni. Ma la spartizione ha bisogno di un metodo che ancora non c’è. La Finanziaria annaspa.

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